10 aprile 2024

Immagini dall’Inghilterra, nella danza inquieta di Hofesh Shechter

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From England with love: il coreografo Hofesh Shechter racconta le inquietudini di un Paese in una coreografia dalle atmosfere vibranti: il debutto mondiale a Reggio Emilia

From England with Love, Ph Todd MacDonald
From England with Love, Ph Todd MacDonald

«From England with Love si presenta come una lettera indirizzata a ‘Dear John’ … una nota di addio ad amici e nemici e una sbirciatina nel cuore e nell’anima di questo paese, bellissimo ma al tempo stesso complicato». Così si legge nelle note programmatiche. Il titolo alluderebbe a una dichiarazione d’amore per il Paese in cui vive, che lo ha accolto, adottato da oltre 20 anni, e ne ha sancito il talento internazionalmente riconosciuto. Una fotografia catturata attraverso i suoi occhi d’artista. From England with love è, nelle intenzioni, l’immagine dell’Inghilterra secondo Hofesh Shechter, fatta scaturire dalla danza degli otto performer della Schechter II, il vivaio fecondissimo di giovane energia che il coreografo “cattura” attraverso audizioni di danzatori provenienti da Paesi diversi (una selezione ferrea se si pensa che sono stati 1200 quelli per la scelta dell’attuale cast, dai 18 ai 25 anni, tra cui risulta l’italiano Gaetano Signorelli).

From England with Love, Ph Todd MacDonald

Per la fresca compagine Hofesh ha rimontato lo spettacolo inizialmente nato nel 2021 per il Nederlands Dans Theatre I. Una rievocazione di natura astratta, nulla di narrativo, solo danza a tutti gli effetti, energica, esplosiva, sobillatrice, in quello stile riconoscibile che contraddistingue la cifra del coreografo e musicista anglo-israeliano, costruita su movimenti di gruppi e contrappunti solistici permeati sempre da un ritmo intenso e trascinante. Anche qui troviamo quell’energia nervosa, e una fisicità quasi selvaggia, accompagnata da una playlist di musiche ad hoc – Henry Purcell e William Henry Monk, Edward Elgar, Tomas Talis, incluse altre rockeggianti dello stesso Shechter – che bersagliano la scena e imprimono ritmo.

From England with Love, Ph Todd MacDonald

From England with love (debutto mondiale a Reggio Emilia per la Stagione di Danza della Fondazione “I Teatri”) vuole essere quasi una cartina di tornasole delle tensioni e delle inquietudini che attraversano il mondo odierno inglese, indagando – come in altre creazioni di Shechter – certi aspetti dell’agire umano sul piano psicologico, sociale e antropologico. È da leggervi la metafora delle relazioni nella lotta del vivere quotidiano, in England come ovunque.

From England with Love, Ph Todd MacDonald

Qui, al centro è il mondo giovanile. Il gruppo si presenta con le divise tipiche degli studenti da college: camicia bianca e cravattina, gonnelle a pieghe e pantaloncini blu, calzettoni, maglioncini, e zainetti in spalla. Raccolto inizialmente in un canto di preghiera – coro a cappella Abide with to me – sotto un cerchio di luce, l’ensemble con lievi ondeggiamenti, braccia alzate e mani sul petto, cambia marcia e prende subito vita sfaldandosi e generando confusione. Inondata da luci atmosferiche bianche e gialle, tra bui e fari puntati (designer Tom Visser), in mezzo a fumo e rumore di pioggia battente, la danza procede a blocchi, con momenti solistici e continui raggruppamenti e disgregazioni. I performer mixano sensualità e furia, ordine e caos, sacro e profano. Ebbri, smarriti, esaltati, prepotenti, giocosi, violenti, alternano stati d’animo e azioni con movimenti che alludono a balli tradizionali, a scontri, a slittamenti dei corpi a terra trascinati come morti, mentre gli zaini vengono lanciati in aria, le cravatte trasformate in bandane, le camicie slacciate. E poi corse e cadute, salti e voli. L’euforia dei corpi e le grida di battaglia, le braccia che sparano con fucili immaginari, si placano al ralenti strisciando al rumore di vetri frantumati.

From England with Love, Ph Todd MacDonald

«Spunta il mattino del cielo e fuggono le ombre vane della terra. Nella vita, nella morte, o Signore, dimora con me». Sono alcune frasi della canzone Abide with me di Audrey Assad. Con questa preghiera si chiude lo spettacolo, con i danzatori ricomposti, zaini in spalla, sotto un bagliore bianco come all’inizio. Poi silenzio, solo cinguettii, mentre si guardano smarriti e alzano le braccia. Buio improvviso. Ci stanno salutando, chiedono aiuto, o vogliono domandarci qualcosa?

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