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Manifesta 16 guarda alla comunità: 100 artisti per ripensare lo spazio pubblico
Arte contemporanea
di redazione
12 ex chiese, oggi dismesse o abbandonate, diventano il campo operativo di oltre cento artisti e collettivi chiamati a interrogare la possibilità di nuovi spazi di vita comunitaria. Con la sua 16ma edizione, che si svolgerà nell’area della Ruhr, tra Bochum, Essen, Duisburg e Gelsenkirchen, dal 21 giugno al 4 ottobre 2026, Manifesta ridefinisce ancora una volta il proprio modello operativo, a 30 anni dalla fondazione della biennale itinerante che ha fatto dell’adattamento al contesto il suo metodo.
È in questo contesto che si inserisce la scelta stessa dei partecipanti, che restituisce con chiarezza l’impianto geopolitico e sociale del progetto. Con artisti provenienti da circa 30 Paesi, la selezione evidenzia infatti una forte presenza europea, in particolare tedesca, polacca e turca, proprio in linea con la storia migratoria e industriale di una regione che, con i suoi 5,3 milioni di abitanti su una superficie di 4535 chilometri, rappresenta una delle più grandi aree urbane europee.
Tra le presenze più riconoscibili figurano autori come Mona Hatoum, Alicja Kwade, Luc Tuymans, Nil Yalter e SUPERFLEX, accanto a figure che da tempo lavorano sulle intersezioni tra memoria, migrazione e spazio pubblico come Marina Naprushkina, Mikołaj Sobczak e Mykola Ridnyi. A queste si affiancano artisti affermati dell’Europa orientale come Mirosław Bałka e Katarzyna Kozyra, insieme a una generazione più giovane e a numerosi collettivi, tra cui Constructlab, Bureau Baubotanik e Penique Productions. L’elenco comprende inoltre artisti provenienti da contesti segnati da conflitti e trasformazioni recenti, come Šejla Kamerić, Navid Nuur, Abbas Zahedi e Ming Wong.

Questa pluralità risponde a un’impostazione curatoriale che rifiuta una narrazione unitaria. Come emerge anche dal testo del mediatore creativo – nella terminologia propria di Manifesta – Michael Kurtz, la biennale si fonda su una duplice temporalità: da un lato la necessità di confrontarsi con il passato – le macerie della guerra, la costruzione della Germania postbellica, le storie migratorie –, dall’altro l’urgenza di immaginare nuove forme di convivenza. Le chiese, costruite nel secondo dopoguerra come simboli di rinascita democratica e oggi svuotate, diventano così luoghi in cui interrogare la perdita dello spazio pubblico e, al tempo stesso, la possibilità di riattivarlo.
Non è un caso che Manifesta guardi proprio a questi spazi per riflettere sulla dimensione comunitaria: le ecclesiae, infatti, rimandano etimologicamente alla ekklesía greca, l’assemblea dei cittadini delle poleis in cui si discuteva e si deliberava sulle questioni di interesse collettivo. Un richiamo implicito alle radici della cultura occidentale che rafforza il senso del progetto, orientato a riattivare forme di partecipazione e di convivenza.
Il progetto si svilupperà attraverso più di 50 nuove commissioni e con una fitta rete di interventi partecipativi e programmi di mediazione. Le sedi individuate ospiteranno sale di lettura, cucine collettive, giardini, laboratori, ambienti per performance e attività sociali. In tale prospettiva, la distinzione tra produzione artistica e infrastruttura sociale tende a dissolversi.
Un ruolo centrale è affidato al programma educativo e di mediazione, che coinvolgerà mediatori, scuole e comunità locali, attraverso iniziative come Youth Shift, programma dedicato alle generazioni dei giovani della Ruhr come osservatori attivi della biennale, e le Walks, percorsi di esplorazione condivisa dei luoghi e dei loro significati.
In questo scenario, è difficile non pensare a documenta, una delle manifestazioni d’arte contemporanea più importanti a livello globale e per lungo tempo fiore all’occhiello del sistema culturale tedesco, che negli ultimi anni è stata però attraversata da polemiche e crescenti pressioni politiche. Sarà quindi interessante osservare come lo stesso sistema reagirà a questa nuova edizione di Manifesta, che torna a interrogare, da una prospettiva diversa, il rapporto tra arte, spazio pubblico e responsabilità istituzionale.

Manifesta 16: la lista completa degli artisti
Di seguito la lista completa degli artisti che parteciperanno a Manifesta 16, in programma dal 21 giugno al 4 ottobre 2026: Emre Abut, Mehmet Aksoy, Havîn Al-Sîndy, Begzada Alatović, Bettina Allamoda, Özlem Altın, Halil Altındere, Atiye Altül, Mirosław Bałka, Bureau Baubotanik, Mehtap Baydu, Akbar Behkalam, Mabe Bethônico, Sara Bichão, Cana Bilir-Meier, Ayzit Bostan, Aline Bouvy, Cabosanroque, Vlassis Caniaris, Fatma Ceylan, Curro Claret, İsmail Çoban, Pele Collective, Constructlab, Bérénice Gaça Courtin, Yıldırım Denizli, Jason Dodge, Dúo Barber-Palacios, İhsan Ece, William Engelen, Ayşe Erkmen, Robert Fleck, Katharina Fritsch, Füruzan, Niklas Goldbach, Zuza Golińska, Nicolas Grospierre, Philipp Gufler, Gülbin Ünlü, Hava Güleç, Mehmet Güler, Abuzer Güler, Cihangir Gümüştürkmen, Nejla Gür, Albe Hamiti, Mona Hatoum, Judith Hopf, Cudelice Brazelton IV, Julian Irlinger, Pravdoliub Ivanov, Annika Kahrs, Šejla Kamerić, Merve Kaplan, Muhlis Kenter, Azade Köker, Eva Koťátková, Athina Koumparouli, Jarosław Kozłowski, Katarzyna Kozyra, Gašper Kunšič, Alicja Kwade, Christine Sun Kim, Lilli Lake, Justin Lieberman, Julia Logothetis, Kateryna Lysovenko, Miedya Mahmod, Olaf Metzel, Małgorzata Mirga-Tas, Mihály Moldvay, Marina Naprushkina, Donja Nasseri, Julia Nitschke, Navid Nuur, Pınar Öğrenci, Asimina Paradissa, Elizabeth Price, Penique Productions, Jannis Psychopedis, Pedro Cabrita Reis, Judith Raum, Mykola Ridnyi, Mesut-Sabuha Salaam, Coumba Samba, Anka Sasnal, Wilhelm Sasnal, Augustas Serapinas, Dennis Siering, Mikołaj Sobczak, SUPERFLEX, Metin Talayman, Nesrin Tanç, Cassidy Toner, Rıza Topal, Nasan Tur, Luc Tuymans, Yıldız Tüzün, Evita Vasiljeva, Emil Walde, Weberei Kai, Ming Wong, Mira M. Yang, Nil Yalter, Serpil Yeter, Hanefi Yeter, Abbas Zahedi, Amanda Ziemele.










