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Sauver/Capturer – Dalla pianura padana alle Alpi bernesi
La mostra fotografica, comprendente 20 stampe colore cm. 50×60, 2 stampe colore cm. 150×220, 1 rotocalcografia, un video e una conferenza documentano il trasferimento patrimoniale della Pobbia dall’estremo lembo meridionale del Ticino alle colline dell’Oberland bernese. La Pobbia è un oggetto meritevole di protezione. Si tratta di una
testimonianza architettonica di una Svizzera oggi scomparsa e di una
politica culturale complessa che coinvolge Confederazione, Cantoni e
fondazioni private. Nicolas Savary e Tilo Steireif hanno seguito i lavori che si sono protratti per più di un anno, partendo dall’idea di proporre un giudizio critico sulla scorta di una sequenza fotografica. Il loro intento non è dunque stato quello di realizzare una bella serie di fotografie, hanno invece privilegiato e messo in luce gli aspetti sociali e culturali connessi con il trasferimento del manufatto al Ballenberg. Questa operazione è espressione di quella tradizione elvetica del consenso che si estrinseca quando è in gioco la conoscenza di aspetti della cultura e della politica regionali. Questo consenso intellettuale si è concretizzato fisicamente nell’edificio rimontato e parzialmente ricostruito, visto che parte del materiale è andato perso in sede di demolizione e ha dovuto essere sostituito.
Le rovine della masseria, che rischiavano di essere sacrificate a una
disordinata crescita urbana, sono state smontate sotto la guida di persone esperte e trasferite al Ballenberg, un museo all’aperto della civiltà rurale svizzera, dove questo notevole esempio di edificio a corte ha assunto un carattere simbolico.
«Testimonianza esemplare di storia rurale e di protoindustria per l’allevamento dei bachi da seta e i rapporti commerciali con le filande comasche e basilesi», l’ha definita l’arch. Giovanni Buzzi, responsabile dell’Istituto di catalogazione, rilievo e restauro dei beni culturali (ICRR).
Sauver/Capturer – Dalla pianura padana alle Alpi bernesi
arte contemporanea
Milano, Via Del Vecchio Politecnico, 3, (Milano)


