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Luciano Pivotto – Help 2005
Si definisce “pittore, soprattutto e “post poverista”. Le sue immagini sono “prese a prestito” alla pubblicità e ai giornali : profili, stili di vita in trasformazione proprio come la cera che utilizza per i suoi dipinti. L’enigma del visibile è nascosto.
Comunicato stampa
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Luciano Pivotto, nato a Trivero (Biella) nel ’51, appartiene alla generazione successiva rispetto ai più noti maestri dell’arte povera e concettuale. Si definisce “pittore, soprattutto e “post poverista”. Le sue immagini sono “prese a prestito” alla pubblicità e ai giornali : profili, stili di vita in trasformazione proprio come la cera che utilizza per i suoi dipinti. L’enigma del visibile è nascosto. Sono opere impegnative, a strati perché sono strati di cera quelli che adopera per i quadri: “invitano e obbligano chi guarda a non fermarsi al primo impatto – dice –“ ad andare oltre alla ricerca del messaggio”. Per un inganno dei sensi la cera appare come schermo invalicabile che obbliga a guardare a distanza poi da vicino si scopre che i segni incisi per dare vita a volti e corpi non sono semplici linee, ma frasi. Anche queste “rubate” ad articoli di giornali e raccontano della fame nel mondo o di quante vittime stanno facendo guerre sconosciute in remoti paesi africani. Il primo impatto è legato all’estetica dell’opera, il successivo più nascosto è quello del messaggio.
Come dice Roberto Borghi: “ Il messaggio nelle opere di Luciano Pivotto, non si identifica con il medium, con il linguaggio. Per l’artista il medium è spesso un codice linguistico figurato, che ha come singoli idiomi le bandiere navali o i gesti con cui comunicano i sordomuti. Talvolta il messaggio “mezzo di trasmissione“ dek messaggio è la semplice, consueta scrittura: o, meglio, dei frammenti di scrittura, sottratti da pagine di giornali illustrati. Il suo messaggio è un invito a non limitarsi al medium, a cercare nelle trame della comunicazione un senso che travalica meccanismo, il funzionamento del codice e i suoi affascinanti ingranaggi.
(…)Visibile e invisibile, immaginario e reale, insomma, si confondono nell’ambito di una ricerca che ci affascina per l’attenzione costante verso l’aspetto insondabile e misterioso delle cose. “ “L’enigma della visione,”ha scritto Maurice Merleau-Ponty,” non è eliminato, ma rinviato dal pensiero di vedere alla visione in atto”.(…) Alberto Fiz
Già le composizioni del ‘99 (tempera su tavola ricoperta di cera) proponevano un’indagine sulla scrittura interpretata attraverso i segnali della navigazione. La cera, schermo invalicabile, obbligava a vedere l’opera a distanza. Nel caso delle macchine luminose, poi si crede di vedere ciò che non esiste e di fronte Ai Naviganti (Good Look) avviene il processo inverso, tanto che non si è in grado di osservare ciò che si trova davanti agli occhi.
Un processo mentale non dissimile lo ha portato a assemblare le bandierine colorate dell’alfabeto dei naviganti, per riprodurre simbolicamente su tastiere di computer un linguaggio universale. Decifrando il codice si scopre che le bandierine compongono la parola “HELP”, aiuto. Il grido che da anche il titolo alla mostra.
Come dice Roberto Borghi: “ Il messaggio nelle opere di Luciano Pivotto, non si identifica con il medium, con il linguaggio. Per l’artista il medium è spesso un codice linguistico figurato, che ha come singoli idiomi le bandiere navali o i gesti con cui comunicano i sordomuti. Talvolta il messaggio “mezzo di trasmissione“ dek messaggio è la semplice, consueta scrittura: o, meglio, dei frammenti di scrittura, sottratti da pagine di giornali illustrati. Il suo messaggio è un invito a non limitarsi al medium, a cercare nelle trame della comunicazione un senso che travalica meccanismo, il funzionamento del codice e i suoi affascinanti ingranaggi.
(…)Visibile e invisibile, immaginario e reale, insomma, si confondono nell’ambito di una ricerca che ci affascina per l’attenzione costante verso l’aspetto insondabile e misterioso delle cose. “ “L’enigma della visione,”ha scritto Maurice Merleau-Ponty,” non è eliminato, ma rinviato dal pensiero di vedere alla visione in atto”.(…) Alberto Fiz
Già le composizioni del ‘99 (tempera su tavola ricoperta di cera) proponevano un’indagine sulla scrittura interpretata attraverso i segnali della navigazione. La cera, schermo invalicabile, obbligava a vedere l’opera a distanza. Nel caso delle macchine luminose, poi si crede di vedere ciò che non esiste e di fronte Ai Naviganti (Good Look) avviene il processo inverso, tanto che non si è in grado di osservare ciò che si trova davanti agli occhi.
Un processo mentale non dissimile lo ha portato a assemblare le bandierine colorate dell’alfabeto dei naviganti, per riprodurre simbolicamente su tastiere di computer un linguaggio universale. Decifrando il codice si scopre che le bandierine compongono la parola “HELP”, aiuto. Il grido che da anche il titolo alla mostra.
20
gennaio 2005
Luciano Pivotto – Help 2005
Dal 20 gennaio al 25 febbraio 2005
arte contemporanea
Location
MARIA CILENA ARTE CONTEMPORANEA
Milano, Via Carlo Farini, 6, (Milano)
Milano, Via Carlo Farini, 6, (Milano)
Vernissage
20 Gennaio 2005, ore 18,30
Autore
