29 marzo 2026

Maxi furto alla Magnani Rocca di Traversetolo: rubati un Renoir, un Cézanne e un Matisse

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Con un piano attentamente premeditato, i ladri si sarebbero infiltrati nella Villa sottraendo alla collezione tre opere da diversi milioni di euro. Sono in corso le indagini dei Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale

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Fondazione Magnani Rocca

Ci sono voluti un piano preciso, probabilmente numerosi sopralluoghi, e la capacità di eludere i controlli di sorveglianza. Il risultato è un vuoto su tre pareti della sala dei Francesi alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, nel parmense, dove sono state rubate un’acquatinta di Matisse, una natura morta di Cézanne e un olio di Renoir, per il valore di vari milioni di euro ciascuna. Sul campo sono in corso le indagini dei Carabinieri del nucleo specializzato nella tutela del patrimonio culturale. E mentre le telecamere vengono passate al setaccio, cresce il timore che i tre capolavori siano già oltre confine.

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Pierre-Auguste Renoir, Les Poissons

Il furto alla Fondazione Magnani Rocca

Nella notte tra il 22 e il 23 marzo una banda con il volto coperto si è introdotta nella villa-museo, ha neutralizzato i sistemi di sicurezza e ha raggiunto il piano superiore. Obiettivo: la sala dei Francesi. Tre opere, tre artisti, un’unica azione rapida e chirurgica. La notizia è rimasta riservata per giorni e in un primo momento si parlava del solo Renoir. Poi è stato dichiarato che il colpo aveva coinvolto anche le altre due opere. Les Poissons di Pierre-Auguste Renoir, olio su tela del 1917, era alla Magnani Rocca dal 1990 — anno di apertura al pubblico della villa — e faceva parte della collezione personale di Luigi Magnani, che lo aveva acquistato in vita. Si tratta di una delle pochissime opere del maestro impressionista visibili stabilmente in Italia. Accanto a lui, Natura morta con ciliegie di Paul Cézanne (1890): l’opera rappresenta un piatto di ciliegie rosse su tavola di legno, una composizione solida e essenziale del periodo costruttivo dell’artista che raffigura una scena domestica non limitandosi a cogliere la realtà, ma costruendola attraverso il colore. E poi Odalisca sulla terrazza di Henri Matisse, acquatinta su carta del 1922, tratta da un olio omonimo dell’anno precedente e restaurata due anni fa. L’opera rappresenta un linguaggio maturo dell’artista francese e coglie l’atmosfera dell’Oriente attraverso la figura dell’odalisca, le linee espressive, la ricchezza decorativa e la luce mediterranea.

Il patrimonio della Fondazione Magnani Rocca

Per comprendere la portata di quanto accaduto occorre ricordare cosa rappresenta questa istituzione. La Villa di Mamiano di Traversetolo ospita infatti la collezione d’arte del critico, musicologo e scrittore Luigi Magnani (1906–1984), che annovera opere di Tiziano, Dürer, Rubens, Goya, Canova, Monet, Renoir, Cézanne, Burri e la significativa raccolta di lavori di Giorgio Morandi. Immersa nella campagna parmense, la Villa conserva il fascino della dimora di un grande collezionista, con arredi neoclassici e impero, circondata dal Parco Romantico con piante esotiche, alberi monumentali e i celebri pavoni bianchi e colorati. Nel momento in cui si è consumato il furto, la Fondazione stava ospitando anche una grande mostra: Il Simbolismo in Italia, con più di 140 opere, visitabile fino al 28 giugno. Ora non resta che interrogarsi sulla sorte delle opere trafugate e sulla speranza di ritrovarle. I nomi dei grandi autori e le dimensioni dei lavori rendono improbabile il loro inserimento sul mercato legale, mentre spuntano le ipotesi di collezioni private clandestine. I Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale sono al lavoro sulle indagini analizzando i filmati, ricostruendo la dinamica del furto, cercando falle nei protocolli di sicurezza. Il fatto evoca una stagione allarmante per i musei, che segue di pochi mesi il colpo avvenuto al Louvre di Parigi, privando il museo dei gioielli della Corona francese per un valore stimato di circa 88 milioni di euro, arrivando fino alle dimissioni della direttrice Laurence des Cars. Ora il fatto avviene in Italia, colpendo non una collezione privata ma un patrimonio collettivo di enorme valore culturale.

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