Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Maria Korporal – Timelines
mostra conclusiva del ciclo di otto appuntamenti presentati dall’Associazione Merzbau Arte e Cultura
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Testo critico di presentazione (autore Loris Schermi):
Fotografia, video, elaborazioni digitali, sono il terreno in cui Maria Korporal si muove, sempre alla ricerca di nuove possibilità di sperimentazione. A seconda delle necessità artistiche, scatta, preleva ed elabora immagini per fonderle e contestualizzarle in una trama articolata. Maria costruisce le sue installazioni bidimensionali e tridimensionali come se stesse montando un video. Il fotogramma diviene l’elemento con il quale creare percorsi che si intersecano e sviluppano in più direzioni. Se il riferimento al video-schermo era chiaro e dichiarato nelle sue opere precedenti, a partire da London Calling del 1998 fino ad arrivare ad Eco e Narciso del 2004, nelle opere successive e in Timelines, pensata appositamente per questa occasione, libera l’immagine dal riferimento diretto al mass media televisivo. Mentre prima, l’input iniziale che ispirava le sue opere, proveniva frequentemente dalla letteratura e dalla cronaca, ora le radici affondano direttamente nella storia del Novecento.
Le immagini che fanno da sfondo, sono tratte dall’edizione del 2000 della rivista olandese “Het Aanzien van” che celebrava la conclusione del secolo. Da bambina, le capitava di sfogliare le pagine dei numeri annuali della rivista che trovava in casa e in qualche modo quelle foto che raccontavano i fatti più salienti dell’anno passato, spesso violente e crudeli, sono rimaste impresse nella sua mente. L’artista, forse esorcizzando le sue angosce infantili, le preleva e se ne appropria, utilizzandole come filo conduttore del suo lavoro.
L’approccio umano al tempo è fortemente vincolato ad una percezione di linearità che suddivide ed individua gli eventi in un rapporto elementare di causa effetto. Se il fotogiornalismo, attraverso reportage e servizi, ci ha abituato ad una visione a senso unico della percezione del tempo che passa, trasformando immagini di avvenimenti in icone della memoria e sorta di reperti fossili di una stratigrafia, qui l’artista costruisce una rete in cui la storia soggettiva personale e intima dell’uomo si interseca con quella condivisa. Quelle immagini cariche di significato, trasformate in simboli dai mass-media, diventano l’ordito sul quale si intreccia la trama della nostra soggettività che finisce per minare la mera successione temporale e metterne in discussione l’assolutezza.
Il colore delle foto scattate dall’artista, si sovrappone a quello svanito o forse mai esistito delle immagini prelevate. La verticalità della storia di Maria Korporal è la verticalità della nostra storia. È l’insieme sistemico dei subeventi che interagiscono tra loro e si collocano in una zona della temporalità che va a compromettere la sua linea cronologica in una deformazione che finisce per lacerarla. Il suo corpo nudo si districa tra le corde, si chiude nella posizione fetale, la sua mano ne stringe un'altra in un gesto d’amore. È la visualizzazione della nostra esistenza, della necessità di amare ed essere amati che cerchiamo di soddisfare nonostante gli avvenimenti che accompagnano le nostre vite.
Tutte le fotografie, che come tessere di un mosaico compongono l’opera, siano esse prelevate o scattate direttamente dall’artista, passano per l’elaborazione digitale. Già Con London Calling la Korporal aveva eletto questo strumento come mezzo prediletto della sua espressione artistica, dopo aver prodotto anche opere pittoriche. Il computer è certamente il mezzo che si presta in maniera più completa alla multimedialità e l’artista nelle sue opere tenta sempre di sollecitare il fruitore da più parti. Anche in Timelines non si accontenta dello stimolo visivo e applica delle piccole casse sonore nelle fotografie per un coinvolgimento multisensoriale. Un coro di sussurri in tonalità diverse intona la frase “I love You” creando una situazione di forte contrasto con la drammaticità dei timelines orizzontali. Maria Korporal trova l’ispirazione da un articolo del Guardian di Ian McEwan, scritto quattro giorni dopo i fatti dell’11 settembre, in cui il giornalista scrive che coloro i quali riuscirono a telefonare o a mandare un ultimo messaggio ai propri cari, sia chi rimase intrappolato negli aerei trasformati in missili dagli attentatori, sia chi rimase imprigionato nelle torri gemelle, ebbe quasi un’unica cosa da dire:”I love you”. Quella frase diventa una sorta di colonna sonora dell’opera, spunto di riflessione sui meccanismi della percezione e risposta senza tempo al delirio dell’uomo.
Maria Korporal nasce in Olanda. Vive e lavora a S. Oreste (RM). Ha studiato all'Accademia delle Belle Arti St. Joost a Breda, Olanda, dove si è diplomata nel 1986. Trasferitasi in Italia, si dedica inizialmente alla pittura e alla grafica, per approdare all'uso della fotografia e dei mezzi digitali. Attualmente crea installazioni costituite da immagini elettroniche e filmati realizzati con l'ausilio di tecniche di computer animation. Tra le principali esposizioni in Italia e all'estero: le collettive Symbol, Galleria Formiguer, Castellòn de la Plana, Spagna, 2003, L'artista leonardiano del terzo millennio, VII Massenzio Arte, Roma, 2003, e le personali Rondom Mahler, L'Aja, 2002, Satori Soractis, Amsterdam, 1995, Re maggiore, re minore, Castel dell'Ovo, Napoli, 1990. Ha partecipato inoltre a numerose collettive dedicate ai libri d'artista.
Fotografia, video, elaborazioni digitali, sono il terreno in cui Maria Korporal si muove, sempre alla ricerca di nuove possibilità di sperimentazione. A seconda delle necessità artistiche, scatta, preleva ed elabora immagini per fonderle e contestualizzarle in una trama articolata. Maria costruisce le sue installazioni bidimensionali e tridimensionali come se stesse montando un video. Il fotogramma diviene l’elemento con il quale creare percorsi che si intersecano e sviluppano in più direzioni. Se il riferimento al video-schermo era chiaro e dichiarato nelle sue opere precedenti, a partire da London Calling del 1998 fino ad arrivare ad Eco e Narciso del 2004, nelle opere successive e in Timelines, pensata appositamente per questa occasione, libera l’immagine dal riferimento diretto al mass media televisivo. Mentre prima, l’input iniziale che ispirava le sue opere, proveniva frequentemente dalla letteratura e dalla cronaca, ora le radici affondano direttamente nella storia del Novecento.
Le immagini che fanno da sfondo, sono tratte dall’edizione del 2000 della rivista olandese “Het Aanzien van” che celebrava la conclusione del secolo. Da bambina, le capitava di sfogliare le pagine dei numeri annuali della rivista che trovava in casa e in qualche modo quelle foto che raccontavano i fatti più salienti dell’anno passato, spesso violente e crudeli, sono rimaste impresse nella sua mente. L’artista, forse esorcizzando le sue angosce infantili, le preleva e se ne appropria, utilizzandole come filo conduttore del suo lavoro.
L’approccio umano al tempo è fortemente vincolato ad una percezione di linearità che suddivide ed individua gli eventi in un rapporto elementare di causa effetto. Se il fotogiornalismo, attraverso reportage e servizi, ci ha abituato ad una visione a senso unico della percezione del tempo che passa, trasformando immagini di avvenimenti in icone della memoria e sorta di reperti fossili di una stratigrafia, qui l’artista costruisce una rete in cui la storia soggettiva personale e intima dell’uomo si interseca con quella condivisa. Quelle immagini cariche di significato, trasformate in simboli dai mass-media, diventano l’ordito sul quale si intreccia la trama della nostra soggettività che finisce per minare la mera successione temporale e metterne in discussione l’assolutezza.
Il colore delle foto scattate dall’artista, si sovrappone a quello svanito o forse mai esistito delle immagini prelevate. La verticalità della storia di Maria Korporal è la verticalità della nostra storia. È l’insieme sistemico dei subeventi che interagiscono tra loro e si collocano in una zona della temporalità che va a compromettere la sua linea cronologica in una deformazione che finisce per lacerarla. Il suo corpo nudo si districa tra le corde, si chiude nella posizione fetale, la sua mano ne stringe un'altra in un gesto d’amore. È la visualizzazione della nostra esistenza, della necessità di amare ed essere amati che cerchiamo di soddisfare nonostante gli avvenimenti che accompagnano le nostre vite.
Tutte le fotografie, che come tessere di un mosaico compongono l’opera, siano esse prelevate o scattate direttamente dall’artista, passano per l’elaborazione digitale. Già Con London Calling la Korporal aveva eletto questo strumento come mezzo prediletto della sua espressione artistica, dopo aver prodotto anche opere pittoriche. Il computer è certamente il mezzo che si presta in maniera più completa alla multimedialità e l’artista nelle sue opere tenta sempre di sollecitare il fruitore da più parti. Anche in Timelines non si accontenta dello stimolo visivo e applica delle piccole casse sonore nelle fotografie per un coinvolgimento multisensoriale. Un coro di sussurri in tonalità diverse intona la frase “I love You” creando una situazione di forte contrasto con la drammaticità dei timelines orizzontali. Maria Korporal trova l’ispirazione da un articolo del Guardian di Ian McEwan, scritto quattro giorni dopo i fatti dell’11 settembre, in cui il giornalista scrive che coloro i quali riuscirono a telefonare o a mandare un ultimo messaggio ai propri cari, sia chi rimase intrappolato negli aerei trasformati in missili dagli attentatori, sia chi rimase imprigionato nelle torri gemelle, ebbe quasi un’unica cosa da dire:”I love you”. Quella frase diventa una sorta di colonna sonora dell’opera, spunto di riflessione sui meccanismi della percezione e risposta senza tempo al delirio dell’uomo.
Maria Korporal nasce in Olanda. Vive e lavora a S. Oreste (RM). Ha studiato all'Accademia delle Belle Arti St. Joost a Breda, Olanda, dove si è diplomata nel 1986. Trasferitasi in Italia, si dedica inizialmente alla pittura e alla grafica, per approdare all'uso della fotografia e dei mezzi digitali. Attualmente crea installazioni costituite da immagini elettroniche e filmati realizzati con l'ausilio di tecniche di computer animation. Tra le principali esposizioni in Italia e all'estero: le collettive Symbol, Galleria Formiguer, Castellòn de la Plana, Spagna, 2003, L'artista leonardiano del terzo millennio, VII Massenzio Arte, Roma, 2003, e le personali Rondom Mahler, L'Aja, 2002, Satori Soractis, Amsterdam, 1995, Re maggiore, re minore, Castel dell'Ovo, Napoli, 1990. Ha partecipato inoltre a numerose collettive dedicate ai libri d'artista.
27
maggio 2006
Maria Korporal – Timelines
Dal 27 maggio al 09 giugno 2006
fotografia
Location
ODRADEK LA LIBRERIA
Roma, Via Dei Banchi Vecchi, 57, (Roma)
Roma, Via Dei Banchi Vecchi, 57, (Roma)
Orario di apertura
tutti i giorni 9-20
Vernissage
27 Maggio 2006, ore 18
Sito web
www.merzbau.it
Autore
Curatore


