29 settembre 2020

A Milano nasce Zona Monti: intervista agli ideatori della nuova “rete”

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Intorno all'area della stazione Cadorna gallerie e fondazioni si uniscono per creare un'altra geografia dell'arte meneghina: Zona Monti. Ecco l'intervista, in attesa dell'opening di domani

Archivio Agnetti
Archivio Agnetti

La vita a Milano riprende dopo la pandemia? Di certo quello che vi stiamo per raccontare è un bel segnale verso una ritrovata normalità.
Da domani, infatti, nasce ufficialmente ZONA MONTI, ovvero quel settore della città che si snoda proprio intorno alla via Vincenzo Monti, tra le stazioni della metropolitana Cadorna e Concilizione, a due passi dal Cenacolo e dal Castello.
Federico LugerOfficine Saffi, Pananti Atelier, Podbielski Contemporary, Galleria Tonelli e Viasaterna, insieme all’Archivio Vincenzo Agnetti, Fondazione Stelline e Fondazione Piero Portaluppi, si sono uniti in una nuova squadra per promuovere l’offerta culturale di questa zona così centrale ma, talvolta, considerata un po’ fuori dalle rotte dell’arte contemporanea.
E in attesa della visita (pronazione qui) agli spazi, domani dalle 12 alle 22, con due passeggiate d’architettura guidate da Maria Vittoria Capitanucci e un intervento di Marco De Michelis, noi ci siamo fatti raccontare dai protagonisti la loro idea…non risparmiando qualche questione un po’ scomoda.

Casa Portaluppi in una foto d'epoca di Antonio Paoletti
Casa Portaluppi in una foto d’epoca di Antonio Paoletti

Zona Monti nasce in risposta a tutte le altre zone di Milano che in questi anni sono nate (e anche scomparse)?
«Zona Monti nasce da un sentire condiviso, quello di apprezzare il quartiere che ci circonda, e la volontà di provare a vivacizzarlo, invitando la città a ri-scoprirlo attraverso un percorso nell’arte e nell’architettura che tocca diversi linguaggi ed epoche. Zona Monti non è nata da una strategia “in risposta a”. Le varie zone e distretti che negli anni hanno caratterizzato più o meno felicemente il panorama cittadino sono nate da sinergie ed esigenze ciascuna diversa dall’altra, dalle Cinque Vie a Brera District, piuttosto che Lambrate o BienNolo. Oggi, in particolare, il cambiamento d’orizzonte che stiamo attraversando e che ci spinge in una dimensione più local, sollecita e favorisce la naturale necessità di far confluire verso un obiettivo comune le nostre energie. È un esperimento che vorremmo portare avanti e veder crescere».

Cosa offre Zona Monti nella vostra idea rispetto al resto di Milano?
«Più che “rispetto a” ci piace pensare a un “oltre a”. Milano offre una grande stratificazione di bellezze culturali, alcune più valorizzate e conosciute di altre. Zona Monti ha tanto da offrire, accanto ai gioielli d’arte e architettura come Santa Maria delle Grazie e l’Ultima Cena di Leonardo, al Castello Sforzesco con La Pietà Rondanini di Michelangelo, o al liberty dei palazzi di Via Saffi e Revere, ha numerosi edifici da riscoprire realizzati da maestri straordinari come Portaluppi, Magistretti, Zanuso, Caccia Dominioni, Giò Ponti, Gardella, Piccoli… E le sue Fondazioni pubbliche e private come il Palazzo delle Stelline, la Fondazione Piero Portaluppi, Castiglioni, Albini, e gli archivi Vincenzo Agnetti e Melotti, luoghi di grande valore culturale. E le nostre gallerie d’arte, che svolgono un ruolo culturale dinamico, presentando mostre sulla ricerca contemporanea. Poi ci sono molti negozi, bar, ristoranti e pasticcerie di qualità, capaci di accogliere e vivacizzare il quartiere».

C’è bisogno di unione in questo periodo decisamente poco felice per la città che – al contrario di altre – sta facendo parecchia fatica a rimettersi in pista? Ma con quali strategie? Milano, dopo il lockdown, sembra aver perso la direzione. Forse perché senza il grande evento a fare da traino la città non si è mai organizzata davvero “dal basso”, in associazionismo e con una coscienza realmente culturale e filantropica non solo legata al momento e all’economia?
«Zona Monti è la nostra risposta. Abbiamo fatto squadra, rispettando le peculiarità di ognuno, abbiamo coinvolto il quartiere. Grazie alla preziosa collaborazione con Maria Vittoria Capitanucci, storico dell’architettura e docente al Politecnico di Milano abbiamo organizzato dei tour guidati all’aperto, alla riscoperta degli edifici della zona, tracciando un percorso ideale in grado di avvicinare le tante realtà e offrendo al pubblico un momento di approfondimento culturale. Non abbiamo inventato nulla, abbiamo avuto il desiderio di unire le nostre energie: la dinamica dell’evento funziona solo se alimenta relazioni virtuose, sia culturali che economiche. In una situazione globale ancora drammatica una risposta misurata e attenta nell’interesse della collettività potrebbe essere una delle soluzioni praticabili».

2 Commenti

  1. Propio lí, nel parco Sempione, cé la Triennale, e le sculture del bagno misterioso, di Giorgio De Chirico, del teatro di Alberto Burri, di Antonio Pardiso, di Arman,e li cé sempre l´ombra misteriosa di Leonardo, che ha lavorato molti anni con Ludovico Sforza, e molto vicino, in Santa Maria delle Grazie, cé ” L´ultima Cena” , il dipinto murale, di Leonardo da Vinci, che é stato un milanese per anni.
    La via Vincenzo Monti, e i dintorni, sono propio giusti per svilupare un nuovo discorso concettuale ed artístico di avanguardia, anzi nel Castello Sforzesco si devono fare delle mostre di arte contemporanea, e nel parco, un museo di sculture all aperto.
    Nel Castello c`e una biblioteca di libri d´arte inmensa, e ci sono centinaia di disegni e di incisioni straordinarie, quasi nascosti, che non conosce quasi nessuno. Bisogna aprire questi spazi a una nuova vita.
    La Trennale si merita anche un nuovo rilancio.

  2. E Fantástico. Milano e sempre stata una cittá che ha creato nuove risorse, e nuovi spazi per l´Arte, in continua evoluzione culturale ed artística.La cittá di Lucio Fontana, e di Piero Manzoni, eroi di una avventura insolita.

    Sono stato per piú di 20 anni, li vicino a Piazza Cadorna,e Vincenzo Monti, in Foro Bonaparte, vicino al Castello Sforzesco,e al parco, e credo che sia propio il momento di rilanciare le energíe per una rinascita.
    Purtroppo una grande generazione non c´e piú, mi ricordo con affetto di Gianno Dova, que viveva li vicino, di Emilio Scanavino, di Emilio Tadini, di Gió Pomodoro, di Mario Rossello, di Agenore Fabbri, di Enrico Baj, di Gianni Bertini, di Mimmo Rotella, e poi anche di Gillo Dorfles, Raffaele De Grada, Hugo Mulas, e tanti altri, Marconi, Gastaldelli, Ferrarotti, Cafiso, Ardemany, Swartz, Scheiwiller, che hanno fatto si che la scena artística milanese sia stata nelle avanguardie di Europa per anni.
    Un caro saluto ai promotori di questa iniziativa.

    Santiago Palet

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