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Soft Spot
Soft Spot presenta le opere di tre artisti: Amelia Briggs, Mona Broschar e Manon Steyaert. La mostra ruota intorno al concetto di Softness e alla sua interpretazione. Forme tondeggianti, materiali curvi e forme setose diventano il soft spot dello spettatore, piegandolo di fronte alle seducenti opere
Comunicato stampa
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Nel 1969, l’artista Claes Oldenburg disse che “la ragione principale per creare una versione morbida di un oggetto conosciuto come solido potrebbe essere (e penso sempre più che lo sia) per esagerare o per isolare la condizione di morbidezza. E altre condizioni come la gravità – ovvero la condizione per la quale alcuni oggetti sembrano esistere, e noi come oggetti, come materia, sembriamo esistere.”
L’aggettivo morbido è associato al lino bianco, a nuvole vaporose, a shampoo schiumosi, a torte soffici, a coperte pelose, alla neve silenziosa, alla luce pallida, al latte caldo. La Morbidezza crea aspettative nella nostra testa, ha un posto tutto suo nella nostra mente. E se la Morbidezza diventasse provocatoria? Cosa accadrebbe se la Morbidezza, intrinsecamente sottomessa, calmante, rassicurante e confortevole, diventasse colorata, stonata, travolgente, richiamando gli occhi del visitatore al fine di farlo sentire scomodo, a disagio?
Forme tondeggianti, materiali curvati, figure vellutate si trasformano nel Soft Spot – punto debole – del visitatore, vittoriose e forti si presentano le opere di Manon Steyaert, Amelia Briggs e Mona Broschar, incantando lo spettatore con dolcezza attraverso una bellezza intangibile. Le opere delle tre artiste danno alla Morbidezza un duplice significato, calmante diventa scomodo, pallido e bianco diventa sgargiante e vivace, sottomesso, rassicurante e fragile diventa potente, spiazzante, esistente.
Ciascuna artista ha il suo modo di esplorare questo tema, un’esplorazione intima che si concentra sulle qualità materiali e sui sentimenti che l’opera puo evocare.
Le opere di Manon Steyaert rispecchiano il suo interesse per tessuti e i drappeggi. Arricciati o lasciati cadere, i tagli sgargianti di silicone di Manon, vogliono attrarre il visitatore, avvicinarlo, sempre di più. Le sculture morbide di Amelia Briggs creano esperienze tattili, invitanti e giocose, ci affascinano e ci catturano. Astratte, gonfie e vivaci, le opere di Amelia ci appaiono come oggetti familiari, come ricordi d’infanzia che appartengono ad un tempo lontano. A volte aliene, ma invitanti, morbide e pelose, le sculture sembrano invogliarci a giocare, indipendentemente dalla nostra età. La morbidezza delle opere di Mona Broschar è meno letterale e più figurativa, plastica e dolce, il lavoro di Mona ci rivela il nostro avido appetito. Le curve perfette dipinte su tela si trasformano in un secondo momento da ricordi d’infanzia ad una fastidiosa voluttuosa perfezione. Le opere di Mona si focalizzano su proprio questo momento cruciale: invitanti e seducenti finché diventano per il visitatore troppo da sopportare, creando questa sensazione fastidiosa di desiderio e irraggiungibilità.
Testo di Cecilia Monteleone
L’aggettivo morbido è associato al lino bianco, a nuvole vaporose, a shampoo schiumosi, a torte soffici, a coperte pelose, alla neve silenziosa, alla luce pallida, al latte caldo. La Morbidezza crea aspettative nella nostra testa, ha un posto tutto suo nella nostra mente. E se la Morbidezza diventasse provocatoria? Cosa accadrebbe se la Morbidezza, intrinsecamente sottomessa, calmante, rassicurante e confortevole, diventasse colorata, stonata, travolgente, richiamando gli occhi del visitatore al fine di farlo sentire scomodo, a disagio?
Forme tondeggianti, materiali curvati, figure vellutate si trasformano nel Soft Spot – punto debole – del visitatore, vittoriose e forti si presentano le opere di Manon Steyaert, Amelia Briggs e Mona Broschar, incantando lo spettatore con dolcezza attraverso una bellezza intangibile. Le opere delle tre artiste danno alla Morbidezza un duplice significato, calmante diventa scomodo, pallido e bianco diventa sgargiante e vivace, sottomesso, rassicurante e fragile diventa potente, spiazzante, esistente.
Ciascuna artista ha il suo modo di esplorare questo tema, un’esplorazione intima che si concentra sulle qualità materiali e sui sentimenti che l’opera puo evocare.
Le opere di Manon Steyaert rispecchiano il suo interesse per tessuti e i drappeggi. Arricciati o lasciati cadere, i tagli sgargianti di silicone di Manon, vogliono attrarre il visitatore, avvicinarlo, sempre di più. Le sculture morbide di Amelia Briggs creano esperienze tattili, invitanti e giocose, ci affascinano e ci catturano. Astratte, gonfie e vivaci, le opere di Amelia ci appaiono come oggetti familiari, come ricordi d’infanzia che appartengono ad un tempo lontano. A volte aliene, ma invitanti, morbide e pelose, le sculture sembrano invogliarci a giocare, indipendentemente dalla nostra età. La morbidezza delle opere di Mona Broschar è meno letterale e più figurativa, plastica e dolce, il lavoro di Mona ci rivela il nostro avido appetito. Le curve perfette dipinte su tela si trasformano in un secondo momento da ricordi d’infanzia ad una fastidiosa voluttuosa perfezione. Le opere di Mona si focalizzano su proprio questo momento cruciale: invitanti e seducenti finché diventano per il visitatore troppo da sopportare, creando questa sensazione fastidiosa di desiderio e irraggiungibilità.
Testo di Cecilia Monteleone
24
maggio 2021
Soft Spot
Dal 24 al 31 maggio 2021
arte contemporanea
Location
Numeroventi
Firenze, Via dei Pandolfini, 20, (FI)
Firenze, Via dei Pandolfini, 20, (FI)
Orario di apertura
11-18
Vernissage
29 Maggio 2021, SAVE THE DATE | 29 MAGGIO
Dalle 17.30 in poi drink e rinfreschi
6 PM visita con il curatore
Non mancare, vieni a Firenze!, su invito
Sito web
Autore
Curatore
