18 gennaio 2014

Fino al 26.I.2014 Paolo Picozza, In caduta libera con poco cielo davanti MACRO, Roma

 
Al Macro Testaccio la prima retrospettiva in un museo pubblico per Paolo Picozza. Quaranta tele mostrano una visione unica del paesaggio, quasi un omaggio alla sua città -

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Percorrere il padiglione del MACRO dove è in corso la mostra di Paolo Picozza, e godere delle bellissime opere esposte, per lo più datate tra il 2003 e il 2010, anno della prematura scomparsa, è un’esperienza toccante.
In Giardino del Lago, del 2005, nella totale oscurità di uno spazio dove macchie nere di alberi si stagliano contro un cielo notturno, un tempietto  sembra emergere dall’acqua come unica luce in tanta oscurità, il suo biancore sembra liquefarsi come se a contatto con l’aria si ossidasse fino a perdere l’iniziale candore. In Scende su piccoli Fuochi, smalto su tela del 2007, accenni quasi impercettibili di rosso sono i piccoli fuochi che sopravvivono come piccoli cuori che riescono ancora a pulsare.
Paolo Picozza, Senza titolo, 2010 Foto Studio Boys – Riccardo e Daniele Ragazzi Collezione Picozza, Roma
In Onda dura, del 2008, ampi tratti di bitume e smalto si sovrappongono attraversando orizzontalmente la tela; energiche e perfette pennellate si rincorrono come onde che si stagliano verso un cielo grigio e saturo, un’onda più forte e possente irrompe e si impenna come l’incontenibile manifestazione di una spietata forza della natura.
In gran parte delle opere successive Paolo Picozza sembra voler congelare ogni emozione per riuscire a varcare un confine che liberi la profondità e la vastità della sua ricerca. La pittura di Paolo diventa racconto di ampi territori dove terra, ghiaccio e cielo si fondono tra il conoscibile e l’inconoscibile, sovrapposizioni di bitume e smalto ed altro ancora sono fusioni di materia che diviene pura visione. 
Volumi tesi, compatti. Dimensioni dilatate. Bianchi che emergono dal nero e sembrano galleggiare, e il nero che si rafforza ancora e domina il bianco, il bianco si confonde ma poi si dilata come ghiaccio che si sta per sciogliere. In Senza titolo del 2010, olio e bitume su tela, l’immagine di una montagna si staglia a tutto campo contro un cielo chiaro e fisso in una immobilità che sembra si stia per sgretolare, tracce di percorsi si perdono per liquefarsi a valle. In un’altra splendida opera, Senza titolo sempre del 2010, i neri emergono inesorabili e prendono forme di navi, poderose prue che fendono i ghiacci pronte a fare rotta verso altri mari alla scoperta di nuovi territori.  
Mi torna in mente l’ultimo capitolo di Gordon Pym, bellissimo racconto di Edgar Allan Poe, il cui significato rimarrà sempre avvolto nel mistero, e penso: forse Paolo, salpando verso un oceano a noi sconosciuto, è riuscito ad incontrare qualcosa o qualcuno che ha finalmente soddisfatto la sete di conoscenza e verità a cui tanto anelava.
Giuliana Stella
mostra visitata il 16 gennaio 2014
dal 18 dicembre 2013 al 26 gennaio 2014
Paolo Picozza – In caduta libera con poco cielo davanti
a cura di Achille Bonito Oliva
MACRO Testaccio  
piazza Orazio Giustiniani, 4, Roma
Orario: da martedì a domenica, ore 16.00-22.00 

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