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La Galleria Christian Stein riapre i suoi spazi ex-industriali alle porte di Milano
Arte contemporanea
di redazione
In occasione della celebrazione dei suoi 60 anni di attività, la Galleria Christian Stein riapre ufficialmente al pubblico il suo Deposito a Pero, alle porte di Milano, dal 10 aprile al 6 giugno 2026: un ecosistema industriale dove la memoria dell’Arte Povera e le sue successive derivazioni smettono di essere archivio per tornare a essere esperienza presente. È un’antologia in divenire, un luogo dove il tempo si accumula e rimane attivo, trasformando il concetto di “magazzino” in una condizione espositiva di valenza museale.
La storia della galleria, dal 1966 a oggi
La storia della galleria, iniziata nel 1966 a Torino sotto la guida visionaria di Margherita Stein, è sempre stata segnata da una particolare irrequietezza spaziale. Dalla prima sede di via Teofilo Rossi, caratterizzata da una vitalità quasi ludica che vide l’esordio di Alighiero Boetti, il percorso della Stein si è spostato nel 1972 nella leggendaria casa-galleria di Piazza San Carlo. Fu lì che furono presentati per la prima volta alcuni degli interventi più radicali dell’arte italiana degli anni Settanta, come Le stanze di Michelangelo Pistoletto o le Italie di Luciano Fabro.
Con il trasferimento a Milano tra gli anni Ottanta e Novanta, la scala del progetto è mutata drasticamente. Il passaggio alla sede di via Lazzaretto ha risposto all’esigenza di assecondare la crescita fisica delle opere degli artisti storici della galleria: le installazioni di Mario Merz, Janni Kounellis, Giovanni Anselmo e Gilberto Zorio avevano ormai bisogno di un respiro industriale per manifestare la propria potenza energetica e materica. Quella stessa attitudine sopravvive oggi nel Deposito di Pero, un’estensione naturale di una filosofia che rifiuta la neutralità del white cube.

Il Christian Stein Deposito a Pero
Oggi il Christian Stein Deposito di Pero, proponendo, tra gli altri, capolavori di Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Richard Long, Fausto Melotti, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto.
Ma l’allestimento odierno del Deposito non si limita alla genealogia storica. Il percorso espositivo si apre alle generazioni successive, testando la tenuta dell’eredità Stein nel confronto con la contemporaneità. Le indagini antropologiche di Mimmo Paladino e le riflessioni spaziali di Remo Salvadori e Marco Bagnoli trovano qui una nuova chiave di lettura, così come le ricerche più recenti di artisti quali Stefano Arienti ed Elisabetta Di Maggio. Le opere di Peter Wüthrich, Domenico Bianchi e Paolo Canevari si inseriscono in questa trama fitta di rimandi, a dimostrazione di come la vocazione della galleria sia rimasta quella di guardare al luogo come campo di tensione visiva.











