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Galleristi o mercanti?
il collezionismo ai giorni nostri, ultima frontiera di uno “shopping” esasperato
Comunicato stampa
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La figura del gallerista in questo XXI secolo, occupa una posizione del tutto particolare. A metà tra un mediatore ed un commerciante d'aste, spinge l'osservatorio e soprattutto l'uditorio a puntare la concentrazione su valori a volte molto lontani da quelli legati all'intimo significato di un di un’opera d'arte Oggi, prima ancora di lasciarsi sorprendere dal colore e dalla forma e meno ancora dal processo intellettivo che ha spinto l'artista a realizzare un opera, ci si proietta spesso e volentieri verso un solo probabile successo economico.
La problematica relativa al mutamento del profilo sociale di un artista non può essere scissa dal tema della commercializzazione dell'Arte.
In un sistema, che predica continuamente la ricerca della forma perfetta, della libertà culturale, sembra interessare molto di più il modo più rapido per mettere in commercio un bene di consumo, che valutare il bene di consumo stesso.
La commercializzazione, che pretende di guidare i gusti della gente, di presentare l'ultima novità come se non ne esistessero altre, non ci permette di vedere i frutti di un pensiero artistico e, più di tutto, non conduce a nessun reale sviluppo, prerogativa essenziale di ogni sincera novità.
Ora ci si chiede se questo atteggiamento possa portare ad un'effettiva evoluzione del pensiero artistico e ad una riscoperta del processo di creazione o se tutto questo proceda verso un inesorabile inaridimento.
Lo scopo di tale dibattito, dunque, è quello di evidenziare tale problematica e valutare gli scenari attuali nel tentativo di creare un valido profilo alternativo, rivalutando sia la figura dell'artista che quella del gallerista, suo naturale mediatore.
La problematica relativa al mutamento del profilo sociale di un artista non può essere scissa dal tema della commercializzazione dell'Arte.
In un sistema, che predica continuamente la ricerca della forma perfetta, della libertà culturale, sembra interessare molto di più il modo più rapido per mettere in commercio un bene di consumo, che valutare il bene di consumo stesso.
La commercializzazione, che pretende di guidare i gusti della gente, di presentare l'ultima novità come se non ne esistessero altre, non ci permette di vedere i frutti di un pensiero artistico e, più di tutto, non conduce a nessun reale sviluppo, prerogativa essenziale di ogni sincera novità.
Ora ci si chiede se questo atteggiamento possa portare ad un'effettiva evoluzione del pensiero artistico e ad una riscoperta del processo di creazione o se tutto questo proceda verso un inesorabile inaridimento.
Lo scopo di tale dibattito, dunque, è quello di evidenziare tale problematica e valutare gli scenari attuali nel tentativo di creare un valido profilo alternativo, rivalutando sia la figura dell'artista che quella del gallerista, suo naturale mediatore.
11
febbraio 2006
Galleristi o mercanti?
11 febbraio 2006
incontro - conferenza
Location
CASINA GIUSTINIANI – L.I.ART
Roma, Viale David Lubin, 4, (Roma)
Roma, Viale David Lubin, 4, (Roma)
Vernissage
11 Febbraio 2006, ore 18.30