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Carlo Alfano – Stanza per voci
un omaggio alla figura di un artista, scomparso prematuramente nel 1990
Comunicato stampa
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In collaborazione con l’ARCHIVIO ALFANO, la Galleria Milano inaugura la prossima stagione espositiva con la mostra “Carlo Alfano – Stanza per voci”, un omaggio alla figura di un artista, scomparso prematuramente nel 1990.
Dalla mostra del 1972 alla Galleria dell’Ariete Milano non ospitava una esposizione personale di Carlo Alfano (Napoli 1932-1990), uno dei più interessanti e originali protagonisti della ricerca d’area concettuale in Italia, le cui opere sono esposte in numerosi musei e prestigiose raccolte private. Alfano è stato un artista eclettico, partecipe dello “spirito del tempo”, tuttavia non collocabile in una delle linee di ricerca della seconda metà del XX secolo.
A partire dalla metà degli anni Sessanta, dapprima attraverso una ricerca costruttivo-strutturale, Alfano ha indagato sistematicamente i tempi e i modi della percezione attraverso le forme dell’arte ottico-cinetica. Già in questa fase si dimostra fondamentale la componente temporale, successivamente approfondita grazie agli interessi letterari e filosofico-antropologici dell’artista (che spaziano da Shakespeare e Cervantes a Proust, Joyce e Foucault).
La precisa scelta di presentare il nucleo centrale dell’attività dell’artista risponde al criterio di mettere a fuoco la piena maturità espressiva dell’artista.
L’installazione Stanza per voci del 1969-74, di cui l’ARCHIVIO ALFANO ha recentemente curato il restauro del materiale sonoro, presentata in questa mostra alla Galleria Milano, è un’opera chiave nel percorso di Alfano, che con essa dà vita, in linea con le più avanzate sperimentazioni del momento, ad un’esperienza analitico-concettuale compiuta e del tutto originale. La grande struttura metallica rettangolare, apparentemente vuota al suo interno, costituisce il simulacro del quadro e, quindi, della rappresentazione disegnativa e pittorica che sarà poi al centro di gran parte della successiva produzione dell’autore. Ma al centro di questa cornice, alla tela assente si è sostituita una bobina di nastro magnetico che, scorrendo in un loop, fa risuonare ossessivamente la registrazione di un breve frammento di discorso. Un astuccio marmoreo, di sapore quasi funerario, racchiude l’Archivio delle nominazioni, cioè una raccolta di dieci Ritratti/Autoritratti registrati tra 1969 e il 1964. Lo spazio ambientale è efficacemente strutturato dall’unica presenza delle “voci”, coinvolgendo lo spettatore nella rarefatta messa in scena di un possibile dialogo a più voci tra l’autore e i personaggi reali o letterari rappresentati dalle registrazioni.
Alfano proseguirà, quindi, il proprio percorso autoanalitico e di rapporto col mondo assegnando un’assoluta centralità al filtro della memoria individuale e culturale. Nascono così i successivi cicli di Frammenti di un autoritratto anonimo testimonianza di un ciclo ininterrotto (1969-90) cui appartengono anche Egli ( 1973), “Ein halber Ring” (1974), “Sulla soglia destra con Narciso” (1975). Nei Frammenti di un autoritratto anonimo, frammenti sonori sono riportati su tela come in una partitura, lasciando ampio spazio ai silenzi, e alla prepotente ripresa di lacerti figurativi da Caravaggio in Dalla vocazione al giocatore e in Eco-Narciso: sulla scorta della lettura di Le parole e le cose di Foucault, tale ripresa non si esaurisce nella citazione, nella ripetizione differente, mirando piuttosto ad un coinvolgimento diretto e ad un’indagine sui nostri meccanismi di comprensione e rappresentazione del reale.
“La lettura di Michel Foucault ha coinciso con il movimento che segna il mio nuovo lavoro, non c’è dubbio. Ricordo il fascino di quell’incontro, la felicità di quando lo conobbi. Foucault delimita un campo sul quale noi tutti lavoriamo, offre un dispositivo essenziale, di cui si avvertiva la mancanza, colma un vuoto. Definisce un sapere che è senz’altro il nostro sapere. La critica alla somiglianza e alla rappresentazione, la lettura splendente di Las Meninas, la riflessione sul discontinuo, la distanza dallo storicismo e l’amore per l’archeologia, l’ironia sull’empirismo, l’attenzione alle scienze, l’idea che la ragione è la storia del Medesimo e dell’Altro, erano e sono tempi per me fondamentali.” (C. Alfano a Angelo Trimarco, In compagnia di Narciso, “Rara Avis”, marzo 1985).
Dalla mostra del 1972 alla Galleria dell’Ariete Milano non ospitava una esposizione personale di Carlo Alfano (Napoli 1932-1990), uno dei più interessanti e originali protagonisti della ricerca d’area concettuale in Italia, le cui opere sono esposte in numerosi musei e prestigiose raccolte private. Alfano è stato un artista eclettico, partecipe dello “spirito del tempo”, tuttavia non collocabile in una delle linee di ricerca della seconda metà del XX secolo.
A partire dalla metà degli anni Sessanta, dapprima attraverso una ricerca costruttivo-strutturale, Alfano ha indagato sistematicamente i tempi e i modi della percezione attraverso le forme dell’arte ottico-cinetica. Già in questa fase si dimostra fondamentale la componente temporale, successivamente approfondita grazie agli interessi letterari e filosofico-antropologici dell’artista (che spaziano da Shakespeare e Cervantes a Proust, Joyce e Foucault).
La precisa scelta di presentare il nucleo centrale dell’attività dell’artista risponde al criterio di mettere a fuoco la piena maturità espressiva dell’artista.
L’installazione Stanza per voci del 1969-74, di cui l’ARCHIVIO ALFANO ha recentemente curato il restauro del materiale sonoro, presentata in questa mostra alla Galleria Milano, è un’opera chiave nel percorso di Alfano, che con essa dà vita, in linea con le più avanzate sperimentazioni del momento, ad un’esperienza analitico-concettuale compiuta e del tutto originale. La grande struttura metallica rettangolare, apparentemente vuota al suo interno, costituisce il simulacro del quadro e, quindi, della rappresentazione disegnativa e pittorica che sarà poi al centro di gran parte della successiva produzione dell’autore. Ma al centro di questa cornice, alla tela assente si è sostituita una bobina di nastro magnetico che, scorrendo in un loop, fa risuonare ossessivamente la registrazione di un breve frammento di discorso. Un astuccio marmoreo, di sapore quasi funerario, racchiude l’Archivio delle nominazioni, cioè una raccolta di dieci Ritratti/Autoritratti registrati tra 1969 e il 1964. Lo spazio ambientale è efficacemente strutturato dall’unica presenza delle “voci”, coinvolgendo lo spettatore nella rarefatta messa in scena di un possibile dialogo a più voci tra l’autore e i personaggi reali o letterari rappresentati dalle registrazioni.
Alfano proseguirà, quindi, il proprio percorso autoanalitico e di rapporto col mondo assegnando un’assoluta centralità al filtro della memoria individuale e culturale. Nascono così i successivi cicli di Frammenti di un autoritratto anonimo testimonianza di un ciclo ininterrotto (1969-90) cui appartengono anche Egli ( 1973), “Ein halber Ring” (1974), “Sulla soglia destra con Narciso” (1975). Nei Frammenti di un autoritratto anonimo, frammenti sonori sono riportati su tela come in una partitura, lasciando ampio spazio ai silenzi, e alla prepotente ripresa di lacerti figurativi da Caravaggio in Dalla vocazione al giocatore e in Eco-Narciso: sulla scorta della lettura di Le parole e le cose di Foucault, tale ripresa non si esaurisce nella citazione, nella ripetizione differente, mirando piuttosto ad un coinvolgimento diretto e ad un’indagine sui nostri meccanismi di comprensione e rappresentazione del reale.
“La lettura di Michel Foucault ha coinciso con il movimento che segna il mio nuovo lavoro, non c’è dubbio. Ricordo il fascino di quell’incontro, la felicità di quando lo conobbi. Foucault delimita un campo sul quale noi tutti lavoriamo, offre un dispositivo essenziale, di cui si avvertiva la mancanza, colma un vuoto. Definisce un sapere che è senz’altro il nostro sapere. La critica alla somiglianza e alla rappresentazione, la lettura splendente di Las Meninas, la riflessione sul discontinuo, la distanza dallo storicismo e l’amore per l’archeologia, l’ironia sull’empirismo, l’attenzione alle scienze, l’idea che la ragione è la storia del Medesimo e dell’Altro, erano e sono tempi per me fondamentali.” (C. Alfano a Angelo Trimarco, In compagnia di Narciso, “Rara Avis”, marzo 1985).
07
ottobre 2005
Carlo Alfano – Stanza per voci
Dal 07 ottobre al 26 novembre 2005
arte contemporanea
Location
GALLERIA MILANO
Milano, Via Daniele Manin, 13, (Milano)
Milano, Via Daniele Manin, 13, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a sabato 10-13 e 16-20
Vernissage
7 Ottobre 2005, ore 12-20
Autore


