03 aprile 2026

L’artista franco-libanese Ali Cherri sporge denuncia per crimini di guerra

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Ali Cherri ha avviato un’azione legale per crimini di guerra, dopo il bombardamento che ha ucciso sette civili, tra cui i suoi genitori, nel corso dell'attacco di Israele al Libano

L'appartamento dei genitori di Ali Cherri a Beirut

L’artista e filmmaker franco-libanese Ali Cherri, tra le voci più riconosciute della scena contemporanea internazionale, ha presentato una denuncia per crimini di guerra davanti alla giustizia francese, in relazione al bombardamento di un edificio residenziale a Beirut, avvenuto il 26 novembre 2024. L’attacco ha causato la morte di sette civili, tra cui anche i genitori dell’artista, Mahmoud Naim Cherri e Nadira Hayek, e si è verificato poche ore prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah.

Ali Cherri

La denuncia, depositata il 2 aprile 2026 insieme alla International Federation for Human Rights presso l’unità francese per i crimini di guerra, è stata presentata contro ignoti e si fonda sull’ipotesi di un attacco deliberato contro un obiettivo civile, configurabile come crimine di guerra secondo il diritto internazionale umanitario e la legislazione francese. L’edificio colpito, situato nel quartiere di Noueiri, ospitava l’appartamento dell’artista, al nono piano, andato completamente distrutto insieme ad altri livelli della struttura.

Secondo quanto emerge dalla documentazione allegata alla denuncia, basata anche sulle analisi dell’agenzia di ricerca Forensic Architecture – nominata nel 2018 al Turner Prize – e sui rapporti di Amnesty International, l’attacco avrebbe avuto carattere mirato e non giustificato da necessità militari immediate. Gli elementi raccolti indicano una possibile violazione del principio di distinzione tra obiettivi militari e civili, uno dei cardini del diritto dei conflitti armati.

«Come figlio, cittadino e vittima, è mio dovere fare in modo che questo crimine sia riconosciuto per ciò che è», ha dichiarato Cherri, sottolineando come l’azione legale rappresenti un tentativo di contrastare l’impunità e restituire giustizia alle vittime civili.

Il bombardamento si inserisce nel contesto più ampio dell’operazione militare condotta da Israele in Libano a partire dall’ottobre 2023, intensificatasi nei mesi successivi fino al cessate il fuoco del 27 novembre 2024. Secondo dati citati nel dossier, il conflitto avrebbe causato la morte di oltre 4mila persone in Libano, con numerosi attacchi a infrastrutture civili e aree residenziali. L’11 marzo 2026, il cameraman Mohamad Shehab, che aveva documentato l’appartamento di Cherri per le analisi di Forensic Architecture, è stato ucciso insieme alla figlia in un altro attacco aereo israeliano, in circostanze ritenute simili. A oggi, non risultano procedimenti giudiziari avviati né in Libano né a livello internazionale in relazione a questi episodi.

La giurisdizione francese si basa sulla doppia nazionalità dell’artista, che consente di aprire un’indagine sul bombardamento dell’immobile di sua proprietà, pur non potendo perseguire direttamente il reato di omicidio, poiché le vittime non erano cittadini francesi. La procedura scelta, una denuncia con costituzione di parte civile, permette di investire direttamente un giudice istruttore, che potrà decidere sull’apertura di un’inchiesta e sull’eventuale individuazione delle responsabilità.

La presa di posizione di Cherri assume un peso particolare anche alla luce della sua ricerca artistica, da anni incentrata sulle geografie della violenza e sulle modalità con cui il conflitto si inscrive nei corpi, nei territori e nelle narrazioni storiche. Nato a Beirut nel 1976 e attivo tra Parigi e il Medio Oriente, Cherri nella sua pratica attraversa cinema, scultura e installazione e le sue opere sono presenti in istituzioni come il Museum of Modern Art di New York, il British Museum di Londra e il Centre Pompidou di Parigi, nel 2022 ha ricevuto il Leone d’Argento alla Biennale d’Arte di Venezia, mentre nel 2023 la GAMEC di Bergamo gli ha dedicato un’ampia mostra.

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