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L’esposizione, curata da Fabrizio D’Amico e promossa dal Comune di Ferrara, rivela come Toti Scialoja sia da considerare a pieno titolo un protagonista del panorama artistico del Novecento.
La rassegna ripercorre i diversi periodi della sua ricerca pittorica, sempre contraddistinti da una grande inquietudine esistenziale ed artistica in quanto Scialoja, che ha vissuto con tensione ed intensità, ha sempre considerato la pittura come “altra esistenza ”.
Dopo i quadri segnati da un certo espressionismo influenzato dalla Scuola Romana , Scialoja, verso il ’55, raggiunge un personalissimo linguaggio di matrice astratta, creando immagini impulsive e di grande forza espressiva che occupano, con ritmo e fantasia, lo spazio della tela.
Il suo incontro con la scuola di New York, in occasione di un importante soggiorno nel ’56, lo porta ad avvicinarsi alla action painting, tecnica che sente molto vicina alle sue esigenze espressive: con pennellate veloci ed impulsive, quasi superando i limiti del supporto, cerca di porre sulla tela in modo ordinato, il disordine della vita. Sono determinanti per lui, in questo periodo, le amicizie con Arshile Gorky, Williem de Kooning, Cy Twombly ed Alexander Calder , autori a cui è dedicata anche una piccola sezione in mostra.
Scialoja, in seguito, abbandona deliberatamente il pennello “così ubbidiente al polso” per utilizzare invece materiali antitradizionali ed extrapittorici: “Dipingendo con lo straccio intriso di colore molto liquido […] ho imparato a stampare, a trasmettere direttamente i sussulti, la renitenza di una materia che reagisce come fosse viva ”.
Seguendo la sua continua ricerca sperimentale, l’artista giunge così nel ’57 ad elaborare le “Impronte”, grandi e “solitarie” forme di colore “battute” ed impresse sulla superficie della tela, ottenute tramite la tecnica dello “stampaggio ”. Scialoja lavora febbrilmente la tela, stesa a terra, a cui aggiunge sabbie e polveri aggregate con il vinavil; successivamente inserisce anche corde, merletti, garze e carta di giornali che diventano un corpo unico col colore della tela.
Superato un difficile periodo di crisi negli anni Settanta e inizi Ottanta, l’artista romano crea lavori
marcati da un ritorno al “grande gesto libero e cieco ” caratteristico del primo periodo della sua maturità dove il segno si muove libero, senza perdere però l’affascinante raffinatezza intrinseca di tutta la sua opera.
In questi ultimi capolavori in cui si intersecano molteplici ricerche, sembra che Scialoja, finalmente, abbia trovato la sua libertà nel dipingere e, forse, nel vivere.
In mostra, di fianco ai sessanta dipinti di grandi dimensioni fra i più considerevoli della produzione pittorica di Scialoja, molti dei quali finora inediti, sono esposti anche quindici piccole e sconosciute sculture in bronzo realizzate dall’autore durante gli ultimi anni ottanta.
paola trevisan
PALAZZO DEI DIAMANTI, Corso Ercole I d’Este, 21, inaugurazione 18.30, 9.30 – 13.30/ 15.00 – 18, a cura di Fabrizio D’Amico, intero € 7; ridotto € 6,20, catalogo €34, 0532 209988/204828
[exibart]









Peccato non aver fatto in tempo a incontrarlo di persona! E bell’articolo!