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A Roma una mostra racconta i processi dietro la valorizzazione del patrimonio
Beni culturali
Beyond Heritage. Un percorso fotografico tra arte e scienza, fino al 28 febbraio 2026 al Museo di Roma a Palazzo Braschi, è una mostra curata da Fabio Beltotto e organizzata dalla Fondazione CHANGES, promossa da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Il progetto si configura come un dispositivo di restituzione pubblica delle attività di ricerca sviluppate all’interno del programma CHANGES (Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society), finanziato dal PNRR.
La mostra si presenta come un percorso di mediazione tra ambito scientifico e pubblico non specialistico. Attraverso l’uso della fotografia, dei video e di dispositivi digitali, Beyond Heritage rende accessibili processi di studio, pratiche di conservazione e metodologie di analisi del patrimonio culturale materiale e immateriale, valorizzando contributi di ricerca tra loro molto eterogenei.

Il progetto espositivo è il risultato di una collaborazione diretta tra sei fotografi — Alessandro Cristofoletti, Mario Ferrara, Paolo Pettigiani, Claudia Sicuranza, Francesco Stefano Sammarco e Futura Tittaferrante — e i gruppi di ricerca delle università e degli enti partner del progetto CHANGES, tra cui Sapienza Università di Roma, Università Ca’ Foscari di Venezia, Università di Bologna, Università Federico II di Napoli e il Consiglio Nazionale delle Ricerche. In questo contesto, la fotografia è impiegata come strumento di osservazione, documentazione e interpretazione, capace di tradurre in forma visiva pratiche e processi scientifici complessi.
Il percorso si articola in due sale al piano terra ed è strutturato in spoke, aree tematiche che corrispondono ai diversi ambiti di ricerca del progetto. L’allestimento è ridotto all’essenziale, con pannelli in cartongesso che rivestono internamente il perimetro delle due sale, su cui sono affisse stampe fotografiche e testi su supporti in alluminio. In ciascuna sala è collocato uno schermo interattivo dedicato alla restituzione degli esiti di una ricerca specifica, che integra il percorso fotografico con materiali video e digitali. All’ingresso, un dispositivo touch dedicato al restauro di una pala medievale introduce uno dei temi centrali della mostra: la visibilità dei processi. Attraverso la scomposizione degli strati materici e pittorici, il restauro è presentato come pratica conoscitiva prima ancora che conservativa. Altri spoke affrontano ambiti diversi, dall’archeobotanica allo studio del paesaggio, dalla digitalizzazione del patrimonio librario alle sperimentazioni sui digital twin, repliche virtuali realizzate tramite scansioni 3D utilizzate come strumenti di implementazione di studio.

In Semi di storia, dedicato all’archeobotanica, la fotografia accompagna il racconto delle pratiche di estrazione, analisi e catalogazione di pollini e semi provenienti da siti archeologici italiani, restituendo il patrimonio come traccia materiale di ecosistemi passati. Di particolare efficacia risulta il progetto Trame del tempo, focalizzato sul patrimonio della moda, che mette in dialogo abiti dell’archivio di Marta Marzotto con sculture antiche del Museo di Arte Classica della Sapienza. In questo caso la fotografia analogica di Claudia Sicuranza, che con lunghi tempi di esposizione valorizza la matericità degli indumenti e il loro carattere immateriale, evidenzia il contrasto tra la fissità dei corpi statuari e la presenza dell’abito. L’accostamento, volutamente dissonante, introduce una nota ironica che allontana la lettura celebrativa e restituisce il patrimonio vestimentario come qualcosa di mobile, trasformabile e riattivabile.

Lo spoke dedicato ai Living Landscapes affronta il paesaggio come ecosistema dinamico, attraverso casi studio come i Campi Flegrei, la laguna di Venezia e i Monti Lucretili, letti secondo una chiave curatoriale basata sugli elementi naturali fuoco, aria, terra e acqua. La scansione per spoke consente di tenere insieme ricerche molto eterogenee, pur evidenziando una certa autonomia dei singoli contributi.
Beyond Heritage non propone opere né cerca una trasposizione estetica della ricerca. L’uso della fotografia, medium artistico e al tempo stesso strumento tecnico, serve piuttosto a rendere comunicabili e condivisibili pratiche scientifiche complesse. In questo senso, la mostra va letta come uno spazio di mediazione tra ambito accademico e pubblico più ampio, in cui il valore risiede meno nell’esperienza espositiva in sé che nella capacità di restituire la pluralità dei patrimoni come sistemi vivi, materiali e immateriali.












