15 gennaio 2026

A tu per tu con Mia Rigo, figura intraprendente, dinamica e originale che sta ridefinendo il ruolo degli archivi artistici

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Imprenditrice di successo, collezionista d’arte e mente visionaria dietro il progetto Archivorum, Mia Rigo rappresenta oggi una fonte di ispirazione per chi ama l’arte contemporanea e l’editoria indipendente, offrendo uno sguardo nuovo e coraggioso sul mondo della cultura, L'abbiamo incontrata

Floating Pages installation view Geneva photo credit Alice Saitta

L’universo creato da Mia Rigo si distingue per palette cromatiche vivaci, cura meticolosa del dettaglio, creatività e un raffinato senso dello stile, qualità che attraversano i suoi progetti: dal settore dell’ospitalità, con la serie The Magic Collection Retreats, fino alle biblioteche d’arte dedicate agli editori indipendenti. La scorsa primavera è approdata a Torino la prima biblioteca aperta al pubblico di Archivorum, negli spazi della Galleria Franco Noero.

Paarliamo della sua collezione…

«La mia collezione è nata nel 2011 e si è costruita come una costellazione: non per accumulo, ma per affinità e necessità. Mi interessa ciò che, nell’opera, mette in discussione le abitudini dello sguardo e ci obbliga a fare i conti con la complessità. Negli anni ho seguito con attenzione il tema dell’artigianalità — intesa non come nostalgia, ma come consapevolezza del fare — e la relazione fra corpo e spazio in un’epoca post-medium, in cui i confini tra linguaggi si fanno porosi. Il messaggio che spero emerga attraverso le opere è questo: l’arte non è un codice per pochi, ma un allenamento alla profondità. Ci insegna a non semplificare, a restare dentro le sfumature e a riconoscere che la realtà non è mai univoca».

Mia Rigo Portrait credit photo Susan Mariani

Dall’arte ai libri: perché Archivorum Library e perché gli editori indipendenti

«Il mio rapporto con i libri è organico, non accessorio. Sono cresciuta in un ambiente in cui la biblioteca era un gesto quotidiano e fondativo: mia madre ha contribuito alla creazione delle biblioteche pubbliche della mia città e, come ultimo progetto, della Biblioteca Delfini. Oggi, a 84 anni, continua a studiare filosofia all’università.
Per me, il libro è uno strumento essenziale di affezione e appartenenza: mi dà sicurezza, orientamento, continuità. Cataloghi, libri d’artista, saggi critici e pubblicazioni indipendenti rappresentano spazi in cui la ricerca rimane libera, spesso più coraggiosa e non allineata. Archivorum Library nasce da un’urgenza concreta: rendere consultabile ciò che troppo spesso resta invisibile, riservato a cerchie ristrette o destinato a scomparire perché privo di supporto di mercato. Collezionare editori indipendenti significa preservare ecosistemi di pensiero, non soltanto singoli volumi, e costruire uno spazio in cui studio e ricerca possano diventare esperienza condivisa. Una biblioteca è, per me, una forma di ospitalità intellettuale: un invito a sostare, leggere e connettere».

Preservare, ricercare, educare: tre verbi, un metodo

«Preservare, ricercare ed educare non sono parole decorative: sono scelte operative. Preservare significa proteggere l’opera nella sua interezza, insieme ai processi, ai documenti, alle relazioni che la rendono comprensibile. Ricercare vuol dire creare condizioni reali di studio: una piattaforma internazionale e inclusiva, capace di mettere in dialogo persone, archivi e istituzioni. Educare, infine, per me è diffusione del sapere: non semplificare, ma offrire strumenti e accesso, affinché l’arte diventi una possibilità per chiunque voglia avvicinarsi con serietà e curiosità. È un lavoro di lungo periodo, ma è anche ciò che rende un progetto culturalmente responsabile».

Archivorum Library, credit photo Clara Cao

Archivorum xM: libertà editoriale e scelta degli artisti

«Archivorum xM nasce dal desiderio di offrire agli artisti uno spazio editoriale realmente libero: un libro che rispecchi la loro ricerca senza vincoli rigidi di formato, misure o contenuto. L’idea che un libro possa essere un’estensione dell’opera e non un semplice prodotto editoriale  mi interessa profondamente. Gli artisti vengono scelti attraverso un percorso di ascolto e di ricerca: cerchiamo pratiche capaci di sostenere un approfondimento vero, che abbiano una stratificazione e una coerenza tali da generare un libro necessario, non decorativo. Quando un libro d’artista funziona, non illustra: pensa».

Quale è il ruolo del libro nell’epoca della tecnologia?

«In un tempo dominato dalla velocità, il libro è uno spazio di resistenza gentile. È un oggetto che chiede tempo, attenzione, continuità. Non si consuma in pochi secondi: ci obbliga a rallentare, a seguire un pensiero, a costruire una relazione non impulsiva con le immagini e con le idee. Solitamente, occupa poco spazio e si porta dappertutto. Per questo credo che oggi il libro sia più importante, non meno: è un esercizio di profondità. E in un ecosistema culturale spesso frammentato, questa profondità è un bene raro».

Archivorum Library, credit photo Clara Cao

Arte come strumento di trasformazione, oltre il privilegio

«Per me l’arte è una forza che sostiene e trasforma, perché ci consegna parole e forme per dire ciò che non sappiamo dire. Uscire dall’idea di privilegio non vuol dire rendere l’arte più piccola: vuol dire rendere più grande l’accesso al sapere. Aprire archivi, biblioteche, strumenti di ricerca. Creare spazi in cui chiunque possa entrare con dignità, e con possibilità vere. Sento soprattutto una responsabilità verso i giovani: arte e poesia insegnano a comunicare, a capire, a immaginare. E quando l’arte diventa esperienza condivisa, cambia anche il modo in cui una comunità si guarda e si pensa. Mi torna in mente Vecchioni: le idee come voci di madre, perse in questo sputo di universo».

Cosa immagina per il futuro di Archivorum?

«Immagino Archivorum come un ecosistema in crescita: archivi preservati con rigore, piattaforme di ricerca sempre più accessibili, programmi educativi e borse di studio che diventino una struttura stabile per sostenere chi studia e chi inizia. Mi piacerebbe che evolvesse senza perdere la sua bussola etica: apertura, inclusione, responsabilità sociale. Vorrei che fosse percepito come un progetto utile e umano, capace di rendere visibile ciò che spesso resta invisibile e di trasformare la memoria in possibilità».

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