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Presentazione del libro di François Jullien – La grande immagine non ha forma
Il libro risponde anzitutto alla domanda più spontanea che la pittura cinese suscita in un europeo: che senso hanno e come si devono leggere i paesaggi di nuvole e rocce, di montagne e valli, di alberi e acque così leggeri e sfumati propri dell¹arte cinese?
Comunicato stampa
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Presentazione del libro di
François Jullien
La grande immagine non ha forma. Pittura e filosofia tra Cina antica ed Europa contemporanea
Angelo Colla Editore, 2004, Costabissara (Vicenza)
Intervengono:
Giangiorgio Pasqualotto
docente di Storia della Filosofia ed Estetica all'Università di Padova
Rosella Prezzo
filosofa e redattrice della rivista aut aut
La pittura di paesaggio è la più importante forma d¹arte cinese, la più praticata fin dall¹antichità e quella che più ha stimolato la riflessione estetica dei pensatori dell¹Estremo Oriente. Essa si fonda sui principi filosofici più tipici della cultura cinese: del non-oggetto, della non-determinazione, della non-forma, della non opposizione radicale tra presenza e assenza, pieno e vuoto, vita e morte.
Il libro risponde anzitutto alla domanda più spontanea che la pittura cinese suscita in un europeo: che senso hanno e come si devono leggere i paesaggi di nuvole e rocce, di montagne e valli, di alberi e acque così leggeri e sfumati propri dell¹arte cinese? Ma risponde anche ad altre più radicali domande: qual è la "verità" in pittura per i cinesi e per gli occidentali? C¹è un¹esperienza comune e condivisibile tra pensiero cinese e pensiero europeo in fatto di arte, cultura e vita? E come possono illuminarsi a vicenda il pensiero orientale e quello occidentale che stanno alla base delle rispettive espressioni artistiche? Invece di considerare il mondo come un insieme più o meno integrato di oggetti, il pensiero cinese lo intende come emanazione di un soffio vitale, di un¹energia (qi) che si dispiega in diversi gradi di condensazione in base ai quali è più o meno visibile: la roccia è qi concentrato, la nuvola è qi rarefatto, la dimensione dello spirito è il qi allo stato più sottile e puro. E¹ questa la ragione per cui ha meno rilievo per il pittore cinese l¹involucro esterno delle cose, la forma ³attualizzata², mentre il suo interesse si concentra piuttosto su ciò per cui vi è forma, cioè l¹energia e la coerenza interne.
In questo libro, nel quale François Jullien prosegue la riflessione sulla pittura avviata in Il ritratto impossibile l¹approccio estetico del mondo cinese è reso con chiarezza attraverso le citazioni dei pittori-letterati di epoca Tang (618-907) e Song (960-1279), oltre a quelli del grande Shitao (1642-1707), e con diversi rimandi al testo per eccellenza della cultura cinese, il Classico dei mutamenti; ma fitti sono anche i riferimenti all¹esperienza europea, soprattutto del mondo dell¹arte rinascimentale (Leon Battista Alberti, Leonardo da Vinci, Giorgio Vasari) e contemporaneo (Cézanne, Braque, Picasso).
Mentre il pensiero occidentale, ha ³pensato² soprattutto il rapporto tra la parte e il tutto e ha ricercato l¹armonia derivante dalle proporzioni geometriche, facendo della forma l¹oggetto principe della propria indagine, l¹assunto centrale dell¹estetica cinese è quello di ³abbandonare la forma² esteriore per ³raggiungere la somiglianza² interiore. Infatti - come scrive Wang Bi (226-249 d.C.) - ogni forma determina, delimita, separa. La ³grande immagine², invece, per essere veramente ³grande² non deve né limitare né costringere, ma contenere e dispiegare tutte le possibilità. Ciò che si deve poter cogliere in un dipinto è dunque l¹affioramento visibile di una totalità invisibile sulla base dell¹armonia regolatrice degli opposti complementari: yin e yang, vuoto e pieno, alto e basso, bianco e nero. In esso ogni tratto deve essere in grado di esprimere un sistema dinamico e relazionale, una ³processualità energetica² che fluisce attraverso la mano e il pennello del pittore. Anche nel più piccolo dipinto il pittore cinese non raffigura mai soltanto un angolo del mondo ma, attraverso l¹allusività dei tratti che fungono da indizi, l¹intero processo delle cose e il gioco infinitamente diversificato delle sue polarità.
L¹inesauribilità della pittura è espressa in modo particolare, nella Cina antica, dalle figurazioni di paesaggio; e a strutturare quest¹ultimo sono soprattutto la montagna e l¹acqua. La montagna anzi è il soggetto preferito dai pittori perché, prestandosi ad essere vista da ogni angolatura, costituisce una sorta di sineddoche per esprimere la continua variazione del mondo. Ma l¹elemento fondamentale che testimonia della riuscita o meno della pittura di paesaggio - eseguita quasi sempre con l¹inchiostro - non è assolutamente la riproduzione ³fotografica² della realtà osservata, né la perfezione stilistica in se stessa. La vera maestria consiste nell¹esprimere e dispiegare il qi che anima dall¹interno ogni fenomeno, e nel rendere il dipinto ³animato², perché non sia un mero prodotto mimetico ma un fenomeno di vita a pieno titolo compreso nel movimento del tao.
Per essere autentica opera d¹arte deve immergersi nella vita, non semplicemente raffigurarla. La tensione che anima l¹arte non può che essere la stessa tensione che anima la vita. E per riuscire davvero nell¹arte, per raggiungere quella maestria che consente di realizzare ³quell¹unico tratto di pennello² che racchiude in sé tutti gli altri, come dice Shitao, è necessario cogliere il segreto che anima la vita e rendere questa davvero degna: la perfezione estetica e quella etica si incontrano e si fondono.
François Jullien, filosofo e sinologo, è professore all¹Università Paris 7, membro dell¹Institut Universitaire de France, direttore dell¹Institut de la pensée contemporaine di Parigi. E¹ autore di molti libri, tradotti e pubblicati in una quindicina di paesi. E¹ molto noto anche in Italia, dove sono state pubblicate molte delle sue opere. Tra le edizioni più recenti: Elogio dell¹insapore, Milano 1999, Il saggio è senza idee, Torino 2002, Il ritratto impossibile, Roma 2003, Strategie del senso in Cina e in Grecia, Roma 2004.
François Jullien
La grande immagine non ha forma. Pittura e filosofia tra Cina antica ed Europa contemporanea
Angelo Colla Editore, 2004, Costabissara (Vicenza)
Intervengono:
Giangiorgio Pasqualotto
docente di Storia della Filosofia ed Estetica all'Università di Padova
Rosella Prezzo
filosofa e redattrice della rivista aut aut
La pittura di paesaggio è la più importante forma d¹arte cinese, la più praticata fin dall¹antichità e quella che più ha stimolato la riflessione estetica dei pensatori dell¹Estremo Oriente. Essa si fonda sui principi filosofici più tipici della cultura cinese: del non-oggetto, della non-determinazione, della non-forma, della non opposizione radicale tra presenza e assenza, pieno e vuoto, vita e morte.
Il libro risponde anzitutto alla domanda più spontanea che la pittura cinese suscita in un europeo: che senso hanno e come si devono leggere i paesaggi di nuvole e rocce, di montagne e valli, di alberi e acque così leggeri e sfumati propri dell¹arte cinese? Ma risponde anche ad altre più radicali domande: qual è la "verità" in pittura per i cinesi e per gli occidentali? C¹è un¹esperienza comune e condivisibile tra pensiero cinese e pensiero europeo in fatto di arte, cultura e vita? E come possono illuminarsi a vicenda il pensiero orientale e quello occidentale che stanno alla base delle rispettive espressioni artistiche? Invece di considerare il mondo come un insieme più o meno integrato di oggetti, il pensiero cinese lo intende come emanazione di un soffio vitale, di un¹energia (qi) che si dispiega in diversi gradi di condensazione in base ai quali è più o meno visibile: la roccia è qi concentrato, la nuvola è qi rarefatto, la dimensione dello spirito è il qi allo stato più sottile e puro. E¹ questa la ragione per cui ha meno rilievo per il pittore cinese l¹involucro esterno delle cose, la forma ³attualizzata², mentre il suo interesse si concentra piuttosto su ciò per cui vi è forma, cioè l¹energia e la coerenza interne.
In questo libro, nel quale François Jullien prosegue la riflessione sulla pittura avviata in Il ritratto impossibile l¹approccio estetico del mondo cinese è reso con chiarezza attraverso le citazioni dei pittori-letterati di epoca Tang (618-907) e Song (960-1279), oltre a quelli del grande Shitao (1642-1707), e con diversi rimandi al testo per eccellenza della cultura cinese, il Classico dei mutamenti; ma fitti sono anche i riferimenti all¹esperienza europea, soprattutto del mondo dell¹arte rinascimentale (Leon Battista Alberti, Leonardo da Vinci, Giorgio Vasari) e contemporaneo (Cézanne, Braque, Picasso).
Mentre il pensiero occidentale, ha ³pensato² soprattutto il rapporto tra la parte e il tutto e ha ricercato l¹armonia derivante dalle proporzioni geometriche, facendo della forma l¹oggetto principe della propria indagine, l¹assunto centrale dell¹estetica cinese è quello di ³abbandonare la forma² esteriore per ³raggiungere la somiglianza² interiore. Infatti - come scrive Wang Bi (226-249 d.C.) - ogni forma determina, delimita, separa. La ³grande immagine², invece, per essere veramente ³grande² non deve né limitare né costringere, ma contenere e dispiegare tutte le possibilità. Ciò che si deve poter cogliere in un dipinto è dunque l¹affioramento visibile di una totalità invisibile sulla base dell¹armonia regolatrice degli opposti complementari: yin e yang, vuoto e pieno, alto e basso, bianco e nero. In esso ogni tratto deve essere in grado di esprimere un sistema dinamico e relazionale, una ³processualità energetica² che fluisce attraverso la mano e il pennello del pittore. Anche nel più piccolo dipinto il pittore cinese non raffigura mai soltanto un angolo del mondo ma, attraverso l¹allusività dei tratti che fungono da indizi, l¹intero processo delle cose e il gioco infinitamente diversificato delle sue polarità.
L¹inesauribilità della pittura è espressa in modo particolare, nella Cina antica, dalle figurazioni di paesaggio; e a strutturare quest¹ultimo sono soprattutto la montagna e l¹acqua. La montagna anzi è il soggetto preferito dai pittori perché, prestandosi ad essere vista da ogni angolatura, costituisce una sorta di sineddoche per esprimere la continua variazione del mondo. Ma l¹elemento fondamentale che testimonia della riuscita o meno della pittura di paesaggio - eseguita quasi sempre con l¹inchiostro - non è assolutamente la riproduzione ³fotografica² della realtà osservata, né la perfezione stilistica in se stessa. La vera maestria consiste nell¹esprimere e dispiegare il qi che anima dall¹interno ogni fenomeno, e nel rendere il dipinto ³animato², perché non sia un mero prodotto mimetico ma un fenomeno di vita a pieno titolo compreso nel movimento del tao.
Per essere autentica opera d¹arte deve immergersi nella vita, non semplicemente raffigurarla. La tensione che anima l¹arte non può che essere la stessa tensione che anima la vita. E per riuscire davvero nell¹arte, per raggiungere quella maestria che consente di realizzare ³quell¹unico tratto di pennello² che racchiude in sé tutti gli altri, come dice Shitao, è necessario cogliere il segreto che anima la vita e rendere questa davvero degna: la perfezione estetica e quella etica si incontrano e si fondono.
François Jullien, filosofo e sinologo, è professore all¹Università Paris 7, membro dell¹Institut Universitaire de France, direttore dell¹Institut de la pensée contemporaine di Parigi. E¹ autore di molti libri, tradotti e pubblicati in una quindicina di paesi. E¹ molto noto anche in Italia, dove sono state pubblicate molte delle sue opere. Tra le edizioni più recenti: Elogio dell¹insapore, Milano 1999, Il saggio è senza idee, Torino 2002, Il ritratto impossibile, Roma 2003, Strategie del senso in Cina e in Grecia, Roma 2004.
10
gennaio 2005
Presentazione del libro di François Jullien – La grande immagine non ha forma
10 gennaio 2005
presentazione
incontro - conferenza
incontro - conferenza
Location
GALLERIA SAN FEDELE
Milano, Via Ulrico Hoepli, 3A-B, (Milano)
Milano, Via Ulrico Hoepli, 3A-B, (Milano)
Vernissage
10 Gennaio 2005, ore 18,15