15 giugno 2023

Focus curatori in 22 domande: intervista a Francesco Urbano Ragazzi

di

22 domande per curatrici e curatori, spesso outsider, per raccontare tutte le declinazioni più attuali di un ruolo di responsabilità: la parola a Francesco Urbano Ragazzi, “duo di curatori creatore di incidenti”

Francesco Urbano Ragazzi © Palazzo Grassi, photo by Matteo De Fina
Francesco Urbano Ragazzi © Palazzo Grassi, photo by Matteo De Fina

Prosegue il nostro “FOCUS curatori”, 22 domande (le stesse per tutti) destinate a curatori e curatrici spesso “outsider”, per raccontare attraverso declinazioni personali, caratteristiche, metodologie e modalità proprie della professione curatoriale odierna. Un mestiere relativamente nuovo che, nel corso di qualche decennio, ha cambiato radicalmente forma. Una pratica dinamica, basata su studio, fonti d’ispirazione e conoscenze interdisciplinari. Un ruolo di “cura” e responsabilità nei confronti degli artisti e delle loro ricerche, del pubblico, di attenzione ai cambiamenti nella società, nel dibattito sociale, politico e culturale del momento. La dodicesima puntata della nostra rubrica ha per protagonista il duo di curatori Francesco Urbano Ragazzi.

From LIAF 2022 curated by Francesco Urbano Ragazzi. Haroon Mirza, Message from a Star (Solar Symphony 12), stone, photovoltaic panels, bespoke media device producing 4-channel electrical signals, speakers, variable dimensions. ph. Kjell-Ove Storvik

Come vi definireste?

«Secondo la definizione di Andy Clark e David Chalmers siamo una mente estesa».

Dove siete nati e dove vivete?

«Abbiamo deciso di unire i nostri nomi in un’unica persona a Parigi attorno al 2008».

Dove vorreste essere nati e dove vorreste vivere?

«Da quando abbiamo lavorato al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul abbiamo capito che il futuro, o almeno una possibile versione del futuro, sta accadendo in tre o quattro aree del continente asiatico».

Quando avete capito che vi interessava l’arte?

«Quando abbiamo capito che non è un linguaggio».

Quando avete deciso che avreste fatto i curatori?

«Non è stata una decisione, ma un modo di nominare quello che stavamo facendo. È avvenuto gradualmente nella seconda metà degli anni duemila».

Quali sono i libri che vi accompagnano nel vostro percorso professionale?

«Il ritorno del reale di Hal Foster è stato fondamentale».

Quali sono le fonti, gli autori e le opere extra-arti visive, di cui vi nutrite nello svolgimento della vostra attività scientifica?

«L’arte arriva sempre dopo. Quello che ci interessa di più è guardare la realtà nelle sue manifestazioni. Nessuno dei due ha una formazione esclusivamente artistica. Uno ha un dottorato in filosofia teoretica, l’altro in film and media studies. Molto di quello che leggiamo ha a che fare con questi due campi d’interesse. In passato, è stato importante confrontarci con il pensiero femminista: da Adriana Cavarero a bell hooks, da Françoise d’Eaubonne a Vandana Shiva e Gayatri Spivak. Più di recente, ci siamo appassionati al caso di Skam, una serie norvegese scritta da Julie Andem che è stata adattata a diversi contesti nazionali secondo un metodo quasi etnografico e la cui narrazione si sviluppa su più piattaforme simultaneamente. Nel lavorare a LIAF 2022 Fantasmagoriana, la biennale che abbiamo curato lo scorso anno in Norvegia, è stato importante incontrare i produttori della serie, anche se questo non ha avuto una ricaduta sul progetto espositivo».

from LIAF 2022 curated by Francesco Urbano Ragazzi. Tsai Ming-liang, Improvisations On the Memory of Cinema, two drawings on paper, 10 x 5m each, charcoal and crayons, 2019 Courtesy of the artist and Homegreen Films ph. Kjell-Ove Storvik

Qual è la mostra che vi ha segnato e perché?

«Abbiamo passato alcuni anni della nostra formazione a Venezia. Vedere le biennali, queste Nazioni Unite dell’arte, costituirsi ogni due anni ci ha offerto una presa sul mondo assolutamente impagabile. Un’esperienza che nessun corso curatori potrà mai eguagliare».

Qual è l’opera d’arte che vi ha avviato nei sentieri della professione nelle arti visive?

Promenade di Richard Serra, ma anche il modo in cui Chantal Akerman ne ha parlato durante una conferenza al Grand Palais».

Quali artisti contemporanei che avete personalmente conosciuto sono stati importanti nell’avviamento della vostra professione? E perché?

«All’inizio Miltos Manetas. Per lui Internet è stato il luogo non virtuale dove l’arte ha affermato la propria priorità sulle istituzioni dell’arte. Poi Chiara Fumai, che è stata prima di tutto un’amica. Il suo modo oppositivo di rimanere dentro il sistema dell’arte è stato la sua forza, ma anche la contraddizione che noi vorremmo oltrepassare. Più di recente, Kenneth Goldsmith, assieme al quale abbiamo compiuto una delle imprese più estreme della nostra carriera: la mostra Hillary. The Hillary Clinton Emails al Despar Teatro Italia, culminata nella visita-performance di Hillary Clinton e nell’esplosione mediatica che ne è conseguita. Quell’esperienza ci ha portato a collocare sempre di più il senso dell’opera d’arte nella sua propagazione. Il più generoso di tutti con noi è stato però Jonas Mekas, assieme al quale abbiamo realizzato decine di progetti in pochi anni. Ci ha reso parte della sua perpetua avanguardia».

Quali sono stati i vostri maestri diretti e/o indiretti nella curatela?

«Ne abbiamo avuto soltanto uno. Pier Luigi Tazzi».

Hillary Clinton visiting HILLARY. The Hillary Clinton Emails by Kenneth Goldsmith _ Tour with curators Francesco Urbano Ragazzi. 2019 Photo by Gerda Studio

Con quale progetto avete iniziato a definirvi curatori?

«Nel 2012 Io, Tu, Lui, Lei è stata la nostra prima mostra istituzionale. È stata anche la prima mostra che in Italia si occupava dell’eredità artistica dei movimenti di liberazione omosessuale. Fu finanziata, tra gli altri, dal Ministero delle Pari Opportunità. Il progetto ruotava attorno a un workshop lungo un anno che metteva in relazione un gruppo di artisti di generazioni diverse e un gruppo di persone LGBTQ+ di età superiore ai settant’anni. In quella circostanza abbiamo iniziato a lavorare con Tomaso De Luca, un altro nostro compagno di viaggio. Lì esponemmo per la prima volta i numeri del Fuori!, la prima rivista italiana di cultura omosessuale, che poi nel 2021 abbiamo disarchiviato assieme a Carlo Antonelli nel libro Fuori! 1971-1974. Negli ultimi dieci anni è stato bello veder nascere una sensibilità nuova attorno a questi temi. Siamo davvero contenti che nel tempo Io, Tu, Lui, Lei sia diventata un’ispirazione per tanti curatori e studiosi».

Qual è la vostra definizione di curatore?

«Il curatore lavora sulle condizioni di possibilità che permettono la valorizzazione di un corpus culturale. È un creatore di incidenti. Cosa questo voglia dire bisogna stabilirlo di volta in volta: non c’è niente di più ozioso delle discussioni su cosa un curatore debba o non debba fare».

Qual è la vostra giornata tipo?

«Non essendo impiegati, non ne abbiamo una».

Avete dei riti particolari quando lavorate?

«Leggiamo le viscere dei piccioni».

C’è uno spazio per l’imprevisto nel vostro lavoro?

«L’imprevisto è lo spazio in cui speriamo sempre di entrare».

Hillary Clinton visiting HILLARY. The Hillary Clinton Emails by Kenneth Goldsmith. Tour with curators Francesco Urbano Ragazzi. 2019 Photo by Gerda Studio
Kenneth Goldsmith, HILLARY. The Hillary Clinton Emails, curated by Francesco Urbano Ragazzi, exhibition view, Despar Teatro Italia, Venezia 2019 © Giorgio De Vecchi. Gerda Studio

Qual è il progetto, la mostra che avete curato che trovi più rappresentativa del tuo percorso scientifico?

«LIAF 2022 Fantasmagoriana è stata per noi un punto di snodo per definire un’ecologia dell’immagine. Insieme a più di trenta artisti abbiamo abitato lo spazio mitologico e politico del Circolo Polare Artico, e in particolare delle isole Lofoten, per affermare una nuova indipendenza dell’arte fuori dalle rassicurazioni del turismo museale. Siamo partiti dalla scuola d’arte cinematografica che ha sede nella città di Kabelvag e, di lì, abbiamo iniziato un percorso di esplorazione, lavorando su diversi fronti: dalla storia del cinema espanso all’analisi dei miti delle origini nella cultura Sàmi, dallo studio dei microrganismi che vivono nell’area costiera a quello dei sistemi GPS che tracciano lo spostamento dei lupi. Le opere si sono materializzate nelle cinque sedi della mostra senza che alcuna architettura temporanea o exhibition design interferisse con il loro display. Erano le opere a definire il proprio spazio di emanazione, non viceversa. Lo stesso principio è stato seguito in maniera radicale nella commissione che con LIAF abbiamo inaugurato all’interno della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca, a Venezia, in concomitanza con l’opening della Biennale Arte. In questo caso, abbiamo invitato Pauline Curnier Jardin a realizzare un’opera permanente per la sala colloqui della struttura carceraria, una stanza che le detenute ci avevano indicato come luogo che necessitava una riabilitazione materiale e simbolica. A quel punto ha avuto inizio la collaborazione di Pauline con la cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri e un gruppo di detenute, a cui si sono aggiunti poi il collettivo Casablanca Studio e il brand di moda DROMe. La risultante è un’installazione che si compone di un’animazione, un sistema audiovisivo e una pittura muraria che ridisegna la sala colloqui in una sorta di salone delle feste. Dopo un’apertura al pubblico di soli tre giorni, l’opera ora appartiene esclusivamente alla comunità carceraria. È un’opera d’arte pubblica del tutto inaccessibile, ma è proprio l’inaccessibilità che le permette di esistere al di fuori della velocità inquinante dei grandi eventi d’arte e di misurarsi con temporalità più estese e imprevedibili».

A vostro avviso, qual è lo stato della critica d’arte in Italia?

«Diceva qualcuno che in Italia non si potrà mai fare una rivoluzione perché ci conosciamo tutti».

Io Tu Lui Lei, exhibition view form the archival area, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia 2012

Quali sono i vostri riferimenti critici?

«Claire Bishop è la più incisiva ad argomentare posizioni con cui non per forza siamo d’accordo».

La mostra di un altro collega che avreste voluto curare?

«Cities on the Move di Hanru e Obrist, ma vorremmo anche curare la nostra versione non domestica di Chambres d’Amis di Jan Hoet».

Quale ritenete che sia il vostro più grande limite professionale?

«Tendiamo a sottovalutare il fatto che le opere d’arte sono anche dei beni di lusso».

Jonas Mekas’s retrospettive at MMCA Seoul, curated by Francesco Urbano Ragazzi, 2018

Progetti in corso e prossimi?

«Al Museo Nazionale del Cinema di Milano è in corso la mostra Jonas Mekas. Cinema Is Young! Si tratta dell’ultimo capitolo di una trilogia che abbiamo curato per il Lithuanian Culture Institute in occasione di Jonas Mekas 100!, il programma che in tutto il mondo celebra il centenario dalla nascita del filmmaker. Le altre due esposizioni si sono tenute al Mattatoio di Roma (Jonas Mekas. Images Are Real) e al Padiglione dell’Esprit Nouveau di Le Corbusier a Bologna (Jonas Mekas. Under the Shadow of the Tree, in collaborazione con MAMBo e Home Movies). A Milano abbiamo organizzato anche una rassegna di film leggendari legati al New American Cinema Group di cui Mekas fu fondatore. Il 23 giugno prossimo terremo una masterclass sull’attivazione degli archivi assieme a Sebastian Mekas, figlio dell’artista e oggi direttore del suo lascito. Nella stessa giornata sulla terrazza del museo, a partire dalle 11 di sera, passeremo una notte insonne a guardare i film di Jonas con chi vorrà unirsi a noi. I biglietti si possono prenotare qui».

LIAF 2022 Fantasmagoriana, exhibition view, works by Emma Talbot, Shadi Habib Allah, Aage Gaup. LIAF 2022 curated by Francesco Urbano Ragazzi, ph. Kjell-Ove Storvik

Chi sono Francesco Urbano Ragazzi?

Francesco Urbano Ragazzi è un duo di curatori specializzato in ontologia dell’arte e media studies. È stato fondato a Parigi nel 2008. Il duo ha curato mostre e progetti per importanti istituzioni internazionali, tra cui MMCA-National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, ISCP di New York, La Loge di Bruxelles, La Casa Encendida di Madrid, Ruya Foundation di Baghdad, Emirates Foundation, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci e CRRI-Centro Ricerca Castello di Rivoli. Ha, inoltre, organizzato esposizioni in luoghi del reale come la Borsa di Milano e l’auditorium del CERN di Ginevra, lavorando a stretto contatto con pionieri come Jonas Mekas, Kenneth Goldsmith, Jennifer West, Cheryl Donegan, Haroon Mirza, Tsai Ming Liang e molti altri. Dal 2017 al 2022 Francesco Urbano Ragazzi è stato direttore dell’archivio dell’artista femminista Chiara Fumai. Nel 2021, assieme a Carlo Antonelli, ha curato FUORI!!! 1971-1974, una pluripremiata antologia dedicata al primo movimento di liberazione omosessuale in Italia. Tra il 2022 e il 2023 Francesco Urbano Ragazzi ha diretto la XVII edizione del Lofoten International Art Festival, la prima biennale d’arte contemporanea della Scandinavia e, in Italia, “Jonas Mekas 100!”, il programma internazionale che celebra il centenario della nascita del grande artista e film-maker.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui