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Teatro alla Scala dietro le quinte: intervista a due ballerini del Corpo di Ballo scaligero
Danza
Il Teatro alla Scala non è solo un palcoscenico, ma una casa e un traguardo per chi dedica la vita alla danza. Caterina Bianchi e Mattia Semperboni, entrambi Solisti del prestigioso Corpo di Ballo scaligero, rappresentano due volti della stessa passione: quella che nasce da bambini e si trasforma, attraverso lo studio rigoroso in Accademia, in una carriera fatta di ruoli iconici e disciplina ferrea. Due caratteri e percorsi diversi ritratti nelle foto inedite di Amilcare Incalza.

L’inizio di un sogno: il richiamo della danza e la carriera da solisti
Per entrambi, la danza è stata un’esigenza precoce. Caterina ricorda che a soli tre anni supplicava la madre di portarla a lezione: voleva essere una ballerina, un desiderio che definisce ancora oggi “immutato”. Per Mattia, la danza è “fuoco”: una necessità che lo portava a ballare ovunque, davanti a ogni specchio di casa, fin da piccolissimo. Diventare solisti nel tempio milanese del balletto è il coronamento di un percorso. Per Caterina, è una “grande soddisfazione” che porta con sé il peso di una “grande responsabilità”. Mattia, milanese di nascita, vive questo ruolo come un dono da condividere con chi ha creduto in lui, ammettendo che da bambino non avrebbe mai osato immaginare di raggiungere una tale vetta nel teatro della sua città.

Le loro carriere si sono intrecciate in titoli celebri come Histoire de Manon (dove Caterina è stata l’Amante di Lescaut e Mattia lo stesso Lescaut) o Onegin. Caterina ama la dualità della danza: il candore dei tutù e delle punte nel classico e la forza “terrena” del contemporaneo. Mattia, pur sentendosi più vicino al classico e al neoclassico, ricerca costantemente la versatilità negli stili contemporanei, visti come un linguaggio astratto e creativo che spinge il ballerino oltre i propri limiti.

Cosa accade prima che il sipario si alzi? Caterina confessa un’ansia iniziale che svanisce non appena entra in scena, lasciando spazio a un senso di libertà. Anche Mattia avverte sempre tensione davanti all’immensità del palco scaligero e alle alte aspettative del pubblico. Per entrambi, l’applauso è il premio supremo. Se per Caterina è la gratificazione del lavoro svolto, Mattia offre una riflessione più intima: «L’applauso ti ripaga di tutto, ma la vera analisi arriva dopo, a casa, quando cerchiamo quella perfezione che purtroppo non esiste».

La routine è scandita da ritmi rigorosi: lezione al mattino, prove di classico e contemporaneo al pomeriggio. Caterina non nasconde che sia una vita di sacrifici, pur se ampiamente ripagati dal palco. Mattia, invece, preferisce parlare di scelta: «Volevo questo cammino. Abitare a Milano e avere la famiglia accanto è stato un dono che mi ha sostenuto». Sulla competizione concordano: esiste, ma va vissuta come una “sana spinta” a dare il meglio di sé.

Prossimamente in scena: dove vederli alla Scala
Per chi volesse ammirare dal vivo il talento e l’energia di questi due artisti, la stagione 2026 del Teatro alla Scala offre diverse occasioni imperdibili. Dopo averli visti impegnati nelle recenti produzioni, i riflettori si riaccendono per il Gala Fracci (31 gennaio – 3 febbraio), un appuntamento dove i solisti della compagnia celebrano la leggendaria étoile. Il calendario proseguirà poi con titoli che metteranno alla prova la loro versatilità: dal Trittico contemporaneo di marzo (con coreografie di McGregor, Maillot e Naharin), alle atmosfere oniriche di Alice’s Adventures in Wonderland a maggio, fino al grande ritorno del Don Chisciotte di Nureyev a luglio, balletto dove il virtuosismo e l’elevazione di Mattia Semperboni e la decisione interpretativa di Caterina Bianchi promettono, ancora una volta, di incantare il pubblico.












