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PLSTCT – Unauthorized Reproduction for Functional
Performance di Parola tra Gesto e Architettura. In questa sessione il collettivo tarantino PLSTCT (Grazia Mappa e Gabriele Leo) presenterà la restituzione editoriale intitolata Unauthorized Reproduction for Functional Purpose – a tribute to Charlotte Posenenske. Info: www.studioconcreto.net
Comunicato stampa
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studioconcreto, con l’ausilio di un intervento a firma del collettivo PLSTCT, presenta la restituzione editoriale del ciclo di incontri Performance di Parola tra Gesto e Architettura che ha visto la partecipazione di Claire Fontaine, Roberta Mansueto (takecare), Marta Olivieri, Pietro Gaglianò, Simona Cleopazzo e dei collettivi Casa a Mare e Post Disaster. L’edizione realizzata in collaborazione con Pigment Workroom, raccoglie testi e immagini di documentazione del progetto incentrato sull’analisi della prossemica degli spazi non convenzionali che sfuggono alla pianificazione progettuale istituzionale, con l’obiettivo di riconsiderare ancora una volta lo spazio intersoggettivo della strada come matrice del dibattito politico e sociale. Sarà inoltre presentato al pubblico il libro d’artista Prima Casa del collettivo Casa a Mare, edito da Libri Tasso, insieme al multiplo dell’omonima formella in ceramica realizzata appositamente per il villaggio INA-Casa di Lecce in cui è sito studioconcreto. Un’edizione è interamente dedicata all’approfondimento del laboratorio eco-sensibile Corpotesto a cura di Roberta Mansueto e Marta Olivieri, infine una pubblicazione sulla mostra I - WE - YES ospita al suo interno un testo inedito dell’artista collettiva Claire Fontaine.
Per accogliere le edizioni e i multipli di Performance di Parola tra Gesto e Architettura il duo PLSTCT ha realizzato un dispositivo site-specific dal nome Unauthorized Reproduction for Functional Purpose - a tribute to Charlotte Posenenske pensato e disegnato come base fisica su cui sarà evidenziato il dialogo tra i diversi contributi realizzati. Il dispositivo si lega concettualmente a Creatures of Habit, Breathing il video realizzato dal duo tarantino nel mese di giugno per exscenario (https://studioconcreto.net/exscenario). A suo tempo fu esplorato l’atto di respirare come una necessità vitale da cui l’architettura - intesa come una tecnologia di controllo dei corpi e dello spazio - non può prescindere. Reproduction for Functional Purpose - a tribute to Charlotte Posenenske reinterpreta principalmente una serie di opere scultoree dell’artista Charlotte Posenenske, esponente marginale e controversa della minimal art che negli anni ‘60 ha disegnato una serie di volumi in acciaio ispirati agli impianti di ventilazione degli edifici. Questi moduli, denominati serie D, sono concepiti per essere assemblati in infinite combinazioni in relazione allo spazio architettonico. In questo caso, le componenti tecnologiche per la conduzione dell’aria selezionate da PLSTCT, vengono inglobate dalle caratteristiche spaziali di studioconcreto con l'obiettivo di generare uno spaesamento all’interno di uno spazio domestico.
La reinterpretazione realizzata da PLSTCT non è formale o materica, ma funzionale. I moduli concepiti da Posenenske sono stati riprodotti cercando di creare una replica il più possibile fedele all’originale ma, dal momento che non sono più utilizzati come opere scultoree bensì come display, ridisegnano nuovi significati. La sola differenza con gli oggetti disegnati dall’artista è il marchio apposto su ogni modulo. Questa operazione, di fatto, annulla la corrispondenza tra copia nonautorizzata e i pezzi originali. In un certo senso viene compiuta una sorta di downgrade: da scultura/opera esposta a piattaforma/basamento per opere.
Nel 1968 Posenenske scrisse un manifesto su Art International in cui spiegava il motivo che la indusse ad abbandonare il mercato dell’arte a favore della ricerca sociologica. Nel testo afferma: “Le cose che faccio sono modificabili, più semplici possibile, riproducibili.” Posenenske, inoltre, ha condiviso deliberatamente le dimensioni e le istruzioni tecniche degli elementi che aveva disegnato. “Per lei l’anonimato era importante. Passando dall’arte Minimal a quella concettuale, vedeva la sua funzione come quella di un fornitore di materiale, che non doveva essere presente al momento della realizzazione artistica. Gradualmente diventò sempre meno rilevante che le sue creazioni venissero identificate come arte.” (Martin Pesch - Frieze.com).
Enfatizzando ulteriormente la sua idea di democratizzazione dell’arte, i PLSTCT hanno deciso di reinterpretare il lavoro dell’artista minimalista come uno strumento di design open-source da utilizzare per creare un sistema di display. A partire dall’intenzione di Posenenske di “declassare” l’opera d’arte a oggetto industriale, il dispositivo mira a generare una serie di riflessioni sui confini che esistono tra arte e design - e quindi anche tra funzionale e non funzionale.
-- [Luglio – settembre, 2020] Performance di Parola tra Gesto e Architettura è un ciclo di incontri ispirato alle pratiche di pedagogia radicale che mira a decostruire la parola per mezzo di azioni performative esplorando etimologia, significati e possibili declinazioni che intercorrono nei diversi ambiti semantici e disciplinari. Questa ricerca intende aprire una riflessione sul linguaggio, su ciò che va oltre e lo sottintende: la parola, il gesto, l’architettura. I contributi di Roberta Mansueto (takecare), Marta Olivieri, Pietro Gaglianò, Simona Cleopazzo e dei collettivi Casa a Mare e Post Disaster - la maggior parte dei quali operanti sul territorio pugliese e accomunati da pratiche processuali volte alla tematizzazione critica dei luoghi - si sono relazionati con il villaggio di case popolari INA-Casa di Lecce in cui è sito studioconcreto con l’obiettivo di riconsiderare ancora una volta lo spazio intersoggettivo della strada come matrice del dibattito politico e sociale.
Il ciclo di incontri è stato inaugurato il 15 luglio 2020 con la mostra personale I - WE - YES di Claire Fontaine e con una lecture dell’artista collettiva sui legami tra esperienza, rappresentazione e intersoggettività a difesa del valore politico della compresenza dei corpi che, nonostante le avversità e la sintomatica crisi della presenza, non deve essere sostituito dalla normalizzazione delle relazioni attraverso i mezzi di comunicazione indiretta.
Casa a Mare è un progetto di ricerca in campo estetico e socio-culturale, un laboratorio dinamico fondato nel 2014 da Luca Coclite (Gagliano del Capo, Lecce, 1981) e Giuseppe de Mattia (Bari, 1980) in collaborazione con Claudio Musso (Seriate, Bergamo, 1982). Casa a Mare ha organizzato e ha preso parte ad eventi espositivi e performativi in spazi istituzionali, indipendenti e non convenzionali.
Simona Cleopazzo (1972) operatrice culturale, scrittrice e femminista. Ha fondato la Lega Italiana per la lotta contro l’AIDS di Lecce, ha scritto e realizzato molti progetti europei, coordinato una campagna di comunicazione contro le mutilazioni genitali femminili. Attiva nel gruppo di lettura “Orti di guerra”, coordina una “piccola biblioteca della 167a”, cura una rassegna di visioni di donne “Alice e le altre” e laboratori di scrittura sui “diari” in carcere, la Dozza di Bologna (1994/2000), Borgo San Nicola a Lecce (2006/2020). Organizza conversazioni sul femminismo a domicilio. Ha pubblicato il romanzo “Tre noci moscate nella dote della sposa” (Lupo editore 2012), “Irene e Frida” (Musicaos editore 2016), “150+1, appunti sull’amore e sulla scrittura” (Collettiva edizioni 2019).
Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le contronarrazioni agite dall’arte, prediligendo il contesto urbano e sociale come scena dei linguaggi contemporanei, con una particolare attenzione per i sistemi teorici della Performance Art. Nei suoi libri e nelle sue mostre, in Italia e all'estero, è centrale la sperimentazione di formati ibridi tra arte e scienze sociali per coltivare la percezione politica dello spazio pubblico e della comunità. Su questo tema ha pubblicato, oltre a numerosi saggi, Memento. L’ossessione del Visibile (Postmedia Books, 2016). Insegna in istituzioni italiane e statunitensi ed è attivo in progetti e reti internazionali che sperimentano pratiche di arte e educazione non formale per l’inclusione sociale e contro la discriminazione. Sulla pedagogia radicale ha pubblicato La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia (Gli Ori, 2020).
Roberta Mansueto curatrice indipendente si laurea in Visual cultures e pratiche curatoriali all’Accademia di Belle arti di Brera nel 2015. Nel 2014 apre con Caterina Molteni e Denise Solenghi, Tile project space (Milano) spazio di ricerca e di promozione dei giovani artisti italiani; dal 2018 è ideatrice-fondatrice di takecare, progetto che indaga la pratica di scrittura nell'arte contemporanea, intesa come cura e pratica del sé, attivando il testo attraverso una serie di performance di scrittura (dal reading alla conduction) e collaborando -tra i progetti- con Post Disaster Rooftops, Ramdom, Apuliart Contemporary. Da quest'anno si prende cura di un orto custode e una residenza all'interno del progetto OrtoFertile, associazione di ricerca che promuove studi di etnobotanica, agro-biodiversità, ecologia ed eco-femminismo.
Marta Olivieri è autrice e performer. Nel 2013 si diploma in danza contemporanea presso Formazione Bartolomei sotto la direzione di R. Appià. Consegue gli attestati di Modem Pro e Modem Advanced nel 2014 presso Scenario Pubblico, Catania. Nel 2018 si diploma come Somatic Movement Educator all’interno del programma di formazione Body-Mind Centering® e conduce dallo stesso anno laboratori di ricerca somatica e compositiva sotto la direzione di Fernando R. Ferrer presso Scenario Pubblico, Catania. Dal 2017 propone “Pratica delle posture - incontri di consapevolezza corporea abitabili per tutt* i corpi”. All’interno delle lezioni utilizza strumenti di anatomia esperienziale. Ha lavorato come interprete in L’uomo che cammina per DOM- (Sirna-Delogu)nel 2018. Nel 2019 e nel 2020 partecipa al progetto Roma Non Esiste. Attualmente è autrice del lavoro performativo Trespass | processing an emerging choreography.
Post Disaster è una piattaforma curatoriale e critica che raduna progettisti, pensatori e artisti ad indagare la condizione dello scenario urbano mediterraneo. La ricerca cerca di fare luce sui meccanismi di disparità innescati dai flussi di produzione su scala globale a partire da Taranto, città simbolica delle contraddizioni interne al sistema socio-economico occidentale. Il progetto, fondato da PLSTCT (Grazia Mappa e Gabriele Leo), Gabriella Mastrangelo e Peppe Frisino, mira a generare un dialogo interdisciplinare, inseguendo una ricchezza e complessità di sguardi che i limiti delle singole discipline non potrebbero permettere. Le azioni di Post Disaster si sviluppano attraverso episodi che avvengono sui tetti della città e prendono il nome di POST DISASTER ROOFTOPS: performance collettive per la costruzione, condivisione e de-centralizzazione di conoscenza - di solito concentrata in contesti urbani culturalmente avvantaggiati.
PLSTCT è un duo fondato nel 2017 da Grazia Mappa e Gabriele Leo. Il loro lavoro incorpora i linguaggi dell’architettura, del design, dell’arte e della scrittura nell’indagare le relazioni co-evolutive tra corpo (umano e non) e spazio, in relazione a ecologia, tecnologia e politica. La loro pratica si basa su un approccio crossdisciplinare e cerca di mettere in discussione le norme e i sistemi binari che sono alla base dell’uso dello spazio all’interno delle culture dominanti. Spesso occupano quella zona grigia tra il funzionale e non funzionale. Nel 2018 hanno co-fondato Post Disaster, una piattaforma critica di confronto che cerca di far luce sul ruolo dei territori marginali, all’interno dei flussi di produzione capitale su scala globale. Il loro lavoro è stato esposto in spazi indipendenti e istituzionali legati all’arte contemporanea e alla ricerca sull’architettura (Like A Little Disaster, Triennale Milano). La loro ricerca ha contribuito a diverse pubblicazioni, indipendenti e accademiche, tra cui AA School of Architecture London, The Institute of Queer Ecology, ETH Zurich Architecture department, Kabul Magazine.
studioconcreto Via Francesco Ribezzo, s.n. – 73100 Lecce info@studioconcreto.net 40°21'19.3"N 18°11'00.5"E www.studioconcreto.net www.facebook.com/info.studioconcreto www.instagram.com/studio.concreto
Per accogliere le edizioni e i multipli di Performance di Parola tra Gesto e Architettura il duo PLSTCT ha realizzato un dispositivo site-specific dal nome Unauthorized Reproduction for Functional Purpose - a tribute to Charlotte Posenenske pensato e disegnato come base fisica su cui sarà evidenziato il dialogo tra i diversi contributi realizzati. Il dispositivo si lega concettualmente a Creatures of Habit, Breathing il video realizzato dal duo tarantino nel mese di giugno per exscenario (https://studioconcreto.net/exscenario). A suo tempo fu esplorato l’atto di respirare come una necessità vitale da cui l’architettura - intesa come una tecnologia di controllo dei corpi e dello spazio - non può prescindere. Reproduction for Functional Purpose - a tribute to Charlotte Posenenske reinterpreta principalmente una serie di opere scultoree dell’artista Charlotte Posenenske, esponente marginale e controversa della minimal art che negli anni ‘60 ha disegnato una serie di volumi in acciaio ispirati agli impianti di ventilazione degli edifici. Questi moduli, denominati serie D, sono concepiti per essere assemblati in infinite combinazioni in relazione allo spazio architettonico. In questo caso, le componenti tecnologiche per la conduzione dell’aria selezionate da PLSTCT, vengono inglobate dalle caratteristiche spaziali di studioconcreto con l'obiettivo di generare uno spaesamento all’interno di uno spazio domestico.
La reinterpretazione realizzata da PLSTCT non è formale o materica, ma funzionale. I moduli concepiti da Posenenske sono stati riprodotti cercando di creare una replica il più possibile fedele all’originale ma, dal momento che non sono più utilizzati come opere scultoree bensì come display, ridisegnano nuovi significati. La sola differenza con gli oggetti disegnati dall’artista è il marchio apposto su ogni modulo. Questa operazione, di fatto, annulla la corrispondenza tra copia nonautorizzata e i pezzi originali. In un certo senso viene compiuta una sorta di downgrade: da scultura/opera esposta a piattaforma/basamento per opere.
Nel 1968 Posenenske scrisse un manifesto su Art International in cui spiegava il motivo che la indusse ad abbandonare il mercato dell’arte a favore della ricerca sociologica. Nel testo afferma: “Le cose che faccio sono modificabili, più semplici possibile, riproducibili.” Posenenske, inoltre, ha condiviso deliberatamente le dimensioni e le istruzioni tecniche degli elementi che aveva disegnato. “Per lei l’anonimato era importante. Passando dall’arte Minimal a quella concettuale, vedeva la sua funzione come quella di un fornitore di materiale, che non doveva essere presente al momento della realizzazione artistica. Gradualmente diventò sempre meno rilevante che le sue creazioni venissero identificate come arte.” (Martin Pesch - Frieze.com).
Enfatizzando ulteriormente la sua idea di democratizzazione dell’arte, i PLSTCT hanno deciso di reinterpretare il lavoro dell’artista minimalista come uno strumento di design open-source da utilizzare per creare un sistema di display. A partire dall’intenzione di Posenenske di “declassare” l’opera d’arte a oggetto industriale, il dispositivo mira a generare una serie di riflessioni sui confini che esistono tra arte e design - e quindi anche tra funzionale e non funzionale.
-- [Luglio – settembre, 2020] Performance di Parola tra Gesto e Architettura è un ciclo di incontri ispirato alle pratiche di pedagogia radicale che mira a decostruire la parola per mezzo di azioni performative esplorando etimologia, significati e possibili declinazioni che intercorrono nei diversi ambiti semantici e disciplinari. Questa ricerca intende aprire una riflessione sul linguaggio, su ciò che va oltre e lo sottintende: la parola, il gesto, l’architettura. I contributi di Roberta Mansueto (takecare), Marta Olivieri, Pietro Gaglianò, Simona Cleopazzo e dei collettivi Casa a Mare e Post Disaster - la maggior parte dei quali operanti sul territorio pugliese e accomunati da pratiche processuali volte alla tematizzazione critica dei luoghi - si sono relazionati con il villaggio di case popolari INA-Casa di Lecce in cui è sito studioconcreto con l’obiettivo di riconsiderare ancora una volta lo spazio intersoggettivo della strada come matrice del dibattito politico e sociale.
Il ciclo di incontri è stato inaugurato il 15 luglio 2020 con la mostra personale I - WE - YES di Claire Fontaine e con una lecture dell’artista collettiva sui legami tra esperienza, rappresentazione e intersoggettività a difesa del valore politico della compresenza dei corpi che, nonostante le avversità e la sintomatica crisi della presenza, non deve essere sostituito dalla normalizzazione delle relazioni attraverso i mezzi di comunicazione indiretta.
Casa a Mare è un progetto di ricerca in campo estetico e socio-culturale, un laboratorio dinamico fondato nel 2014 da Luca Coclite (Gagliano del Capo, Lecce, 1981) e Giuseppe de Mattia (Bari, 1980) in collaborazione con Claudio Musso (Seriate, Bergamo, 1982). Casa a Mare ha organizzato e ha preso parte ad eventi espositivi e performativi in spazi istituzionali, indipendenti e non convenzionali.
Simona Cleopazzo (1972) operatrice culturale, scrittrice e femminista. Ha fondato la Lega Italiana per la lotta contro l’AIDS di Lecce, ha scritto e realizzato molti progetti europei, coordinato una campagna di comunicazione contro le mutilazioni genitali femminili. Attiva nel gruppo di lettura “Orti di guerra”, coordina una “piccola biblioteca della 167a”, cura una rassegna di visioni di donne “Alice e le altre” e laboratori di scrittura sui “diari” in carcere, la Dozza di Bologna (1994/2000), Borgo San Nicola a Lecce (2006/2020). Organizza conversazioni sul femminismo a domicilio. Ha pubblicato il romanzo “Tre noci moscate nella dote della sposa” (Lupo editore 2012), “Irene e Frida” (Musicaos editore 2016), “150+1, appunti sull’amore e sulla scrittura” (Collettiva edizioni 2019).
Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le contronarrazioni agite dall’arte, prediligendo il contesto urbano e sociale come scena dei linguaggi contemporanei, con una particolare attenzione per i sistemi teorici della Performance Art. Nei suoi libri e nelle sue mostre, in Italia e all'estero, è centrale la sperimentazione di formati ibridi tra arte e scienze sociali per coltivare la percezione politica dello spazio pubblico e della comunità. Su questo tema ha pubblicato, oltre a numerosi saggi, Memento. L’ossessione del Visibile (Postmedia Books, 2016). Insegna in istituzioni italiane e statunitensi ed è attivo in progetti e reti internazionali che sperimentano pratiche di arte e educazione non formale per l’inclusione sociale e contro la discriminazione. Sulla pedagogia radicale ha pubblicato La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia (Gli Ori, 2020).
Roberta Mansueto curatrice indipendente si laurea in Visual cultures e pratiche curatoriali all’Accademia di Belle arti di Brera nel 2015. Nel 2014 apre con Caterina Molteni e Denise Solenghi, Tile project space (Milano) spazio di ricerca e di promozione dei giovani artisti italiani; dal 2018 è ideatrice-fondatrice di takecare, progetto che indaga la pratica di scrittura nell'arte contemporanea, intesa come cura e pratica del sé, attivando il testo attraverso una serie di performance di scrittura (dal reading alla conduction) e collaborando -tra i progetti- con Post Disaster Rooftops, Ramdom, Apuliart Contemporary. Da quest'anno si prende cura di un orto custode e una residenza all'interno del progetto OrtoFertile, associazione di ricerca che promuove studi di etnobotanica, agro-biodiversità, ecologia ed eco-femminismo.
Marta Olivieri è autrice e performer. Nel 2013 si diploma in danza contemporanea presso Formazione Bartolomei sotto la direzione di R. Appià. Consegue gli attestati di Modem Pro e Modem Advanced nel 2014 presso Scenario Pubblico, Catania. Nel 2018 si diploma come Somatic Movement Educator all’interno del programma di formazione Body-Mind Centering® e conduce dallo stesso anno laboratori di ricerca somatica e compositiva sotto la direzione di Fernando R. Ferrer presso Scenario Pubblico, Catania. Dal 2017 propone “Pratica delle posture - incontri di consapevolezza corporea abitabili per tutt* i corpi”. All’interno delle lezioni utilizza strumenti di anatomia esperienziale. Ha lavorato come interprete in L’uomo che cammina per DOM- (Sirna-Delogu)nel 2018. Nel 2019 e nel 2020 partecipa al progetto Roma Non Esiste. Attualmente è autrice del lavoro performativo Trespass | processing an emerging choreography.
Post Disaster è una piattaforma curatoriale e critica che raduna progettisti, pensatori e artisti ad indagare la condizione dello scenario urbano mediterraneo. La ricerca cerca di fare luce sui meccanismi di disparità innescati dai flussi di produzione su scala globale a partire da Taranto, città simbolica delle contraddizioni interne al sistema socio-economico occidentale. Il progetto, fondato da PLSTCT (Grazia Mappa e Gabriele Leo), Gabriella Mastrangelo e Peppe Frisino, mira a generare un dialogo interdisciplinare, inseguendo una ricchezza e complessità di sguardi che i limiti delle singole discipline non potrebbero permettere. Le azioni di Post Disaster si sviluppano attraverso episodi che avvengono sui tetti della città e prendono il nome di POST DISASTER ROOFTOPS: performance collettive per la costruzione, condivisione e de-centralizzazione di conoscenza - di solito concentrata in contesti urbani culturalmente avvantaggiati.
PLSTCT è un duo fondato nel 2017 da Grazia Mappa e Gabriele Leo. Il loro lavoro incorpora i linguaggi dell’architettura, del design, dell’arte e della scrittura nell’indagare le relazioni co-evolutive tra corpo (umano e non) e spazio, in relazione a ecologia, tecnologia e politica. La loro pratica si basa su un approccio crossdisciplinare e cerca di mettere in discussione le norme e i sistemi binari che sono alla base dell’uso dello spazio all’interno delle culture dominanti. Spesso occupano quella zona grigia tra il funzionale e non funzionale. Nel 2018 hanno co-fondato Post Disaster, una piattaforma critica di confronto che cerca di far luce sul ruolo dei territori marginali, all’interno dei flussi di produzione capitale su scala globale. Il loro lavoro è stato esposto in spazi indipendenti e istituzionali legati all’arte contemporanea e alla ricerca sull’architettura (Like A Little Disaster, Triennale Milano). La loro ricerca ha contribuito a diverse pubblicazioni, indipendenti e accademiche, tra cui AA School of Architecture London, The Institute of Queer Ecology, ETH Zurich Architecture department, Kabul Magazine.
studioconcreto Via Francesco Ribezzo, s.n. – 73100 Lecce info@studioconcreto.net 40°21'19.3"N 18°11'00.5"E www.studioconcreto.net www.facebook.com/info.studioconcreto www.instagram.com/studio.concreto
26
settembre 2020
PLSTCT – Unauthorized Reproduction for Functional
26 settembre 2020
arte contemporanea
performance - happening
performance - happening
Location
STUDIOCONCRETO
Lecce, Via Francesco Ribezzo, 5, (LE)
Lecce, Via Francesco Ribezzo, 5, (LE)
Orario di apertura
18- 21
Vernissage
26 Settembre 2020, dalle ore 18:00 alle ore 21:00. Anteprima su prenotazione dalle ore 11:30 alle ore 13:00 info@studioconcreto.net , su invito
Sito web
Autore
Curatore









