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Vincenzo De Simone – Secundum Lumen
Vincenzo De Simone ritorna alla terra natia con la proposta di nuovi lavori dove la luce è l’elemento esistenziale dell’opera e della fruizione
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Presentazione di Valerio Dehò
Testi di: Giorgio Di Genova - Sandro Parmiggiani - Ugo Piscopo
A cura di Andrea Della Rossa
Intervento poetico musicale di Nicola Napoletano, Pablo Visconti e Anna
Pellizzari
Vincenzo De Simone ritorna alla terra natia con la proposta di nuovi
lavori dove la luce è l’elemento esistenziale dell’opera e della
fruizione. È la luce che si fa sostanza figurativa in modo progressivo
anche se rimane all’interno di una tecnica tradizionale della pittura, o
meglio, del suo fantasma (Valerio Debò).
Già nel 1974 De Simone affermava con le Apitture la pratica della sua
idea che “non è più possibile dipingere se non come critica della
pittura
stessa”. La sua personale tecnica toglie materia al dipinto con
un’intelligente operazione: tagli della tela e, con materiale vario,
supporti retrostanti di puntellamenti, di ancoramenti e d’ispessimento.
Il “retro” del quadro (sempre nascosto) diventa elemento vitale di
coesione dell’intera struttura. E la luce, non più elemento di
rappresentazione di strumenti tradizionali della pittura, transita
libera
sulla superficie, penetra nelle ferite e racconta la realtà che si fa
arte.
La realtà prima bianca, ora, nel ciclo “Secundum Lumen”, si colora e
sempre senza materia: vale lo stesso gioco dei tagli e della costruzione
del retro per creare, come dice Debò, una figurazione sfigurata che non
vuole rivelare il trucco della mimesi, ma vuol fare diventare il trucco
l’anima stessa della pittura. Anche il retro del quadro, fisicamente
celato (solo qualche campione quale matrice staccata a miracolo mostrar)
acquista il suo volto; il quadro presenta un supporto che gli permette
una rotazione di 180°. Il gioco diventa più gioco e le stesse regole
svelano che il celato non dev’essere mostrato se non come suo possibile.
I lavori di De Simone asseriscono quello che smentiscono significando
che
i riflessi della pittura attraverso i giochi delle trasparenze sono
verità che la luce rivela con la sua dualità: illusione e realtà.
In quest’ottica il soggetto diventa causa di dimostrazione che tra arte
e
natura non esiste contiguità: farfalle, foglie di diverse tonalità
(stagioni) e Charlie Chaplin evidenziano una semplificazione del visivo
non solo pro disorientamento, ma anche pro valutazione del concetto che
l’arte può giungere a smentire se stessa affermandosi. Se ne deduce che
i
soggetti quanto meno hanno valore più fanno risaltare il procedimento e
ciò che rappresentano è secondario rispetto al processo stesso. In
alcune
opere presentate la fonte luminosa non è la luce diretta, ma la luce
artificiale posta dietro il quadro a creare l’illusione della realtà
sulla superficie. È questa, un’artificialità che nulla cambia ai fini
del
risultato, ma che rafforza una diversità basilare poiché dà la
percezione
di essere già di per sé presente in altre forme tecniche. L’illusione,
quindi, riacquista la sua valenza alla luce naturale.
Sorpreso ti trovo
al crocevia dell’ovvio e del banale
a cogliere la nuova poetica
che sale dalle ferite della superficie
con la verità della luce
Il perché è solo tuo. È chiaro che De Simone ci consegna una verità
profonda: l’arte quale inganno visivo è espressione reale del suo tempo.
Giovanni De Simone
Testi di: Giorgio Di Genova - Sandro Parmiggiani - Ugo Piscopo
A cura di Andrea Della Rossa
Intervento poetico musicale di Nicola Napoletano, Pablo Visconti e Anna
Pellizzari
Vincenzo De Simone ritorna alla terra natia con la proposta di nuovi
lavori dove la luce è l’elemento esistenziale dell’opera e della
fruizione. È la luce che si fa sostanza figurativa in modo progressivo
anche se rimane all’interno di una tecnica tradizionale della pittura, o
meglio, del suo fantasma (Valerio Debò).
Già nel 1974 De Simone affermava con le Apitture la pratica della sua
idea che “non è più possibile dipingere se non come critica della
pittura
stessa”. La sua personale tecnica toglie materia al dipinto con
un’intelligente operazione: tagli della tela e, con materiale vario,
supporti retrostanti di puntellamenti, di ancoramenti e d’ispessimento.
Il “retro” del quadro (sempre nascosto) diventa elemento vitale di
coesione dell’intera struttura. E la luce, non più elemento di
rappresentazione di strumenti tradizionali della pittura, transita
libera
sulla superficie, penetra nelle ferite e racconta la realtà che si fa
arte.
La realtà prima bianca, ora, nel ciclo “Secundum Lumen”, si colora e
sempre senza materia: vale lo stesso gioco dei tagli e della costruzione
del retro per creare, come dice Debò, una figurazione sfigurata che non
vuole rivelare il trucco della mimesi, ma vuol fare diventare il trucco
l’anima stessa della pittura. Anche il retro del quadro, fisicamente
celato (solo qualche campione quale matrice staccata a miracolo mostrar)
acquista il suo volto; il quadro presenta un supporto che gli permette
una rotazione di 180°. Il gioco diventa più gioco e le stesse regole
svelano che il celato non dev’essere mostrato se non come suo possibile.
I lavori di De Simone asseriscono quello che smentiscono significando
che
i riflessi della pittura attraverso i giochi delle trasparenze sono
verità che la luce rivela con la sua dualità: illusione e realtà.
In quest’ottica il soggetto diventa causa di dimostrazione che tra arte
e
natura non esiste contiguità: farfalle, foglie di diverse tonalità
(stagioni) e Charlie Chaplin evidenziano una semplificazione del visivo
non solo pro disorientamento, ma anche pro valutazione del concetto che
l’arte può giungere a smentire se stessa affermandosi. Se ne deduce che
i
soggetti quanto meno hanno valore più fanno risaltare il procedimento e
ciò che rappresentano è secondario rispetto al processo stesso. In
alcune
opere presentate la fonte luminosa non è la luce diretta, ma la luce
artificiale posta dietro il quadro a creare l’illusione della realtà
sulla superficie. È questa, un’artificialità che nulla cambia ai fini
del
risultato, ma che rafforza una diversità basilare poiché dà la
percezione
di essere già di per sé presente in altre forme tecniche. L’illusione,
quindi, riacquista la sua valenza alla luce naturale.
Sorpreso ti trovo
al crocevia dell’ovvio e del banale
a cogliere la nuova poetica
che sale dalle ferite della superficie
con la verità della luce
Il perché è solo tuo. È chiaro che De Simone ci consegna una verità
profonda: l’arte quale inganno visivo è espressione reale del suo tempo.
Giovanni De Simone
13
aprile 2006
Vincenzo De Simone – Secundum Lumen
Dal 13 aprile al 12 maggio 2006
arte contemporanea
Location
AREA 24 ART GALLERY
Napoli, Via Ferrara, 4, (Napoli)
Napoli, Via Ferrara, 4, (Napoli)
Orario di apertura
dal martedì al venerdì 17,30-20 e su appuntamento
Vernissage
13 Aprile 2006, ore 18
Autore
Curatore

