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Francesco Somaini – Assoluto
Senzatitolo ricorda lo scultore Francesco Somaini recentemente scomparso, esponendo Assoluto (L´assoluto è una corrente) un´opera in conglomerato ferrico del 1957
Comunicato stampa
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Senzatitolo ricorda lo scultore Francesco Somaini recentemente scomparso, esponendo Assoluto (L´assoluto è una corrente) un´opera in conglomerato ferrico del 1957.
Nel 1960 Umbro Apollonio descriveva così questa opera in una monografia dedicata all´artista comasco: "l´assoluto è una corrente, questa specie di grossa membrana, ha significato analogo a certe facciate che vivono perché sottintendono, se proprio non dichiarano, un altro movimento che vi sta dietro, che parte da una base, si lancia verso l´alto, indica spazi complessi, ed è di un rigore misuratissimo, così da non tremare mai".
Nell´analisi stilistica era già quindi presente una prospettiva ulteriore rispetto all´immediato referente vegetale, un germoglio d´ulivo, da cui era scaturito lo studio per la scultura. È un segno che, pur nella apparente discontinuità, legherà in maniera decisa la prima produzione di Somaini, i Crani di cavallo della fine degli anni Quaranta, alla ispirazione di matrice cubista e informale del successivo decennio e che passando per i progetti di antropomorfizzazione del paesaggio urbano arriverà fino a quello che è stato definito "il rutilante dinamismo persino eccessivo del suo barocchismo conclusivo" (E. Crispolti, 1973).
Aldilà di questa pur necessaria constatazione ciò che attira è la presenza di un senso irrisolto che chiede di essere avvertito ma si sottrae dietro l´apparato di una composizione rigorosa e solenne. Il meccanismo elusivo si fa tangibile nell´immaginare scorci di forme vegetali che slittano progressivamente verso curve animali, in una metamorfosi presto negata dalla asprezza e dalla porosità del materiale ibrido - una mescolanza di cemento e limatura di ferro - non già trovata ma "brevettata", desiderata e lavorata dall´artista.
In tale contaminazione di senso, il richiamo all´intelligenza stilistica, alla coerenza teorica o al rigore formale non soddisfano colui che guarda e lasciano l´autore in silenzio, come se, afferrato un pensiero, venissero meno le parole per esprimerlo e condividerlo.
Sembrerebbe a questo punto evidente che il potere fascinatorio di un lavoro, al di là delle dispute e dei preconcetti, è tanto più forte quanto più è chiara la capacità di presentare un senso profondo che sfugga alla comprensione e anzi ci spinga, come in un cul de sac, nella situazione descritta da Wittgenstein nelle sue Ricerche filosofiche.
Immagina un quadro raffigurante un paesaggio immaginario, e in esso una casa e immagina che qualcuno chieda: "A chi appartiene quella casa?" La risposta potrebbe essere, d´altronde: "Al contadino che è seduto lì davanti". Ma allora egli non può, per esempio entrare nella sua casa.
Massimo Arioli
Francesco Somaini è nato a Lomazzo (Como) nel 1926. Laureatosi in giurisprudenza ha seguito i corsi di Giacomo Manzù all´Accademia di Brera. Ha raggiunto una propria autonomia di linguaggio verso la metà degli anni Cinquanta con opere realizzate in conglomerato ferrico che preludono alla grande stagione informale. È del 1956 la sua partecipazione alla XXVIII Biennale di Venezia e due anni dopo alla V Biennale di San Paolo del Brasile dove gli viene assegnato il primo premio internazionale per la scultura. Conclusasi la stagione dell´informale, Somaini ha accentuato la riflessione sul ruolo della scultura quale mezzo di riqualificazione del tessuto architettonico urbano e alla metà degli anni Settanta ha iniziato lo sviluppo di matrici circolari che mediante rotolamento lasciavano sul suolo tracce/bassorilievi quali disvelamento delle immagini in negativo contenute nelle matrici stesse. Le opere scaturite da questa ricerca vengono presentate alla Biennale di Venezia del 1978 (Prima traccia e la scultura matrice: Antropoammonite) e nell´antologica al Wilhelm Lehmbruck Museum di Duisburg l´anno successivo. Negli anni Ottanta e Novanta, la dialettica positivo/negativo insita nella dinamica delle matrici/tracce lo porterà all´esecuzione di opere di grandi dimensioni come la Porta d´Europa a Como, 1995. Negli ultimi anni e fino alla morte nel novembre scorso, Somaini ha privilegiato il disegno e l´attività pittorica.
Nel 1960 Umbro Apollonio descriveva così questa opera in una monografia dedicata all´artista comasco: "l´assoluto è una corrente, questa specie di grossa membrana, ha significato analogo a certe facciate che vivono perché sottintendono, se proprio non dichiarano, un altro movimento che vi sta dietro, che parte da una base, si lancia verso l´alto, indica spazi complessi, ed è di un rigore misuratissimo, così da non tremare mai".
Nell´analisi stilistica era già quindi presente una prospettiva ulteriore rispetto all´immediato referente vegetale, un germoglio d´ulivo, da cui era scaturito lo studio per la scultura. È un segno che, pur nella apparente discontinuità, legherà in maniera decisa la prima produzione di Somaini, i Crani di cavallo della fine degli anni Quaranta, alla ispirazione di matrice cubista e informale del successivo decennio e che passando per i progetti di antropomorfizzazione del paesaggio urbano arriverà fino a quello che è stato definito "il rutilante dinamismo persino eccessivo del suo barocchismo conclusivo" (E. Crispolti, 1973).
Aldilà di questa pur necessaria constatazione ciò che attira è la presenza di un senso irrisolto che chiede di essere avvertito ma si sottrae dietro l´apparato di una composizione rigorosa e solenne. Il meccanismo elusivo si fa tangibile nell´immaginare scorci di forme vegetali che slittano progressivamente verso curve animali, in una metamorfosi presto negata dalla asprezza e dalla porosità del materiale ibrido - una mescolanza di cemento e limatura di ferro - non già trovata ma "brevettata", desiderata e lavorata dall´artista.
In tale contaminazione di senso, il richiamo all´intelligenza stilistica, alla coerenza teorica o al rigore formale non soddisfano colui che guarda e lasciano l´autore in silenzio, come se, afferrato un pensiero, venissero meno le parole per esprimerlo e condividerlo.
Sembrerebbe a questo punto evidente che il potere fascinatorio di un lavoro, al di là delle dispute e dei preconcetti, è tanto più forte quanto più è chiara la capacità di presentare un senso profondo che sfugga alla comprensione e anzi ci spinga, come in un cul de sac, nella situazione descritta da Wittgenstein nelle sue Ricerche filosofiche.
Immagina un quadro raffigurante un paesaggio immaginario, e in esso una casa e immagina che qualcuno chieda: "A chi appartiene quella casa?" La risposta potrebbe essere, d´altronde: "Al contadino che è seduto lì davanti". Ma allora egli non può, per esempio entrare nella sua casa.
Massimo Arioli
Francesco Somaini è nato a Lomazzo (Como) nel 1926. Laureatosi in giurisprudenza ha seguito i corsi di Giacomo Manzù all´Accademia di Brera. Ha raggiunto una propria autonomia di linguaggio verso la metà degli anni Cinquanta con opere realizzate in conglomerato ferrico che preludono alla grande stagione informale. È del 1956 la sua partecipazione alla XXVIII Biennale di Venezia e due anni dopo alla V Biennale di San Paolo del Brasile dove gli viene assegnato il primo premio internazionale per la scultura. Conclusasi la stagione dell´informale, Somaini ha accentuato la riflessione sul ruolo della scultura quale mezzo di riqualificazione del tessuto architettonico urbano e alla metà degli anni Settanta ha iniziato lo sviluppo di matrici circolari che mediante rotolamento lasciavano sul suolo tracce/bassorilievi quali disvelamento delle immagini in negativo contenute nelle matrici stesse. Le opere scaturite da questa ricerca vengono presentate alla Biennale di Venezia del 1978 (Prima traccia e la scultura matrice: Antropoammonite) e nell´antologica al Wilhelm Lehmbruck Museum di Duisburg l´anno successivo. Negli anni Ottanta e Novanta, la dialettica positivo/negativo insita nella dinamica delle matrici/tracce lo porterà all´esecuzione di opere di grandi dimensioni come la Porta d´Europa a Como, 1995. Negli ultimi anni e fino alla morte nel novembre scorso, Somaini ha privilegiato il disegno e l´attività pittorica.
16
dicembre 2005
Francesco Somaini – Assoluto
Dal 16 dicembre 2005 al 16 gennaio 2006
arte contemporanea
Location
SPAZIO SENZATITOLO
Roma, Via Panisperna, 100, (Roma)
Roma, Via Panisperna, 100, (Roma)
Orario di apertura
dal martedì al sabato dalle ore 17 alle 20
Vernissage
16 Dicembre 2005, ore 19
Autore


