21 febbraio 2026

Un’asta per il Rojava: gli artisti si mobilitano per sostenere la regione curda sotto attacco

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Opere donate da artisti di diverse generazioni e provenienze diventano strumenti di intervento diretto in un contesto segnato da conflitto dall’instabilità politica: è il Rojava Solidarity Benefit

Savaş Boyraz, Watching Kobanê, 2014. Courtesy of the artist.

A distanza di dieci anni dal famoso progetto Artists for Kobanê (l’iniziativa che nel 2015 aveva mobilitato la comunità artistica internazionale a sostegno della città curda assediata dall’ISIS) una nuova vendita benefica riattiva quella stessa rete di solidarietà, riportando l’attenzione su una regione che si trova ancora una volta in una condizione di estrema crisi umanitaria. Questo nuovo progetto si intitola Rojava Solidarity Benefit e riunisce edizioni e opere originali donate da numerosi artisti internazionali e curdi. I proventi saranno interamente destinati al sostegno della popolazione del Rojava, oggi nuovamente esposta a una grave escalation militare e umanitaria.

La vendita online è organizzata in collaborazione con e-flux e con il Van Abbemuseum di Eindhoven, e devolverà il 100% dei proventi alla Kurdish Red Crescent (Heyva Sor a Kurdistanê), organizzazione impegnata nel fornire assistenza medica, rifugi temporanei, beni di prima necessità e aiuti d’emergenza alle comunità colpite.

Rojava: un esperimento politico sotto pressione

Conosciuto ufficialmente come Amministrazione autonoma della Siria del Nord e dell’Est, il Rojava nasce nel 2015 nel contesto della guerra civile siriana, quando le comunità curde, insieme ad altri gruppi etnici e religiosi della regione, istituiscono una forma di autogoverno basata su un sistema decentralizzato e sull’uguaglianza di genere. Spesso definito come “Rivoluzione del Rojava”, questo esperimento politico ha attirato ben presto  l’attenzione internazionale per il suo modello alternativo, che combina autogestione comunitaria e una presenza strutturale delle donne tanto nei processi decisionali quanto nelle forze di autodifesa.

Tuttavia, la regione si è trovata fin da dubito in una condizione di conflitto permanente: le forze curde hanno svolto un ruolo decisivo nella sconfitta territoriale dell’ISIS, ma hanno pagato un costo umano altissimo, mentre il territorio è rimasto esposto a continue pressioni militari e instabilità politica. Negli ultimi mesi, la situazione è ulteriormente peggiorate per le popolazioni del Rojava: nuovi attacchi e l’aggravarsi delle condizioni economiche hanno provocato oltre centomila sfollati, mettendo sotto forte pressione infrastrutture civili e sistemi sanitari già fragili.

Rivoluzione del Rojava

L’arte come infrastruttura di solidarietà

Il Rojava Solidarity Benefit si inserisce in una più ampia tradizione di mobilitazione artistica a sostegno della regione. In questo contesto, l’asta diventa anche una presa di posizione collettiva, che utilizza l’arte come strumento di visibilità e sostegno politico.

Tra gli artisti coinvolti vi sono: Agnieszka Polska, Ahmet Öğüt, Anton Vidokle e Pelin Tan, Christian Nyampeta, Coco Fusco, Dora García, Goshka Macuga, Hiwa K, Jonas Staal, Liam Gillick, Luis Camnitzer, Nevin Aladağ, Oliver Ressler, Rana Begum, Raqs Media Collective, Suzanne Treister e Walid Raad.

Interessante è anche che, tra i lavori messi in vendita, molti affrontino esplicitamente la questione curda, riflettendo sulle forme di repressione simbolica e sulle lotte per l’autodeterminazione che hanno segnato questa regione del mondo. Le opere perciò, oltre a sostenere concretamente la causa curda, intervengono anche nel dibattito visivo e culturale che circonda il Rojava e, più in generale, le rivendicazioni di autodeterminazione.

È il caso, ad esempio, della fotografia presentata da Ahmet Öğüt, artista curdo la cui pratica si concentra da anni sui rapporti tra potere, censura e identità politica. L’immagine inclusa nel benefit è tratta dal progetto Sports Club of the Forbidden Colours (2025), in cui compaiono bandiere proibite o storicamente censurate, tra cui quella curda. Il lavoro nasce da una riflessione sulle modalità attraverso cui simboli identitari vengono regolati, vietati o criminalizzati, trasformando il colore stesso in un campo di conflitto politico. Attraverso questo progetto, Öğüt mette in evidenza come la visibilità di una bandiera possa diventare un atto di resistenza, restituendo allo spazio pubblico ciò che è stato sistematicamente escluso o represso.

Jonas Staal, Anatomy of a Revolution: Rojava, 2015

Un approccio complementare arriva poi dai Jonas Staal, che presenta un lavoro dalla serie Anatomy of a Revolution, dedicata ai processi rivoluzionari contemporanei e alle loro infrastrutture politiche. Il progetto si inserisce in una ricerca più ampia che l’artista ha condotto negli ultimi anni su forme alternative di governance e sulle possibilità di costruire modelli democratici al di fuori dello Stato-nazione. Nel caso del Rojava, Staal analizza visivamente gli elementi costitutivi della rivoluzione — dalle assemblee popolari ai sistemi di autogoverno.

Ciò che è più interessante è però il fatto che progetti come il Rojava olidarity Benefit dimostrino come l’arte può avere un impatto concreto sulle situazioni economiche e umanitarie in cui interviene: non si tratta solo di sensibilizzare il pubblico, ma di aiutare in maniera tangibile chi ne ha bisogno.

 

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