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Alessandro Busci / Enrico Cazzaniga – Vespertine. Alchimie crepuscolari
10 opere di Alessandro Busci, smalti su ferro , i nuovi lavori su tela e il lavoro “trittico” acrilico e smalto su carta 2006, e 7 opere di Enrico Cazzaniga , tele di fustagno decolorato, e i nuovi lavori sempre su fustagno decolorato e smalto 2006
Comunicato stampa
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La condizione crepuscolare si riflette nelle opere dei due artisti, attraverso la scelta di atmosfere cromatiche che rispondono, sul piano emotivo, alla fascinazione verso momenti particolari della giornata. Se la luce dei quadri di Cazzaniga è quella vespertina del tardo pomeriggio, tutta giocata su una tavolozza di bruni e terre arse, quella di Busci corrisponde all’incendio dei tramonti metropolitani, che l’inquinamento atmosferico tinge di cromie acide.
In entrambe le ricerche emerge una componente romantica, che interpreta i sintomi della decadenza di un’epoca alla luce di una nuova idea di sublime post-industriale. Non a caso, il tardo pomeriggio e l’imbrunire, il crepuscolo e la sera, rappresentano, sul piano simbolico, il lento passaggio tra la vita e la morte.
Le similitudini tra questi due artisti vanno aldilà della ricorrenza di certe cromie, insistendo piuttosto su un modus operandi specifico, che indaga le potenzialità espressive della materia attraverso meccanismi di reazione chimica dai quali sortiscono effetti pittorici inattesi.
Sia pure nella diversità degli stili e dei temi iconografici, le ricerche pittoriche di Busci e Cazzaniga sono accomunabili nella vocazione, tutta sperimentale, ad utilizzare materiali e supporti inconsueti, tramite i quali la pittura va costruendosi per mezzo di alterazioni organiche.
Alessandro Busci ha sviluppato un linguaggio pittorico, che è il prodotto della combinazione di numerose variabili, quali la consistenza dei supporti, la densità e la viscosità dei colori e la tramatura delle superfici. L’artista, infatti, dipinge i suoi paesaggi urbani e le sue desolate periferie con smalti e colori acrilici su lastre di ferro, d’alluminio mandorlato o di gomma diamantata, materiali industriali che, a causa delle loro proprietà chimiche e morfologiche, finiscono per influenzare il suo stile pittorico.
Quando dipinge sul ferro, governando la quantità d’acqua mescolata al colore, l’artista ottiene delle ossidazioni che entrano a far parte della struttura cromatica dei suoi lavori, come nel caso di certi tramonti rugginosi che sormontano i suoi landscape suburbani. Nel caso, invece, degli allumini mandorlati, solitamente usati per le pavimentazioni anti-scivolo, il risultato è un’immagine che ricorda le foto digitali a bassa definizione, con la caratteristica griglia di pixel.
Le fabbriche, delle stazioni di servizio, degli spazi d’attraversamento dell’orizzonte urbano possono essere definiti in positivo, cioè disegnandone i contorni sul supporto, oppure in negativo, in altre parole ricavandone le forme dal riempimento degli sfondi.
Enrico Cazzaniga sperimenta le potenzialità di una tecnica pittorica unica, che riflette nella pratica il suo interesse per la definizione di un universo visivo ottenuto tramite progressive “sottrazioni” di materia e di spazio.
Cazzaniga dipinge unicamente su tele di fustagno nero, un tessuto di cotone solitamente impiegato per confezionare abiti, che, però nelle sue mani si trasforma in una sorta di pellicola sensibile al pennello. L’artista infatti, invece di utilizzare i colori tradizionali, si serve di una soluzione diluita di ipoclorito sodico, comunemente nota come candeggina.
Dopo aver impostato il disegno sul fustagno, l’artista inizia a schiarire col pennello le parti in luce, tralasciando tutto il resto.
La varechina (o candeggina), variamente diluita con acqua, sbianca il fustagno là dove serve, lasciano in ombra le parti dell’immagine che non sono illuminate.
Cazzaniga estrae la figura dal fondo, esattamente come lo scultore ricava la forma da un blocco di marmo.
E se Busci è latore di un’iconografia ricorrente nell’arte contemporanea, quella che sofferma lo sguardo sugli spazi incerti d’attraversamento, le stazioni di servizio lungo le autostrade, la monumentale struttura delle fabbriche, la geometria agghiacciante degli stadi, gli immensi scheletri dei cantieri edili, Cazzaniga sposta l’attenzione verso porzioni dello spazio urbano apparentemente insignificanti, le ombre dei passanti sull’asfalto, le bianche strisce della segnaletica stradale, le pensiline dei benzinai.
In entrambe le ricerche emerge una componente romantica, che interpreta i sintomi della decadenza di un’epoca alla luce di una nuova idea di sublime post-industriale. Non a caso, il tardo pomeriggio e l’imbrunire, il crepuscolo e la sera, rappresentano, sul piano simbolico, il lento passaggio tra la vita e la morte.
Le similitudini tra questi due artisti vanno aldilà della ricorrenza di certe cromie, insistendo piuttosto su un modus operandi specifico, che indaga le potenzialità espressive della materia attraverso meccanismi di reazione chimica dai quali sortiscono effetti pittorici inattesi.
Sia pure nella diversità degli stili e dei temi iconografici, le ricerche pittoriche di Busci e Cazzaniga sono accomunabili nella vocazione, tutta sperimentale, ad utilizzare materiali e supporti inconsueti, tramite i quali la pittura va costruendosi per mezzo di alterazioni organiche.
Alessandro Busci ha sviluppato un linguaggio pittorico, che è il prodotto della combinazione di numerose variabili, quali la consistenza dei supporti, la densità e la viscosità dei colori e la tramatura delle superfici. L’artista, infatti, dipinge i suoi paesaggi urbani e le sue desolate periferie con smalti e colori acrilici su lastre di ferro, d’alluminio mandorlato o di gomma diamantata, materiali industriali che, a causa delle loro proprietà chimiche e morfologiche, finiscono per influenzare il suo stile pittorico.
Quando dipinge sul ferro, governando la quantità d’acqua mescolata al colore, l’artista ottiene delle ossidazioni che entrano a far parte della struttura cromatica dei suoi lavori, come nel caso di certi tramonti rugginosi che sormontano i suoi landscape suburbani. Nel caso, invece, degli allumini mandorlati, solitamente usati per le pavimentazioni anti-scivolo, il risultato è un’immagine che ricorda le foto digitali a bassa definizione, con la caratteristica griglia di pixel.
Le fabbriche, delle stazioni di servizio, degli spazi d’attraversamento dell’orizzonte urbano possono essere definiti in positivo, cioè disegnandone i contorni sul supporto, oppure in negativo, in altre parole ricavandone le forme dal riempimento degli sfondi.
Enrico Cazzaniga sperimenta le potenzialità di una tecnica pittorica unica, che riflette nella pratica il suo interesse per la definizione di un universo visivo ottenuto tramite progressive “sottrazioni” di materia e di spazio.
Cazzaniga dipinge unicamente su tele di fustagno nero, un tessuto di cotone solitamente impiegato per confezionare abiti, che, però nelle sue mani si trasforma in una sorta di pellicola sensibile al pennello. L’artista infatti, invece di utilizzare i colori tradizionali, si serve di una soluzione diluita di ipoclorito sodico, comunemente nota come candeggina.
Dopo aver impostato il disegno sul fustagno, l’artista inizia a schiarire col pennello le parti in luce, tralasciando tutto il resto.
La varechina (o candeggina), variamente diluita con acqua, sbianca il fustagno là dove serve, lasciano in ombra le parti dell’immagine che non sono illuminate.
Cazzaniga estrae la figura dal fondo, esattamente come lo scultore ricava la forma da un blocco di marmo.
E se Busci è latore di un’iconografia ricorrente nell’arte contemporanea, quella che sofferma lo sguardo sugli spazi incerti d’attraversamento, le stazioni di servizio lungo le autostrade, la monumentale struttura delle fabbriche, la geometria agghiacciante degli stadi, gli immensi scheletri dei cantieri edili, Cazzaniga sposta l’attenzione verso porzioni dello spazio urbano apparentemente insignificanti, le ombre dei passanti sull’asfalto, le bianche strisce della segnaletica stradale, le pensiline dei benzinai.
11
marzo 2006
Alessandro Busci / Enrico Cazzaniga – Vespertine. Alchimie crepuscolari
Dall'undici marzo al 26 aprile 2006
arte contemporanea
Location
NOVATO GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Fano, Via San Francesco D'Assisi, 9, (Pesaro E Urbino)
Fano, Via San Francesco D'Assisi, 9, (Pesaro E Urbino)
Orario di apertura
da martedì pomeriggio a sabato 10.30-13 e 16.30-20
Vernissage
11 Marzo 2006, ore 18
Autore
Curatore


