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Biennale nel caos sul Padiglione Russia. Giuli chiede le dimissioni della consigliera MiC
Attualità
Nuovo sviluppo nella polemica sulla partecipazione della Russia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha chiesto le dimissioni della rappresentante del Ministero della Cultura nel consiglio di amministrazione della Fondazione La Biennale di Venezia, Tamara Gregoretti.
La richiesta è stata formalizzata con una nota del ministero, dopo che la consigliera avrebbe espresso il proprio assenso alla possibilità di una partecipazione russa alla prossima edizione della mostra internazionale senza informare preventivamente il dicastero. Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni di stampa, il ministro ritiene che sia «venuto meno il rapporto di fiducia» tra la rappresentante e il ministero stesso. Si legge infatti nella nota del MiC che «Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione».
La decisione arriva nel pieno di una controversia più ampia sulla presenza della Federazione Russa alla Biennale Arte 2026. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, il padiglione russo era rimasto assente dalle ultime edizioni; l’ipotesi di un ritorno ha riacceso il dibattito politico e diplomatico intorno all’istituzione veneziana. Il ministro Giuli ha più volte ribadito la contrarietà del governo italiano alla partecipazione russa. In un intervento recente ha dichiarato che «l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia», sostenendo che un’espressione artistica promossa da uno Stato autoritario non può essere considerata pienamente indipendente. La vicenda si inserisce inoltre in una tensione più ampia tra il ministero e la governance della Biennale. La scelta di ammettere il padiglione russo è stata difesa dalla Fondazione come espressione dell’autonomia dell’istituzione e di una concezione della Biennale come spazio di dialogo culturale internazionale.

Nel frattempo, la questione ha assunto una dimensione internazionale. Ventidue ministri della Cultura e degli Esteri europei hanno invitato la Biennale a riconsiderare la partecipazione russa, mentre la Commissione europea ha avvertito che la presenza di Mosca potrebbe mettere a rischio alcuni finanziamenti destinati alla manifestazione. I fondi erogati all’istituzione culturale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco sono pari a due milioni.
«La Commissione sostiene economicamente la fondazione Biennale. Abbiamo un progetto in corso da 2 milioni di euro che sostiene i produttori cinematografici e la realtà virtuale. Questo progetto è in corso e, in effetti, se sarà riscontrata una violazione del contratto, come avviene per qualsiasi accordo di sovvenzione, la Commissione rescinderà o sospenderà il contratto» ha affermato durante il briefing quotidiano con la stampa il portavoce della Commissione europea per la Sovranità tecnologica e la disinformazione, Thomas Regnier. E ancora: «Ci sono standard etici che devono essere rispettati, valori dell’Ue, norme dell’Ue e altro. Ciò che potrebbe potenzialmente accadere è che potremmo esaminare questo accordo di sovvenzione, verificare se tutto è stato rispettato e, in caso di violazione, la Commissione potrà sospendere o rescindere il contratto”, ha aggiunto il portavoce Ue. Per adesso stiamo condannando una decisione che non è in linea con i valori che ho esposto. I potenziali passi successivi saranno valutati in una fase successiva – ha proseguito – la cultura in Europa dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici, dovrebbe favorire il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione. Questi valori non sono attualmente rispettati nella Russia odierna. Ecco perché condanniamo la decisione».

La richiesta di dimissioni segna quindi un ulteriore, importante passaggio nel confronto politico attorno alla Biennale Arte 2026. Nel frattempo, Tamara Gregoretti ha risposto: «Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono (Dlgs 19/98, articolo 7, comma 2)».
Mollicone ha affermato che l’apertura alla Russia «espone il governo»: «La cultura è libera se si rispetta però innanzitutto la vita. Sfido la Russia a ospitare artisti dissidenti che si esprimano contro Putin, contro il governo russo e contro la guerra. Il padiglione ucraino accanto a quello di Mosca in questa situazione non è un messaggio di pace». Dopo aver detto ai microfoni di Repubblica che crede «che non ci questa cosa comunque non ci sarà», ha corretto il tiro, menzionando un fraintendimento: «Ho soltanto auspicato un ripensamento da parte di Biennale. Concordo con il ministro Giuli».










