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Andrea Crosa – Tsunami Studebaker
Personale
Comunicato stampa
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Sarà inaugurata martedì 5 luglio alle ore 18.00 al Museo d’Arte contemporanea di Villa Croce la mostra TsunamiStudebaker.
TsunamiStudebaker è un’installazione di Andrea Crosa, a cura di Mario Casanova, direttore del CACT Centro d’Arte Contemporanea Ticino, di Bellinzona, Svizzera, che chiude il ciclo Four Rooms, ideato da Sandra Solimano, direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, ciclo che ha segnato, da aprile a fine luglio, un intenso momento di incontro tra soggetti culturali appartenenti ad ambiti teorico-operativi-generazionali differenti.
Dal 1998 Crosa insiste sulla metafora dello Tsunami, terribile ed evocativa casualità riconducibile alla rappresentazione La grande onda al largo di Kanagawa del giapponese Hokusai (1830), icona che l’artista, come un Wanderer ottocentesco, porta con sé, continuamente aggiornata nel suo carnet di viaggio a riassumere e simboleggiare l’impotenza dell’uomo di fronte alla catastrofe non annunciata, consumata nell’attimo, nell’annullamento di spazio/tempo.
Due anni dopo (2000), durante un raduno di vetture Studebaker svoltosi a Richmond – sobborgo di Vancouver situato geograficamente e geologicamente sulla faglia di Sant’Andrea, che dalla California arriva in Canada –, l’artista sente in maniera particolarmente forte l’incombenza e la minaccia di un possibile Tsunami.
Crosa inizia così a fare proprio il concetto di instabilità.
Catturato dal binomio arte-architettura [segno nello spazio] – ridisegna, senza rispetto per la prospettiva, le case [bi- e tridimensionali] e i suoi interni, quasi fossero elementi di una quotidianità già trascorsa, divenuta scheletro della memoria. Non v’è presenza umana nei lavori di Andrea Crosa e tale assenza di “umanità in movimento” accentua la tragica sospensione del tempo nell’opera.
Nell’ultima sala l’artista presenta il punto d’arrivo della sua ricerca: un’agglomerazione di case tridimensionali di recente fattura raggruppate al centro dello spazio espositivo. Collocate sul pavimento, sono sottese alla visione microscopica dell’artista, il quale sembra così porsi ancor più al di fuori della riproduzione di una realtà ch’egli vede come gioco, e che rivela tutta la drammaticità di un apparente elemento costruttivo ludico e/o immaginifico.
Tali opere vengono illuminate dall’alto e accompagnate a un sonoro che riproduce il rumore delle pale di un elicottero in movimento ad evocare una “presenza minacciosa o salvifica”.
L’introduzione della tridimensionalità suggerisce, da un certo punto di vista una maggiore mobilità fisica dello spettatore attorno all’opera, rafforzando contemporaneamente anche l’impressione di fragilità e di possibile manipolazione dell’oggetto esposto. Tra questa sala e la sala n° 1 in cui l’artista propone l’intimità degli interni, piatti nella loro tipica ed incoerente prospettiva, la sala n° 2, fondamentalmente un corridoio che permette il passaggio del pubblico e rende possibile la comunicazione tra le due sale precedentemente descritte, è stata collocata un’automobile Studebaker President Speedster del 1955, amore infantile di Andrea Crosa e attualmente oggetto di collezione.
Apparentemente irrilevante, tale mezzo di trasporto reale assume in un contesto di mostra d’arte quella identità di oggetto ludico, della memoria/nostalgia, associandosi ai temi artistici prediletti di Andrea Crosa, ma avvicinandosi soprattutto all’impostazione linguistica della sua arte.
TsunamiStudebaker è un’installazione di Andrea Crosa, a cura di Mario Casanova, direttore del CACT Centro d’Arte Contemporanea Ticino, di Bellinzona, Svizzera, che chiude il ciclo Four Rooms, ideato da Sandra Solimano, direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, ciclo che ha segnato, da aprile a fine luglio, un intenso momento di incontro tra soggetti culturali appartenenti ad ambiti teorico-operativi-generazionali differenti.
Dal 1998 Crosa insiste sulla metafora dello Tsunami, terribile ed evocativa casualità riconducibile alla rappresentazione La grande onda al largo di Kanagawa del giapponese Hokusai (1830), icona che l’artista, come un Wanderer ottocentesco, porta con sé, continuamente aggiornata nel suo carnet di viaggio a riassumere e simboleggiare l’impotenza dell’uomo di fronte alla catastrofe non annunciata, consumata nell’attimo, nell’annullamento di spazio/tempo.
Due anni dopo (2000), durante un raduno di vetture Studebaker svoltosi a Richmond – sobborgo di Vancouver situato geograficamente e geologicamente sulla faglia di Sant’Andrea, che dalla California arriva in Canada –, l’artista sente in maniera particolarmente forte l’incombenza e la minaccia di un possibile Tsunami.
Crosa inizia così a fare proprio il concetto di instabilità.
Catturato dal binomio arte-architettura [segno nello spazio] – ridisegna, senza rispetto per la prospettiva, le case [bi- e tridimensionali] e i suoi interni, quasi fossero elementi di una quotidianità già trascorsa, divenuta scheletro della memoria. Non v’è presenza umana nei lavori di Andrea Crosa e tale assenza di “umanità in movimento” accentua la tragica sospensione del tempo nell’opera.
Nell’ultima sala l’artista presenta il punto d’arrivo della sua ricerca: un’agglomerazione di case tridimensionali di recente fattura raggruppate al centro dello spazio espositivo. Collocate sul pavimento, sono sottese alla visione microscopica dell’artista, il quale sembra così porsi ancor più al di fuori della riproduzione di una realtà ch’egli vede come gioco, e che rivela tutta la drammaticità di un apparente elemento costruttivo ludico e/o immaginifico.
Tali opere vengono illuminate dall’alto e accompagnate a un sonoro che riproduce il rumore delle pale di un elicottero in movimento ad evocare una “presenza minacciosa o salvifica”.
L’introduzione della tridimensionalità suggerisce, da un certo punto di vista una maggiore mobilità fisica dello spettatore attorno all’opera, rafforzando contemporaneamente anche l’impressione di fragilità e di possibile manipolazione dell’oggetto esposto. Tra questa sala e la sala n° 1 in cui l’artista propone l’intimità degli interni, piatti nella loro tipica ed incoerente prospettiva, la sala n° 2, fondamentalmente un corridoio che permette il passaggio del pubblico e rende possibile la comunicazione tra le due sale precedentemente descritte, è stata collocata un’automobile Studebaker President Speedster del 1955, amore infantile di Andrea Crosa e attualmente oggetto di collezione.
Apparentemente irrilevante, tale mezzo di trasporto reale assume in un contesto di mostra d’arte quella identità di oggetto ludico, della memoria/nostalgia, associandosi ai temi artistici prediletti di Andrea Crosa, ma avvicinandosi soprattutto all’impostazione linguistica della sua arte.
05
luglio 2005
Andrea Crosa – Tsunami Studebaker
Dal 05 al 31 luglio 2005
arte contemporanea
Location
MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA VILLA CROCE
Genova, Via Jacopo Ruffini, 3, (Genova)
Genova, Via Jacopo Ruffini, 3, (Genova)
Orario di apertura
da martedì a venerdì 9-19; sabato e domenica 10-19
Vernissage
5 Luglio 2005, ore 18
Autore
Curatore




