12 febbraio 2026

Le Seven Deaths di Marina Abramovic, nell’antica cisterna sotterranea di Copenaghen

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Le Cisternerne, suggestivo spazio espositivo ricavato nelle antiche cisterne dell'acqua di Copenaghen, ospiteranno una versione installativa delle Seven Deaths di Marina Abramovic

Cisternene Museum. Ph. Jens Markus

Dal 14 marzo 2026, gli spazi sotterranei di Cisternerne, a Copenaghen, ospiteranno una nuova declinazione di Seven Deaths, progetto di Marina Abramovic dedicato ai grandi finali tragici dell’opera lirica. Già presentato in forma teatrale negli anni scorsi, il progetto viene qui ripensato come installazione ambientale, trovando una risonanza fisica e simbolica inedita, nella singolarità architettonica dell’ex cisterna danese.

Le Cisternerne, oggi parte dei Frederiksbergmuseerne, si trovano sotto la collina di Frederiksberg, nel parco Søndermarken. Costruite a partire dal 1856 come bacino sotterraneo per l’approvvigionamento idrico di Copenaghen, potevano contenere fino a 16 milioni di litri d’acqua. Dismesse nel 1933 e definitivamente prosciugate nel 1981, sono state trasformate in spazio espositivo nel 1996, quando la città fu Capitale Europea della Cultura. Dal 2013 sono dedicate esclusivamente all’arte contemporanea.

Ingvar Cronhammar, veduta dell’installazione, Cisternerne

In Seven Deaths, Abramović mette in scena sette morti tratte dai più celebri ruoli femminili della storia dell’opera, accompagnata dalla voce di Maria Callas, figura-mito del Novecento. L’artista muore sette volte, attraversando amore, perdita e paura, in un percorso di scoperta del sé. «L’atmosfera delle Cisternerne conferisce a Seven Deaths una nuova profondità emotiva. L’oscurità e la risonanza creano uno spazio in cui l’opera può dispiegarsi con maggiore intensità, e il pubblico diventa fisicamente ed emotivamente presente a ciascuna morte», ha dichiarato Abramovic.

Nei sette brani che compongono il lavoro, Abramovic interpreta i momenti culminanti di altrettante opere liriche accanto all’attore Willem Dafoe. Arte e biografia si sovrappongono: la figura di Callas diventa specchio e doppio dell’artista, accomunate da una dedizione assoluta all’arte e da una biografia segnata da intensità e solitudine. «Seven Deaths riunisce i fili della ricerca di Abramović sul corpo, la resistenza e la presenza estrema», sottolinea Tine Vindfeld, chief curator delle Cisternerne.

Marina Abramović, 7 Deaths of Maria Callas, 2019. Ph: Marco Anelli, Courtesy of the Marina Abramovic Archives

L’ambiente è unico: una vasta cavità sotterranea, umida e fresca, con un riverbero acustico di 17 secondi e una luce ridotta al minimo. Ogni anno un artista o architetto internazionale è invitato a concepire un progetto site specific, impossibile da ricostruire altrove. Qui l’oscurità permanente e la risonanza amplificata – con una eco che dura 17 secondi – entrano nell’opera come materia viva. In Seven Deaths, la morte, figura teatrale per eccellenza, si confronta con un’architettura che sembra già essa stessa una soglia.

Il 2026 segna inoltre un anno simbolico per Abramović: il 30 novembre compirà 80 anni, data che coinciderà con la chiusura della mostra. Nello stesso anno inaugurerà una personale alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, diventando la prima donna vivente a esporvi in una mostra monografica. A Copenaghen, però, è il sottosuolo a dettare il ritmo, prolungando l’esperienza nel buio, ben oltre la fine della visione.

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