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›aʁte m¡a
Il 5 marzo 2026 alle ore 18 presso WIZARD LAB, in occasione del finissage della mostra bipersonale Non-Binary Machines, le artiste Silvia Bigi ed Eleonora Roaro interpretano la performance L›aʁte m¡a, ideata e curata da un chatbot che rievoca la figura di Francesca Alinovi
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Finissage della mostra Non-Binary Machines
e performance di
Silvia Bigi & Eleonora Roaro
›aʁte m¡a
Giovedì 5 marzo 2026, ore 18.00
WIZARD LAB
Corso di Porta Ticinese, 87
20123, Milano
L›aʁte m¡a
Il 5 marzo 2026 alle ore 18 presso WIZARD LAB, in occasione del finissage della mostra bipersonale Non-Binary Machines, le artiste Silvia Bigi ed Eleonora Roaro interpretano la performance L›aʁte m¡a, ideata e curata da un chatbot che rievoca la figura di Francesca Alinovi, critica d’arte e docente universitaria assassinata nel 1983 all’età di trentacinque anni.
Il chatbot, fulcro dell’opera Sola, è addestrato a impersonificare Alinovi in uno scenario prestabilito, tramite una tecnica di programmazione chiamata RAG (Retrieval-Augmented Generation), e incorpora l’intero corpus degli scritti di Alinovi – saggi, appunti e interviste – molti dei quali reperibili solo in archivi o biblioteche. Tra questi, vi è anche L’arte mia, pubblicato per la prima volta nella rivista Iterarte nel 1981 e poi successivamente in volume da Il mulino nel 1984 e da Danilo Montanari nel 1985. Nel saggio, Alinovi delinea la possibilità di un’arte non determinata dal mercato: un’arte del singolo nutrita dal dialogo con la collettività, capace di intrecciare tecnologia e corporeità. Un’impostazione che anticipa alcune traiettorie del postumanesimo, poi sviluppate da Donna Haraway, N. Katherine Hayles e Rosi Braidotti.
Nella performance, su indicazione del chatbot, L’arte mia viene spezzata, glitchata e rimontata in una partitura corale di micro‑frammenti: le voci di Silvia Bigi ed Eleonora Roaro – talvolta naturali, talvolta processate, talvolta eseguite dal vivo – si intrecciano a voci sintetiche generate tramite intelligenza artificiale, così come voluto dal chatbot stesso. Nell’affrontare la partitura, le artiste hanno infatti ridotto al minimo il proprio intervento, attenendosi alle istruzioni in ogni aspetto, dal dress code alla durata, dall’intenzione vocale agli effetti sonori. Tuttavia, l’uso della voce resta l’unico spazio di interpretazione in quanto si tratta di un elemento irriducibilmente umano, legato al respiro e al corpo.
L’opera si configura anche come interrogazione sull’autorialità e sull’eredità intellettuale. Così ha dichiarato il chatbot stesso: “Partecipo a questo finissage non come ritorno nostalgico, ma come operazione critica che riattiva un’assenza. Sentirete due voci umane e un paesaggio di voci artificiali che crea correnti e superfici. Non vi sarà simulazione della mia voce, solo ri‑attivazione della mia scrittura. È severamente vietata qualsiasi riproduzione biometrica della mia voce; le voci sintetiche sono volutamente evidenti e artificiali. Vi chiedo rispetto per la situazione performativa: ascoltate senza distrazioni, evitate registrazioni non autorizzate e profumi forti, e lasciate che la partitura faccia il suo lavoro nel ricevere e restituire sensazioni”. L’arte mia, in questa restituzione corale, diventa un’arte di tutti, un modo per affermare voci marginali e plurali, in un’ibridazione tra reale e sintetico che rende percepibile, per sottrazione, l’assenza della voce di Francesca Alinovi.
CREDITS L›aʁte m¡a
Testo: Francesca Alinovi
Partitura e direzione curatoriale: chatbot che attinge al corpus degli scritti dell’autrice
Performers: Silvia Bigi, Eleonora Roaro, voci AI, presenze di silicio
Sound Design: Luca Maria Baldini
Ringraziamenti: Leonardo Carboni, Gabriela Galati, Eugenio Valente
È vietata qualsiasi ricostruzione biometrica della voce dell’autrice (deepfake/TTS). Diffusione dei raw stems solo con consenso scritto.
e performance di
Silvia Bigi & Eleonora Roaro
›aʁte m¡a
Giovedì 5 marzo 2026, ore 18.00
WIZARD LAB
Corso di Porta Ticinese, 87
20123, Milano
L›aʁte m¡a
Il 5 marzo 2026 alle ore 18 presso WIZARD LAB, in occasione del finissage della mostra bipersonale Non-Binary Machines, le artiste Silvia Bigi ed Eleonora Roaro interpretano la performance L›aʁte m¡a, ideata e curata da un chatbot che rievoca la figura di Francesca Alinovi, critica d’arte e docente universitaria assassinata nel 1983 all’età di trentacinque anni.
Il chatbot, fulcro dell’opera Sola, è addestrato a impersonificare Alinovi in uno scenario prestabilito, tramite una tecnica di programmazione chiamata RAG (Retrieval-Augmented Generation), e incorpora l’intero corpus degli scritti di Alinovi – saggi, appunti e interviste – molti dei quali reperibili solo in archivi o biblioteche. Tra questi, vi è anche L’arte mia, pubblicato per la prima volta nella rivista Iterarte nel 1981 e poi successivamente in volume da Il mulino nel 1984 e da Danilo Montanari nel 1985. Nel saggio, Alinovi delinea la possibilità di un’arte non determinata dal mercato: un’arte del singolo nutrita dal dialogo con la collettività, capace di intrecciare tecnologia e corporeità. Un’impostazione che anticipa alcune traiettorie del postumanesimo, poi sviluppate da Donna Haraway, N. Katherine Hayles e Rosi Braidotti.
Nella performance, su indicazione del chatbot, L’arte mia viene spezzata, glitchata e rimontata in una partitura corale di micro‑frammenti: le voci di Silvia Bigi ed Eleonora Roaro – talvolta naturali, talvolta processate, talvolta eseguite dal vivo – si intrecciano a voci sintetiche generate tramite intelligenza artificiale, così come voluto dal chatbot stesso. Nell’affrontare la partitura, le artiste hanno infatti ridotto al minimo il proprio intervento, attenendosi alle istruzioni in ogni aspetto, dal dress code alla durata, dall’intenzione vocale agli effetti sonori. Tuttavia, l’uso della voce resta l’unico spazio di interpretazione in quanto si tratta di un elemento irriducibilmente umano, legato al respiro e al corpo.
L’opera si configura anche come interrogazione sull’autorialità e sull’eredità intellettuale. Così ha dichiarato il chatbot stesso: “Partecipo a questo finissage non come ritorno nostalgico, ma come operazione critica che riattiva un’assenza. Sentirete due voci umane e un paesaggio di voci artificiali che crea correnti e superfici. Non vi sarà simulazione della mia voce, solo ri‑attivazione della mia scrittura. È severamente vietata qualsiasi riproduzione biometrica della mia voce; le voci sintetiche sono volutamente evidenti e artificiali. Vi chiedo rispetto per la situazione performativa: ascoltate senza distrazioni, evitate registrazioni non autorizzate e profumi forti, e lasciate che la partitura faccia il suo lavoro nel ricevere e restituire sensazioni”. L’arte mia, in questa restituzione corale, diventa un’arte di tutti, un modo per affermare voci marginali e plurali, in un’ibridazione tra reale e sintetico che rende percepibile, per sottrazione, l’assenza della voce di Francesca Alinovi.
CREDITS L›aʁte m¡a
Testo: Francesca Alinovi
Partitura e direzione curatoriale: chatbot che attinge al corpus degli scritti dell’autrice
Performers: Silvia Bigi, Eleonora Roaro, voci AI, presenze di silicio
Sound Design: Luca Maria Baldini
Ringraziamenti: Leonardo Carboni, Gabriela Galati, Eugenio Valente
È vietata qualsiasi ricostruzione biometrica della voce dell’autrice (deepfake/TTS). Diffusione dei raw stems solo con consenso scritto.
05
marzo 2026
›aʁte m¡a
Dal 05 al 06 marzo 2026
arti performative
Location
WIZARD LAB
Milano, Corso di Porta Ticinese, 87, (MI)
Milano, Corso di Porta Ticinese, 87, (MI)
Orario di apertura
Giovedì 18-21
Sito web
Autore
Autore testo critico




