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Lina Ghotmeh trasformerà il cortile di Palazzo Litta in un labirinto per la Milano Design Week 2026
Architettura
di redazione
Dal 20 aprile 2026, durante la Milano Design Week, il cortile principale di Palazzo Litta accoglierà Metamorphosis in Motion, installazione site specific firmata dall’architetta Lina Ghotmeh e commissionata da MoscaPartners per la mostra annuale Variations. Si tratta del primo intervento personale all’aperto in Italia per l’architetta libanese, chiamata a confrontarsi con uno dei contesti storici più riconoscibili della città.
Il tema scelto per l’edizione 2026 della commissione di MoscaPartners, Metamorphosis, viene inteso come trasformazione attivata dalla sperimentazione, dallo sviluppo di nuovi materiali e dalle tecnologie contemporanee. La sfida, per il mondo del design, è quella di interpretare gli scenari attuali e prefigurare quelli futuri, tenendo insieme i bisogni e i desideri dell’essere umano con una riflessione più ampia sul rapporto con il pianeta, le sue risorse e le forme di interazione tra le diverse dimensioni della vita.

Il cortile barocco di Palazzo Litta – edificio settecentesco su Corso Magenta, nel cui complesso sono compresi anche la sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano e il Teatro Litta, il più antico teatro attivo della città – diventa un palcoscenico vivo. L’intervento temporaneo occupa integralmente lo spazio centrale con un labirinto di geometrie curve, sedute e schermi in una tonalità rosa intensa che dialoga per contrasto con la pietra e le simmetrie storiche.

Metamorphosis in Motion si sviluppa attraverso percorsi sequenziali e prospettive mobili, guidando i visitatori in un’esperienza coreografata. Ogni area del labirinto offre modalità differenti di relazione con luce, spazio ed elementi naturali, invitando all’esplorazione e alla sosta. Il cortile, tradizionalmente spazio di passaggio e rappresentanza, viene reinterpretato come ecosistema collettivo, da soglia a luogo comune, da scenario a spazio partecipato.

Ghotmeh definisce il proprio approccio come una archeologia del futuro, una pratica che intreccia memoria, paesaggio e progetto. Nata a Beirut nel 1980, formata tra l’American University of Beirut e l’École Spéciale d’Architecture di Parigi, l’architetta, nella sua ricerca, combina rigore costruttivo e dimensione poetica, con un’attenzione al contesto culturale e storico. Negli ultimi anni ha ricevuto riconoscimenti internazionali di rilievo, tra cui l’inclusione nella TIME100 Next 2025, il Gold Award a Expo 2025 Osaka per il Padiglione del Bahrain e il Great Arab Minds Award.










