31 gennaio 2026

Andy Warhol, ritrovati film inediti degli anni Sessanta: la proiezione al MoMA

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Scoperti e sviluppati dopo 60 anni, i film inediti di Andy Warhol raccontano la Factory, la vita quotidiana dell’avanguardia newyorkese e i desideri di un'epoca di sperimentazioni radicali

Newly processed Andy Warhol film (ca. 1960s). USA. Directed by Andy Warhol. Courtesy The Museum of Modern Art / The Andy Warhol Museum

Un ritrovamento inatteso ha riportato alla luce una parte della produzione cinematografica di Andy Warhol rimasta finora invisibile. Lunedì prossimo, in una proiezione unica al MoMA – Museum of Modern Art di New York, verranno presentati per la prima volta film girati dall’artista e dal suo entourage negli anni Sessanta, rimasti per decenni allo stato di materiale non sviluppato e mai visti, nemmeno da Warhol stesso.

Tra il 1963, anno in cui Warhol acquistò una cinepresa Bolex 16mm, e il 1972, l’artista realizzò oltre 600 film, costruendo uno dei corpus più radicali e prolifici dell’avanguardia cinematografica del Novecento. Il nuovo ritrovamento – più di un’ora complessiva di immagini in movimento – amplia ulteriormente questo archivio, offrendo uno sguardo diretto sul suo metodo di lavoro e sull’ecosistema culturale della Factory.

Newly processed Andy Warhol film (c. 1960s). USA. Directed by Andy Warhol. Courtesy The Museum of Modern Art / The Andy Warhol Museum

C’è infatti un legame strutturale e profondo tra Andy Warhol e il cinema, che va anche oltre la sperimentazione. Il grande artista concepiva il film come un’estensione diretta della pittura: immagini fisse che durano nel tempo, piani-sequenza senza montaggio, camera immobile e azione ridotta al minimo. Opere come Sleep, Kiss, Eat o Empire dovevano funzionare come “quadri proiettati”, mentre tecniche come la dilatazione temporale, l’uso del fuoricampo e la ripetizione svuotavano il gesto di ogni enfasi narrativa e amplificavano il senso dell’attesa, mettendo lo spettatore a confronto con se stesso.

Alla Silver Factory, laboratorio collettivo e open house permanente, il cinema diventava registrazione del caso, del desiderio e delle relazioni, fino a sfiorare pornografia, happening e parodia dello star system hollywoodiano. In questa tensione continua tra artificio e realtà, tra riproduzione meccanica e iperrealismo, il cinema di Warhol cerca di annullare la distanza tra immagine e mondo, facendo del dispositivo filmico uno strumento radicale di osservazione del reale.

Il materiale recuperato comprende dunque otto nuovi Screen Tests, i celebri ritratti filmati in bianco e nero, ciascuno della durata di circa quattro minuti, dedicati a figure della cerchia warholiana. Tra i soggetti compaiono l’attore Dennis Hopper e la collezionista Jane Holzer, già presenti in altri Screen Tests, ma anche Naomi Levine, artista e attrice apparsa in diversi film di Warhol ma finora assente dalla serie. Accanto a questi ritratti emergono sequenze inedite girate per Batman Dracula, Sleep e Couch, oltre a riprese sperimentali che documentano momenti di vita quotidiana e di lavoro.

Il ritrovamento più rilevante riguarda alcune bobine di contenuto esplicitamente sessuale, girate sul celebre divano della Factory diversi anni prima di Blue Movie (1969), film in cui un uomo e una donna vengono ripresi durante un pomeriggio di attività quotidiane, sotto la doccia, mentre mangiano o fanno l’amore e discutono sulla guerra in Vietnam.

Queste immagini suggeriscono che Warhol stesse esplorando il linguaggio pornografico già a metà degli anni Sessanta, anticipando quella stagione di “porno chic” che avrebbe segnato la cultura visiva americana di fine decennio. Un materiale rimasto a lungo invisibile, probabilmente anche per ragioni legali, che oggi consente di riconsiderare l’ampiezza delle sue ambizioni cinematografiche.

Newly processed Andy Warhol film (ca. 1960s). USA. Directed by Andy Warhol. Courtesy The Museum of Modern Art / The Andy Warhol Museum

Le bobine sono state scoperte casualmente circa dieci anni fa, durante una ricognizione dell’archivio filmico di Warhol conservato dal MoMA in un deposito in Pennsylvania. La scatola, etichettata come “raw stock”, cioè materiale non processato, era stata inizialmente considerata di poco interesse. Solo nel 2024, però, 86 rulli non sviluppati sono stati finalmente trattati presso il laboratorio Colorlab di Washington: 38 di essi hanno restituito immagini sorprendentemente ben conservate, a distanza di circa 60 anni dalle riprese.

Tra le sequenze più curiose, un breve film girato nell’estate del 1963 a Central Park, che gli archivisti considerano uno dei primi esperimenti di Warhol con la nuova cinepresa. Altri frammenti documentano la scena artistica newyorkese nel suo momento di massima effervescenza: una mostra di Frank Stella alla Leo Castelli Gallery nel 1964 o un viaggio in camper del 12 marzo 1966 verso Ann Arbor, con Warhol e i membri dei Velvet Underground diretti a un’esibizione all’Università del Michigan.

Non mancano le feste leggendarie della Factory, riprese nel marzo del 1966, e una serie di film erotici ambientati nello studio, che contribuiscono a delineare un ritratto più complesso e meno addomesticato dell’artista. Secondo Greg Pierce, già direttore del dipartimento film e video dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, questo materiale confermerebbe l’idea di un Warhol “pornoisseur”, interessato a spingere il cinema verso territori marginali e controversi.

La proiezione, intitolata Andy Warhol Exposed: Newly Processed From the 1960s, si terrà il 2 febbraio, alle 18:30, al MoMA e rappresenta un’occasione irripetibile per confrontarsi con un Warhol ancora inedito, icona della Pop Art ma anche osservatore instancabile, mosso dalla volontà – e dalla curiosità – di registrare senza filtri la vita, il desiderio e le contraddizioni del suo tempo.

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