09 gennaio 2026

In Spagna, il nuovo polo del Museo Guggenheim di Urdaibai non si farà

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A seguito delle proteste della popolazione, è stato definitivamente abbandonato l’ambizioso progetto di una nuova sede del Museo Guggenheim nella Riserva della Biosfera di Urdaibai

Dopo oltre 15 anni di dibattiti, proteste e scontri politici, il progetto di ampliamento del Museo Guggenheim Bilbao nella Riserva della Biosfera di Urdaibai – l’unica riserva naturale in territorio basco – è stato definitivamente abbandonato. Una decisione arrivata a metà dicembre 2025, al termine di una lunga “pausa di riflessione”, che segna una vittoria netta per i comitati cittadini, le associazioni ambientaliste e una parte della popolazione basca.

Il progetto, avviato per la prima volta nel 2008 e rilanciato nel 2023, prevedeva la realizzazione di due nuove sedi distaccate del museo: una a Gernika, all’interno dell’ex fabbrica di posate Dalia, e una nei pressi di Murueta, in un’area occupata da un cantiere navale ancora attivo su suolo demaniale. I due poli sarebbero stati collegati da un “percorso verde” di circa sette chilometri, in parte costituito da una passerella sopra la palude, nel cuore di un’area umida protetta dall’Unesco. A completare il progetto, spazi commerciali, parcheggi, una residenza per artisti e una nuova stazione ferroviaria, per un totale di circa 45mila metri quadrati edificati.

A sostenere l’operazione di Urdaibai erano la Fondazione Guggenheim, la provincia di Bizkaia e il governo basco, con l’appoggio del governo centrale spagnolo. Fondamentale, nel rilancio del progetto, era stato lo stanziamento di 40 milioni di euro da parte del Ministero della Transizione Ecologica, allora guidato da Teresa Ribera, accompagnato dalla riduzione della fascia di rispetto costiera da 100 a 20 metri. Secondo i promotori, il nuovo polo museale avrebbe generato circa 700 posti di lavoro e rappresentato un modello di dialogo tra arte contemporanea, ricerca ed ecologia.

Di tutt’altro avviso i comitati locali, in particolare l’associazione Zain Dezagun Urdaibai e il coordinamento Guggenheim Urdaibai Stop – GUS, affiancati da organizzazioni ambientaliste e da varie amministrazioni locali. Le critiche hanno riguardato l’impatto irreversibile sull’ecosistema della riserva, la mancanza di trasparenza nell’uso dei finanziamenti pubblici – circa 80 milioni complessivi – e il rischio di una turistificazione aggressiva per un territorio fragile, con ricadute negative sul costo della vita, sulla mobilità e sulla sopravvivenza della lingua e della cultura basca. Al centro delle contestazioni, anche la bonifica dell’area di Murueta, che secondo i comitati avrebbe dovuto essere a carico delle imprese che hanno sfruttato il demanio per decenni.

Negli ultimi anni, la mobilitazione è cresciuta fino a coinvolgere decine di migliaia di persone, con manifestazioni pubbliche sotto lo slogan «Urdaibai non è in vendita». La pressione sociale ha avuto ripercussioni anche sul piano politico: alle elezioni municipali del 2023 il Partito Nazionalista Basco ha registrato un calo di consensi proprio nelle aree interessate dal progetto, a vantaggio delle forze contrarie all’ampliamento. A questo si sono aggiunti ostacoli concreti, come l’allagamento del 95% dell’area di Murueta nel settembre scorso e una serie di ricorsi giudiziari contro la riduzione delle tutele ambientali e il protrarsi dell’occupazione del demanio pubblico.

Un sondaggio commissionato dal governo basco all’Agirre Lehendakaria Center ha poi certificato la distanza tra istituzioni e cittadinanza: circa l’80% degli intervistati si è dichiarato contrario al progetto, contro un esiguo 8% di favorevoli. Un dato che ha reso politicamente insostenibile il proseguimento dell’operazione.

Con l’annuncio dell’abbandono definitivo, la reazione dei comitati è stata immediata. «Ai nostri figli diremo che le autorità non ottengono sempre ciò che vogliono», ha scritto il GUS, rivendicando una vittoria che va oltre il singolo caso e si propone come precedente per altre mobilitazioni in corso nello Stato spagnolo. La decisione sta infatti già alimentando il dibattito su progetti analoghi, come quello contestato in Galizia contro la multinazionale Altri.

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