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L’ex Cinema Corso di Vicenza rinasce come centro per le culture contemporanee
Architettura
di redazione
Dopo quasi 30 anni di chiusura, l’ex Cinema Corso di Vicenza riaprirà con una nuova identità. Nel 2027 lo storico edificio di Corso Fogazzaro tornerà a vivere come CORSO – Culture del Contemporaneo, laboratorio culturale dedicato alla produzione, alla sperimentazione e alla formazione artistica. A firmare il progetto di riqualificazione, vincitore del concorso internazionale di architettura promosso dalla Fondazione Giuseppe Roi, il raggruppamento guidato da ALTRALINEA e SPARCH, selezionato per la solidità tecnica e la coerenza tra impianto architettonico e visione culturale.
L’intervento punta a immettere nel centro storico una cifra contemporanea, in dialogo aperto con l’eredità palladiana. L’obiettivo è colmare un vuoto nel sistema culturale vicentino, offrendo uno spazio stabile dedicato alla sperimentazione artistica e alle nuove generazioni. Il costo stimato dell’opera è pari a 2,8 milioni di euro. Nei prossimi mesi verrà perfezionato il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, passaggio decisivo per avviare l’intervento.

Il concorso internazionale: le fasi
Istituita nel 1988 dal marchese Giuseppe “Boso” Roi, con la missione di promuovere e valorizzare la cultura e il patrimonio artistico vicentino, la Fondazione Giuseppe Roi, per la riqualificazione dell’ex Cinema Corso, ha adottato una procedura anonima in due fasi secondo standard pubblici, con commissione nominata e verbali trasparenti, a ribadire la responsabilità pubblica di un’iniziativa pur nata in ambito privato.
Alla prima fase hanno partecipato 125 proposte provenienti dall’Italia e da quattro Paesi europei. Cinque i raggruppamenti ammessi alla fase finale. La giuria, composta da Eva Fabbris, direttrice del museo Madre di Napoli, Ippolito Pestellini Laparelli, architetto e già presidente della Giuria della Biennale Architettura, Antonio Atripaldi, progettista con significativa esperienza museale, Nicola Tracanzan, in rappresentanza dell’Ordine degli Architetti PPC di Vicenza, e Francesca Lazzari, Presidente della Fondazione Giuseppe Roi, ha riconosciuto nel progetto vincitore la capacità di integrazione, di aggiornamento e sostenibilità gestionale.
Il nuovo Cinema Corso di Vicenza: trasformare senza cancellare la storia
Alla fine degli anni ’40, in una Vicenza ancora segnata dai bombardamenti, priva dei teatri Verdi ed Eretenio distrutti durante la guerra, il cinema diventa il principale luogo di spettacolo collettivo. Oltre alle sale parrocchiali e ai cinema già attivi – dall’Odeon al Palladio, dal Roma al Kursaal – il 21 febbraio 1948 aprì il Cinema Corso con I miserabili di Riccardo Freda, interpretato da Gino Cervi e Valentina Cortese.

Progettato dall’architetto Giuseppe Morseletto, appartenente alla nota famiglia vicentina attiva nella lavorazione della Pietra di Vicenza, il Corso sorge sulle macerie di casa Teso, distrutta dalle bombe. La sala, descritta dal Giornale di Vicenza come «Un ambiente diverso dalle solite sale cinematografiche», presenta una forma leggermente trapezoidale, una platea con piccola loggia sopraelevata e un soffitto apribile per garantire freschezza nei mesi estivi.

Con i suoi 600 posti, il Corso diventa uno dei cinema più eleganti e capienti della città, contendendosi le prime visioni con il Roma e il Palladio. Sotto la gestione di Vasco Valerio si distingue per una programmazione attenta al cinema internazionale e americano. La facciata su Corso Fogazzaro è impreziosita da tre sculture raffiguranti le muse dell’arte, realizzate dal Laboratorio Morseletto.

Il primo maggio 1996 la sala è costretta alla chiusura per le difficoltà di adeguamento alle nuove normative sull’agibilità. L’ultima proiezione è Toy Story – Il mondo dei giocattoli. Da allora l’edificio era rimasto come una presenza sospesa nel centro storico.

Il nuovo progetto si innesta nell’edificio storico con un approccio stratigrafico, evitando gesti invasivi. La facciata su Corso Fogazzaro, vincolata e identitaria, viene preservata come soglia urbana, mentre l’interno viene ripensato come organismo flessibile.

L’iconica sala trapezoidale diventa il fulcro di un sistema modulare in grado di adattarsi a configurazioni differenti: platea, spazio performativo, ambiente espositivo, sala immersiva. L’aggiornamento strutturale e impiantistico integra infrastrutture tecnologiche avanzate e soluzioni orientate all’efficienza energetica e al riuso consapevole dell’esistente. Accanto alla sala principale troveranno spazio ambienti per coworking creativo, residenze temporanee e laboratori, secondo una logica di permeabilità tra produzione e fruizione.

Un nuovo presidio per il contemporaneo
Con CORSO – Culture del Contemporaneo l’ex cinema verrà reinterpretato come infrastruttura culturale. Residenze artistiche under 35, mostre site specific, festival multidisciplinari, laboratori e progetti di welfare culturale comporranno una programmazione interdisciplinare e intergenerazionale.

Parallelamente alla fase progettuale, nel 2026 verrà costituita una nuova Fondazione che coinvolgerà partner istituzionali e privati per garantire una gestione condivisa e sostenibile nel lungo periodo.










