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Dalla scena gabber al rito collettivo, Equilibrio Dinamico compie 15 anni
Danza
Con lo spettacolo Capitolo XV, titolo comprendente due diverse coreografie, Equilibrio Dinamico Dance Company – compagnia pugliese sempre più aperta all’acquisizione di un profilo europeo – festeggia i 15 anni di attività. Al vasto repertorio dell’ensemble, la coreografa e direttrice della compagnia Roberta Ferrara aggiunge due nomi di spicco della scena contemporanea, il collettivo francese (LA)HORDE e la lussemburghese Jill Crovisier. Di loro acquisisce per la compagnia due loro lavori già esistenti e precedentemente commissionati da altre istituzioni: People used to die (una rielaborazione del pezzo coreografico Avant les gens mouraient die creato nel 2014 per l’École de danse contemporaine de Montréal) e MAHALAGA Landscapes, entrambi rimontati per l’ensemble dei giovanissimi di Equilibrio Dinamico.
Dal look casual eterogeneo, con sguardo severo e posture decise, in People used to, l’ingresso in scena uno alla volta dei performer disposti frontalmente verso il pubblico, sembra una dichiarazione di sfida, mentre sul fondo vengono collocate due transenne metalliche, delimitando così lo spazio ad una sorta di arena. Più che una sfida si rivelerà, invece, un offrirsi al nostro sguardo, un invito ad entrare nel loro mondo, nel ritmo pulsante che, da lì a poco, imprimeranno ai loro energici corpi in un ballo corale di grande forza sollecitato da una musica techno, un originale remix pop di Guillaume Rémus.

L’esaltante coreografia, e l’esecuzione dei danzatori, apparentemente semplice nel suo disegno visivo, è in realtà un’architettura complessa per il rigore quasi matematico dell’esecuzione, veloce, martellante, con piccoli salti, giri, pugni e calci in aria, eseguita quasi sempre all’unisono. Si tratta del jumpstyle, stile di danza elettronica urodinamico – composto da una serie di salti rapidi combinati a movimenti delle gambe e a figure stilizzate -, e dell’Hardjump e Hakken – genere nato dalla scena gabber, sottocultura giovanile originaria dei Paesi Bassi nei primi anni ’90 e incentrata su un genere musicale techno hardcore svelto e potente, stili reinterpretati con una personale cifra dal collettivo di coreografi Marine Brutti, Jonathan Debrouwer, Arthur Harel, Céline Signoret.

I 16 agguerriti giovani in scena, bravissimi nella precisione tecnica che richiede la martellante coreografia, formano una tribù metropolitana, una comunità coesa, pacifica, che ama danzare, esprimersi con quel linguaggio comune che li unisce, sfidarsi e ammirarsi reciprocamente negli assoli come nelle coppie e nel gruppo, sostando in alcuni momenti dietro le transenne e rientrare in campo con rinnovata, instancabile energia. Sembrano inseguire il tempo, precederlo, fermarlo, viverlo, romperlo, e riprendere la corsa. Un ritratto sociale della Generazione Z.

Di tutt’altra temperatura emotiva, movimento, struttura, è MAHALAGA Landscapes, creata da Jill Crovisier inizialmente per una versione site specific (in occasione di Esch-sur-Alzette Capitale Europea della Cultura 2022), ora rivisitata in versione scenica per nove interpreti di Equilibrio Dinamico (commissionata nel 2025 dal festival Le Danzatrici en plein air).
Artista multidisciplinare, direttrice della compagnia JC Movement Production fondata nel 2013, dal percorso global, attiva come performer freelance e per istituzioni internazionali (soprattutto Asia e Africa), Crovisier in MAHALAGA Landscapes si ispira alla riserva naturale e al patrimonio industriale della sua città natale. Tra effetti acustici e musica con richiami alla natura, immersi in una leggera nebbia che avvolge la scena, si entra in una dimensione rituale inizialmente attraverso il lento flusso di movimento compatto dei danzatori che percorrono più volte lo spazio nel suo diametro. Improvvisi suoni percussivi (richiami africani), tonfi, colpi sferrati, rompono quel ritmo che si apre irradiando gli spostamenti in progressione del gruppo.

Una danza ruvida, istintuale, tribale, potente nella gestualità di braccia in tutte le direzioni – spesso alzate, e con pugni, a incitare -, di linee nette o ondeggianti, dai passi battenti, dove i dettagli dei corpi nel loro comporsi in ascolto, nel respiro che li unisce, nel rapportarsi degli sguardi, determinano la magia di un rito collettivo di grande impatto.

Un successo al Teatro Ristori di Verona dove lo spettacolo ha debuttato, e in programma al Festival Prospettiva Danza di Padova, l’11 aprile; al Festival Interplay di Torino, il 4 giugno; al festival MilanoOltre, il 4 ottobre; a Fabbrica Europa, Firenze, l’8 ottobre; al Festival Aperto di Reggio Emilia, il 10 ottobre.










