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Maria Pia Daidone – Sagome Mediterranee
Maria Pia Daidone, partendo dalla serie dedicata ai birilli, di qualche anno fa, ha elaborato una sagoma certa, di sapore antico e magico.
Comunicato stampa
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Maria Pia Daidone, partendo dalla serie dedicata ai birilli, di qualche anno fa, ha elaborato una sagoma certa, di sapore antico e magico.
E la nostra memoria critica ci ha accompagnato a ricordare una serie di oggetti, provenienti dalla zona di Rocca San Felice, in genere dedicati alla dea Mefite e a Cerere, conservati al Museo Provinciale di Avellino.
Di particolare importanza risultano i pezzi lignei.
Il grande “Xoanon” e gli altri reperti di intaglio in legno, collocabili tra il VI e il V secolo a.C., furono rinvenuti nella Valle dell’Ansanto, presso il tempio dedicato alla dea Mefite.
Furono ritrovati in perfetto stato di conservazione, favorito, probabilmente, dalla natura del terreno.
“Xoanon”, in greco, significava intaglio e con questo nome si finì per indicare i volti delle divinità intagliate.
I fenomeni geologici, i pericolosi soffioni velenosi e le polle di fango ribollenti impressionarono fortemente le popolazioni di quella zona che trovarono nel culto della dea Mefite la loro protettrice.
Quest’introduzione intende sottolineare che le opere attualissime di Maria Pia Daidone serbano umori ancestrali e riferimenti antropologici e sono in parallelo con le opere succitate.
Le sagome della brava artista partenopea, incise o disposte su legno, trattate da privilegiati cromatismi “noir”, in parte lucidi, perché accarezzate da cere, smalti, inchiostri e vernici, ed in parte matti, perché ombreggiate dalla grafite e da misurate sottrazioni opache, condensano un lavoro di anni, partito dalla figura del birillo.
Maria Pia Daidone ha esposto, negli anni precedenti, in diversi centri culturali di varie località della penisola sorrentina.
A luglio 2002 concretizza una monografica al “Palazzo Comunale” di Vico Equense e, poi, ad agosto del 2003, nel prestigioso “Museo Mineralogico Campano - Fondazione Discepolo”, sempre della Città di Vico Equense, sapientemente diretto da Umberto Celentano, delinea e motiva le nuove ricerche.
In conclusione, con questa mostra al Museo Archeologico “Silio Italico”, riesce saggiamente a condensare, con motivata partecipazione, l’orizzonte culturale del suo profilo di intendimenti visivi, in un contesto di indubbio valore.
Queste magiche sagome, di recentissima datazione, su cui insistono anche segni, segnacoli, segnature, graffi, incisioni, strofinature, accostamenti di sacro e profano, raccolgono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano a tempi antichi, in cui un graffito si poneva come primo elemento segnico-simbolico di interpretazione e comunicazione sociale.
Maurizio Vitiello
E la nostra memoria critica ci ha accompagnato a ricordare una serie di oggetti, provenienti dalla zona di Rocca San Felice, in genere dedicati alla dea Mefite e a Cerere, conservati al Museo Provinciale di Avellino.
Di particolare importanza risultano i pezzi lignei.
Il grande “Xoanon” e gli altri reperti di intaglio in legno, collocabili tra il VI e il V secolo a.C., furono rinvenuti nella Valle dell’Ansanto, presso il tempio dedicato alla dea Mefite.
Furono ritrovati in perfetto stato di conservazione, favorito, probabilmente, dalla natura del terreno.
“Xoanon”, in greco, significava intaglio e con questo nome si finì per indicare i volti delle divinità intagliate.
I fenomeni geologici, i pericolosi soffioni velenosi e le polle di fango ribollenti impressionarono fortemente le popolazioni di quella zona che trovarono nel culto della dea Mefite la loro protettrice.
Quest’introduzione intende sottolineare che le opere attualissime di Maria Pia Daidone serbano umori ancestrali e riferimenti antropologici e sono in parallelo con le opere succitate.
Le sagome della brava artista partenopea, incise o disposte su legno, trattate da privilegiati cromatismi “noir”, in parte lucidi, perché accarezzate da cere, smalti, inchiostri e vernici, ed in parte matti, perché ombreggiate dalla grafite e da misurate sottrazioni opache, condensano un lavoro di anni, partito dalla figura del birillo.
Maria Pia Daidone ha esposto, negli anni precedenti, in diversi centri culturali di varie località della penisola sorrentina.
A luglio 2002 concretizza una monografica al “Palazzo Comunale” di Vico Equense e, poi, ad agosto del 2003, nel prestigioso “Museo Mineralogico Campano - Fondazione Discepolo”, sempre della Città di Vico Equense, sapientemente diretto da Umberto Celentano, delinea e motiva le nuove ricerche.
In conclusione, con questa mostra al Museo Archeologico “Silio Italico”, riesce saggiamente a condensare, con motivata partecipazione, l’orizzonte culturale del suo profilo di intendimenti visivi, in un contesto di indubbio valore.
Queste magiche sagome, di recentissima datazione, su cui insistono anche segni, segnacoli, segnature, graffi, incisioni, strofinature, accostamenti di sacro e profano, raccolgono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano a tempi antichi, in cui un graffito si poneva come primo elemento segnico-simbolico di interpretazione e comunicazione sociale.
Maurizio Vitiello
18
dicembre 2004
Maria Pia Daidone – Sagome Mediterranee
Dal 18 dicembre 2004 al 31 gennaio 2005
arte contemporanea
Location
MUSEO ARCHEOLOGICO SILIO ITALICO
Vico Equense, Via Gaetano Filangieri, (Napoli)
Vico Equense, Via Gaetano Filangieri, (Napoli)
Orario di apertura
lunedì – mercoledì – venerdi: ore 9:00 – 12:00; martedì – giovedì: ore 16:00 – 18:00; prefestivi e festivi per appuntamento: 081/801.92.28.
Vernissage
18 Dicembre 2004, ore 11:00
Curatore


