Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Questa bella mostra su Giacinto Cerone (Melfi 1957-Roma 2004) si ricollega alle due importanti esposizioni antologiche romane del 2011 presso la Galleria d’Arte Moderna, e del 2014 presso il Museo MACRO, e ribadisce con forza quanto l’opera dell’artista lucano non sia più da considerare una estrema propaggine dell’Informale, come spesso è stata inquadrata, ma un percorso autonomo e consapevole, che conosce il passato ed il panorama contemporaneo, vi dialoga, ma in ultima analisi sceglie di discostarsene.
Il curatore Raffaele Gavarro seleziona un numero relativamente esiguo di opere, ma il percorso espositivo è estremamente eloquente: Giacinto Cerone viene presentato attraverso una trentina di sculture di medie e grandi dimensioni, tutte rigorosamente bianche.
L’unico filo conduttore è infatti quello del colore: i pezzi esposti risalgono a periodi diversi ed anche i materiali sono eterogenei, e variano dal legno, al gesso, alla ceramica fino alla plastica.
Cerone, acuto intellettuale e poeta sensibile, trasmette anche alla scultura la sua inquietudine ed il suo tormento; lavora con esasperazione e col gusto morboso di ridurre la materia in brandelli che si staccano e si accumulano su se stessi.

Questa passione per la concretezza è però contraddetta dalla scelta profondamente speculativa della cromia: il bianco, nella ricerca del maestro lucano, è il colore che serve a celare la materia, più che a rivelarla, poiché ha la prerogativa di privare tutto ciò che ricopre dell’intrinseca ed inevitabile connotazione naturalistica.
L’esposizione è un vero e proprio omaggio da parte di un curatore ironico ed appassionato nei confronti di un maestro dell’arte contemporanea italiana che è stato ingiustamente trascurato e sottovalutato, e che si è finalmente iniziato a riconsiderare. La sua scultura estremamente vivace, le forme sfatte e drammatiche e costruite per accumulo di materia, la fisicità con cui si rapporta ai materiali, sono caratteristiche specifiche della sua ricerca intellettuale che si basa sulla comprensione e sulla conoscenza della storia dell’arte (il raffronto con Medardo Rosso è inevitabile), ma che preferisce collocarsi a latere del solco tracciato dai maestri del passato.
Completano la mostra alcuni grandi disegni colorati che contrastano volutamente con il candore delle opere tridimensionali, e che Cerone concepì come dichiarati esercizi intellettuali, “quasi a voler rinnegare la presunzione della verticalità antica della scultura”.
Ombretta Paesante
mostra visitata il 23 dicembre
Dal 30 Novembre 2016 al 21 Gennaio 2017
Giacinto Cerone: Santo e Contrario
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta 59, Milano
Orari: da martedì a venerdì 13.30-19.30
sabato 12.00-19.00
Info: galleriearte@creval.it – www.creval.it







_523x300.jpg)

