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Chiude la Mnuchin Gallery: la fine di una galleria legata al suo fondatore
Arte contemporanea
di redazione
La Mnuchin Gallery, una delle esperienze più longeve e riconoscibili dell’Upper East Side newyorkese, chiuderà definitivamente alla fine di febbraio. L’annuncio è stato dato con una nota ufficiale, diffusa alcune settimane dopo la scomparsa del suo fondatore, Robert Mnuchin, avvenuta il 20 dicembre 2025, all’età di 92 anni. L’ultima mostra, una serie di plate paintings di Julian Schnabel, ha suggellato la fine di un percorso che ha attraversato 30 anni di mercato, ricerca e ridefinizione dei canoni dell’arte del Novecento e contemporanea. La chiusura della Mnuchin Gallery segna anche la conclusione di un modello profondamente legato alla figura del suo fondatore: una galleria concepita come estensione di una visione personale, tra mercato e ricerca.

«Per più di tre decenni, Mnuchin Gallery ha avuto il privilegio di presentare mostre capaci di generare un dialogo raro e continuativo tra studiosi e pubblico intorno ad alcune delle opere più significative del nostro tempo», si legge nel comunicato. «Alla luce della scomparsa di Robert Mnuchin, annunciamo con gratitudine e spirito di riflessione la conclusione del programma della galleria, una scelta che appare coerente con il fatto che la galleria fosse, prima di tutto, espressione della sua passione e della sua visione personale».
Prima di entrare nel mondo dell’arte, Robert Mnuchin era stato una figura di primo piano a Goldman Sachs tra gli anni Sessanta e Settanta. Dopo il ritiro dalla finanza, nel 1990, scelse di intraprendere una nuova strada, fondando nel 1992, insieme a James Corcoran, la galleria C&M Arts. Nel corso degli anni il nome cambiò più volte, da C&M Arts a L&M Arts, in collaborazione con Dominique Lévy, fino all’attuale Mnuchin Gallery, ma rimase costante la sede, al 45 East 78th Street, di proprietà di Mnuchin e della moglie Adriana.
Come ricordava lo stesso Mnuchin in un’intervista del 2021, il passaggio dalla finanza al sistema dell’arte non fu privo di rischi: lasciare «La macchina Goldman» richiedeva coraggio e la volontà di misurarsi al di fuori delle strutture istituzionali. Esclusa la possibilità di entrare in un museo senza una formazione accademica specifica, la galleria divenne lo spazio in cui mettere alla prova una visione autonoma, costruita sul confronto diretto con le opere.

Nelle sue prime fasi, la programmazione si concentrò sugli espressionisti astratti e sugli artisti del secondo dopoguerra, con mostre dedicate a figure come Jackson Pollock, Mark Rothko e Willem de Kooning. Negli anni successivi, la galleria ampliò progressivamente il proprio raggio d’azione, includendo un numero crescente di artiste donne e artisti afroamericani, contribuendo a una rilettura più inclusiva della storia dell’arte del Novecento. Negli ultimi anni, Mnuchin Gallery ha ospitato mostre dedicate, tra le altre, a Lynne Drexler, Joan Mitchell, Lynda Benglis e Mary Lovelace O’Neal, confermando una linea curatoriale attenta tanto alla riscoperta quanto alla ridefinizione critica dei percorsi artistici.











