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Ola-dele Kuku – Prototype. Objects and built images
Le sue creazioni, che definisce “contained buildings”, sono a metà strada tra il design, l’architettura e l’arte
Comunicato stampa
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Ola-dele Kuku (Lagos - Nigeria 1963) è designer e architetto di fama internazionale.
Ha studiato al Southern Institute of Architetture in Los Angeles.
Ha insegnato al Politecnico di Milano e alla Delft University of Technology (Netherlands).
Ha lavorato con Libeskind dal 1988 al 1990.
Ha vinto premi e ricevuto menzioni ad importanti premi di design e architettura :
Grand Priz/Prime Minister’s Prize Award – IFI Nagoya International Design Competition Nagoya, Japan 1995.
Licence of Honour – Tech Art Prize – Flemish Chamber of Engineers – Opera Domestica, Belgium 1995
Mention Special du Jury – Biennale de l’Art Africain Contemporain, Dak’art – Dakar 2000
Le sue creazioni, che definisce “contained buildings”, sono a metà strada tra il design, l’architettura e l’arte. Un melange di stili e creatività che rispecchiano il suo essere filosofo, architetto, designer. Artista.
I lavori presentati in mostra sono opere che nel 1995 gli hanno valso i premi internazionali.
Non sono oggetti “solo” di design, quindi belli e funzionali, ma sono sculture che rimandano ad una interpretazione concettuale della memoria e della conoscenza.
L’oggetto “scatola” ha una forte simbologia. Il nostro cervello, contenitore dei nostri pensieri, dei nostri ricordi, dei nostri sogni, è protetto all’interno della scatola cranica. Legato al senso del celare e proteggere, sia esso un qualcosa di fisico o “morale”, il contenitore custodisce gelosamente segreti e oggetti appartenuti a qualcuno. “Cose preziose” che, con il loro utilizzo, si sono caricate di emozioni ed energie, di una storia, che ne fa dei cimeli, dei resti di un passato traslato fino a noi. Oggetti di inestimabile valore non tanto in senso economico, quanto emotivo, per quello che hanno rappresentato o ancora rappresentano per chi li ha vissuti e posseduti.
L’opera di Ola-dele Kuku vuole proprio essere una simbolica rappresentazione di un “rituale domestico” che è il vivere quotidiano e vuole essere prova tangibile di una facoltà tipica dell’essere umano: la Memoria.
Il nome stesso dell’opera “Teatro dell’Archivio” evoca questa capacità.
E’ una libreria, un personale archivio che allo stesso tempo assolve ad una doppia funzione: una funzione pratica, “architettonica”, visibile e vivibile, dove l’oggetto libro è ospitato ed una funzione “superiore”, legata al concetto d’informazione, educazione, conoscenza intesi come bisogni e componenti primari dell’esperienza umana.
L’opera di Ola-dele Kuku non è solo un bellissimo oggetto di design.
Di forma circolare (simbolo della perfezione e della continuità) è una vera scultura che potremmo definire “viva”, o meglio interattiva, grazie alla sua mobilità che permette l’utilizzo dei vari piani (a scomparsa) restando seduti sullo sgabello, anch’esso incorporato nella struttura centrale. La libreria infatti può non solo ruotare su se stessa, cambiando punti di vista (cosa molto difficile, nella vita!) ma ha cassetti laterali che possono girare tipo ruota panoramica, da cui trarre il libro o l’oggetto di cui abbiamo bisogno con la stessa semplicità e funzionalità dei “cassetti” della nostra memoria che apriamo a seconda degli stimoli e dei bisogni…grandi e piccoli, proprio come i 182 scompartimenti/cassetti della splendida opera “Similar Differences”, armadio-cassettiera in cui Ola-dele Kuku continua il suo “gioco” tra contenitore e contenuto, tra dentro e fuori, chiuso e aperto, vuoto e pieno.
Non appoggiata al muro ma in centro alla stanza, ha sportelli-cassetti di infinite dimensioni (alcuni tanto piccoli da sembrare inutili) che si aprono in entrambi i lati dell’opera. Aperti gli sportelli tra loro corrispondenti, da una parte e dall’altra, si può infatti vedere,a sorpresa, oltre la cassettiera…andando per una volta, con naturalezza e semplicità, oltre le apparenze.
claudio composti
Ha studiato al Southern Institute of Architetture in Los Angeles.
Ha insegnato al Politecnico di Milano e alla Delft University of Technology (Netherlands).
Ha lavorato con Libeskind dal 1988 al 1990.
Ha vinto premi e ricevuto menzioni ad importanti premi di design e architettura :
Grand Priz/Prime Minister’s Prize Award – IFI Nagoya International Design Competition Nagoya, Japan 1995.
Licence of Honour – Tech Art Prize – Flemish Chamber of Engineers – Opera Domestica, Belgium 1995
Mention Special du Jury – Biennale de l’Art Africain Contemporain, Dak’art – Dakar 2000
Le sue creazioni, che definisce “contained buildings”, sono a metà strada tra il design, l’architettura e l’arte. Un melange di stili e creatività che rispecchiano il suo essere filosofo, architetto, designer. Artista.
I lavori presentati in mostra sono opere che nel 1995 gli hanno valso i premi internazionali.
Non sono oggetti “solo” di design, quindi belli e funzionali, ma sono sculture che rimandano ad una interpretazione concettuale della memoria e della conoscenza.
L’oggetto “scatola” ha una forte simbologia. Il nostro cervello, contenitore dei nostri pensieri, dei nostri ricordi, dei nostri sogni, è protetto all’interno della scatola cranica. Legato al senso del celare e proteggere, sia esso un qualcosa di fisico o “morale”, il contenitore custodisce gelosamente segreti e oggetti appartenuti a qualcuno. “Cose preziose” che, con il loro utilizzo, si sono caricate di emozioni ed energie, di una storia, che ne fa dei cimeli, dei resti di un passato traslato fino a noi. Oggetti di inestimabile valore non tanto in senso economico, quanto emotivo, per quello che hanno rappresentato o ancora rappresentano per chi li ha vissuti e posseduti.
L’opera di Ola-dele Kuku vuole proprio essere una simbolica rappresentazione di un “rituale domestico” che è il vivere quotidiano e vuole essere prova tangibile di una facoltà tipica dell’essere umano: la Memoria.
Il nome stesso dell’opera “Teatro dell’Archivio” evoca questa capacità.
E’ una libreria, un personale archivio che allo stesso tempo assolve ad una doppia funzione: una funzione pratica, “architettonica”, visibile e vivibile, dove l’oggetto libro è ospitato ed una funzione “superiore”, legata al concetto d’informazione, educazione, conoscenza intesi come bisogni e componenti primari dell’esperienza umana.
L’opera di Ola-dele Kuku non è solo un bellissimo oggetto di design.
Di forma circolare (simbolo della perfezione e della continuità) è una vera scultura che potremmo definire “viva”, o meglio interattiva, grazie alla sua mobilità che permette l’utilizzo dei vari piani (a scomparsa) restando seduti sullo sgabello, anch’esso incorporato nella struttura centrale. La libreria infatti può non solo ruotare su se stessa, cambiando punti di vista (cosa molto difficile, nella vita!) ma ha cassetti laterali che possono girare tipo ruota panoramica, da cui trarre il libro o l’oggetto di cui abbiamo bisogno con la stessa semplicità e funzionalità dei “cassetti” della nostra memoria che apriamo a seconda degli stimoli e dei bisogni…grandi e piccoli, proprio come i 182 scompartimenti/cassetti della splendida opera “Similar Differences”, armadio-cassettiera in cui Ola-dele Kuku continua il suo “gioco” tra contenitore e contenuto, tra dentro e fuori, chiuso e aperto, vuoto e pieno.
Non appoggiata al muro ma in centro alla stanza, ha sportelli-cassetti di infinite dimensioni (alcuni tanto piccoli da sembrare inutili) che si aprono in entrambi i lati dell’opera. Aperti gli sportelli tra loro corrispondenti, da una parte e dall’altra, si può infatti vedere,a sorpresa, oltre la cassettiera…andando per una volta, con naturalezza e semplicità, oltre le apparenze.
claudio composti
16
giugno 2005
Ola-dele Kuku – Prototype. Objects and built images
Dal 16 giugno al 30 settembre 2005
design
arte contemporanea
arte contemporanea
Location
SPAZIO CULTURAL-IN NETWORK
Milano, Via Malaga, 4, (Milano)
Milano, Via Malaga, 4, (Milano)
Orario di apertura
da lunedì a sabato dalle 10 alle 20
Vernissage
16 Giugno 2005, ore 18.30
Autore

