06 febbraio 2008

fino al 23.II.2008 Catherine Yass London, Alison Jacques

 
Si aprono e si chiudono le porte della Diga delle Tre Gole. Le porte di un audace progesso, quello della Cina. Ma anche quello del mondo occidentale, tra l’illusione del potere e la desolazione della realtà concreta. L’ultimo video dell’artista inglese riflette sull’era delle “tecnologie avanzate”...

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Catherine Yass (London, 1963), ha sempre utilizzato il mezzo fotografico per realizzare paesaggi in cui domina l’imponenza delle architetture raffigurate e un certo senso di isolamento, di straniamento dalla realtà. I suoi lightbox, come anche i suoi video, sono spesso immagini di spazi industriali trasformati, grazie all’uso di luci e colori fluorescenti, in paesaggi psichedelici, in cui l’assenza totale dell’elemento umano satura l’atmosfera di un silenzio meditativo. Mentre lo spettatore è invitato a immergersi per immaginare “spazi altri”, luoghi al di fuori e nel profondo della propria coscienza, quelli che Deleuze definiva “percezioni gassose”. Come spiega Michael Newman nel testo introduttivo alla mostra, “l’artista affronta la camera in un modo che non necessariamente è basato sul vedere umano, spesso la sua è una visione non umana, come se scaturisse dall’interno delle cose”.
Anche in quest’occasione, l’artista non si smentisce e presenta il suo ultimo lavoro video Lock, girato nella diga delle Tre gole sulle rive del fiume Yangtze, insieme ad alcuni lightbox che riprendono lo stesso soggetto. Una struttura fra le più imponenti al mondo nel suo genere, la diga delle Tre gole rappresenta per la Cina il più importante lavoro di ingegneria dopo la Grande muraglia; rappresenta il sogno e l’ambizione del progresso, mista a una certa nostalgia per l’antica grandezza della Cina imperiale (le due porte della diga ricordano le porte all’ingresso degli antichi templi)
Catherine Yass - Lightbox - 2008 - veduta dell’installazione presso Alison Jacques Gallery, London
Proiettato sulle due pareti opposte della galleria, il video mostra l’apertura e la chiusura delle porte della diga in un divenire in cui l’accento è posto tanto sulla fisicità, espressa attraverso le dimensioni vicine al reale dei due video, che sull’aspetto temporale, in cui alla lenta apertura della diga corrisponde dal lato opposto una lenta chiusura. Questo procedere in slow motion regala alla struttura una maggiore imponenza architettonica e, allo stesso tempo, crea pause fisiche e psicologiche che spiazzano lo spettatore e lo pongono di fronte all’anima vuota del progresso.
È possibile scorgere un accenno polemico dell’artista nei confronti della bramosia del progresso, dell’insensatezza di questi grandi “corpi morti” in cui manca quell’élan vital, quell’energia che appartiene tanto alla natura quanto all’animo umano, ma certamente non alla tecnologia. Forse una lettura eccessivamente ecologista, ma si tratta comunque di una visione condivisibile in un èra dominata da monumentali architetture che sembrano dover rappresentare la crescita economica, politica e sociale del mondo.
Catherine Yass - Lock - 2008 - due proiezioni simultanee in 16mm trasferite su HD mpeg - 9'44'' - courtesy Alison Jacques Gallery, London
Mentre il discorso del video si rivela concettualmente ed esteticamente interessante, lo stesso non si può dire dei quattro lightbox, alle pareti di un secondo spazio, che mostrano alcuni particolari della diga e del paesaggio circostante. Attraverso l’uso di colori fluorescenti, il paesaggio industriale assume toni psichedelici e il discorso si risolve in virtuosismi non necessari.

federica bueti
mostra visitata il 15 gennaio 2008

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dal 15 gennaio al 23 febbraio 2008
Catherine Yass
Alison Jacques Gallery
16-18, Berners Street – London W1T3LN
Orario: da martedì a sabato ore 10-18 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +44 02076314720; fax +44 02076314750; info@alisonjacquesgallery.com; www.alisonjacquesgallery.com

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