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Prospettive di fuga
Sergia Avveduti, Piero Golia e Maurizio Mercuri
Comunicato stampa
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Affrontare la quotidianità richiede movimenti standardizzati, processi di pensiero agili e immediati che facciano risparmiare energie e consentano di giungere in fretta alla finalità del lavoro intrapreso. È per questo che ogni giorno siamo artefici, e vittime, di automatismi, di gesti inconsapevoli capaci però di economizzare sulla nostra partecipazione. Tutto questo alla lunga concorre a farci perdere aderenza ai fatti di ogni giorno, anestetizza il nostro sentire, arrugginisce la nostra ricettività. Si rende allora necessario crearsi delle valvole di sfogo, delle prospettive di fuga su cui poter contare, nuove strategie capaci di sovvertire gli equilibri consolidati nel tentativo di suggerirne di nuovi. Cosa accadrebbe se dovessimo prestare attenzione a tutti quegli eventi marginali che pure succedono di continuo nella nostra giornata? Se dovessimo sentirci attratti dalle cose domestiche, quelle cose che stanno sempre sotto i nostri occhi? Ne ricaveremmo certamente un dispendio di energia troppo alto, evidentemente sproporzionato. Ne ricaveremmo, insomma, un’anarchia dell’agire come quella che pervade la ricerca di Sergia Avveduti, Piero Golia e Maurizio Mercuri.
Una spinta incontenibile alla dispersione è messa in atto da Piero Golia quando, invitato alla prima Biennale di Tirana, sceglie di andarci per mare, affrontando con una barca a remi la traiettoria inversa dei clandestini (Going to Tirana, 2001). O quando, alla fiera «Artissima» di Torino del 2000, rimane aggrappato ad una palma fino a che qualcuno non avesse deciso di comprare la fotografia di questa insolita performance (On the edge, 2000). Una non curanza dissacrante verso la giusta misura che smonta la buona forma e decentra il punto di vista unico sulle cose, e che lo porta a misurarsi ogni volta con imprese prive di logica, come quando “deturpa” l’armonia di un tappeto fiorato con la vernice spray nel tentativo di indicare la direzione di casa sua (Untitled (Carpet), 2002).
Atteggiamento questo ripreso con sofisticata leggerezza da Sergia Avveduti. L’artista rivolge la sua attenzione principalmente allo sterminato archivio di immagini offerto della Storia dell’Arte, dandone una interpretazione differente. In Impallato del 2002, riconosciamo la Madonna delle Torri di Bramantino, ma di questa ora non se ne vede più il volto in quanto è letteralmente “impallata” dall’architettura del baldacchino. Con un semplice spostamento, allora, Avveduti fornisce una nuova visione del quadro che torna ora privo di aura ed invece carico di disarmante ilarità. L’attrattiva verso il sapere umano, identificato con l’arte e l’architettura, si ritrova anche in Osso (2002), scultura incongruamente bidimensionale, mentre in Eggcup (1999) l’artista edifica intorno ad un banale uovo di gallina un complicato sistema di torri e mura merlate.
La dedizione per il dettaglio e per il marginale si ritrova anche in Maurizio Mercuri. Le sue opere posso facilmente definirsi epifanie del quotidiano, registrazioni della sua disponibilità a contemplare l’insignificante, a creare immagini paradossali, come quando sostituisce l’acqua con la birra ad una comune fontana da giardino. Guardando la serie di fotografie scattate sotto il letto di casa (Senza titolo, 2001), Mercuri sembra invece scoprire un luogo nuovo, testimonianza forse di un mondo parallelo. L’artista ci invita allora a trascendere l’oggetto stesso e a scoprirne la sua celata bellezza, trasmettendoci con il suo entusiasmo l’enfasi per le piccole cose senza importanza, per quei micro-eventi che se opportunamente isolati hanno invece il merito di attivare deviazioni impreviste. Un vaso di vetro preso a martellate, ma che ora riesce a stare in piedi grazie ad uno strato interno di silicone applicato in precedenza, offre l’opportunità di osservare l’originale disegno di crepe scaturite dal gesto distruttivo (Senza titolo, 1995).
Una spinta incontenibile alla dispersione è messa in atto da Piero Golia quando, invitato alla prima Biennale di Tirana, sceglie di andarci per mare, affrontando con una barca a remi la traiettoria inversa dei clandestini (Going to Tirana, 2001). O quando, alla fiera «Artissima» di Torino del 2000, rimane aggrappato ad una palma fino a che qualcuno non avesse deciso di comprare la fotografia di questa insolita performance (On the edge, 2000). Una non curanza dissacrante verso la giusta misura che smonta la buona forma e decentra il punto di vista unico sulle cose, e che lo porta a misurarsi ogni volta con imprese prive di logica, come quando “deturpa” l’armonia di un tappeto fiorato con la vernice spray nel tentativo di indicare la direzione di casa sua (Untitled (Carpet), 2002).
Atteggiamento questo ripreso con sofisticata leggerezza da Sergia Avveduti. L’artista rivolge la sua attenzione principalmente allo sterminato archivio di immagini offerto della Storia dell’Arte, dandone una interpretazione differente. In Impallato del 2002, riconosciamo la Madonna delle Torri di Bramantino, ma di questa ora non se ne vede più il volto in quanto è letteralmente “impallata” dall’architettura del baldacchino. Con un semplice spostamento, allora, Avveduti fornisce una nuova visione del quadro che torna ora privo di aura ed invece carico di disarmante ilarità. L’attrattiva verso il sapere umano, identificato con l’arte e l’architettura, si ritrova anche in Osso (2002), scultura incongruamente bidimensionale, mentre in Eggcup (1999) l’artista edifica intorno ad un banale uovo di gallina un complicato sistema di torri e mura merlate.
La dedizione per il dettaglio e per il marginale si ritrova anche in Maurizio Mercuri. Le sue opere posso facilmente definirsi epifanie del quotidiano, registrazioni della sua disponibilità a contemplare l’insignificante, a creare immagini paradossali, come quando sostituisce l’acqua con la birra ad una comune fontana da giardino. Guardando la serie di fotografie scattate sotto il letto di casa (Senza titolo, 2001), Mercuri sembra invece scoprire un luogo nuovo, testimonianza forse di un mondo parallelo. L’artista ci invita allora a trascendere l’oggetto stesso e a scoprirne la sua celata bellezza, trasmettendoci con il suo entusiasmo l’enfasi per le piccole cose senza importanza, per quei micro-eventi che se opportunamente isolati hanno invece il merito di attivare deviazioni impreviste. Un vaso di vetro preso a martellate, ma che ora riesce a stare in piedi grazie ad uno strato interno di silicone applicato in precedenza, offre l’opportunità di osservare l’originale disegno di crepe scaturite dal gesto distruttivo (Senza titolo, 1995).
01
luglio 2005
Prospettive di fuga
Dal primo al 31 luglio 2005
arte contemporanea
Location
GALLERIA COMUNALE D’ARTE
Faenza, Voltone Della Molinella, 4/6, (Ravenna)
Faenza, Voltone Della Molinella, 4/6, (Ravenna)
Orario di apertura
martedì alla domenica ore 18-22, giovedì e sabato anche dalle 10-12 – chiuso il lunedì
Vernissage
1 Luglio 2005, ore 19
Autore
Curatore

