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Alfred De Locatelli
mostra di pittura
Comunicato stampa
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Pace non cerco, guerra non sopporto
tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
pieno di canti soffocati. Agogno
la nebbia ed il silenzio in un gran porto(...)
(Dino Campana, Poesia Facile, Canti Orfici)
Alfred De Locatelli è un artista che ama raccontarsi. Le sue opere costituiscono un taccuino di viaggio, sul quale annota impressioni, dubbi, calcoli. Aggiungendovi qualche curiosità - una moneta, un'etichetta, una frase estemporanea-, egli ricostruisce le tappe di un pellegrinaggio chatwiniano. Tra realtà e fantasia. Sensazione e memoria. Con un percorso fatto di ossimori. Di forti linee di demarcazione. Che intervengono, prima di tutto, nella vita personale. Nei ricordi di un' infanzia trascorsa tra l'Italia e la Slovenia e, a rapportarsi con le problematiche di confine. Ma, soprattutto, nella bipartizione esistenziale tra cielo e terra, tra sfera divina e fenomenologia. Semplicemente, l'orizzonte, che divide la superficie pittorica in due aree ben distinte, quella dell'astrazione - che diventa paesaggio - e quella spirituale, profondamente bianca, che corrisponde alla figurazione, poiché nella maggior parte dei casi ospita gli elementi di realismo integranti l'opera, quegli inserti materici e poetici, ovvero, ripescati dal mondo e trasportati nella fiction dell'arte. Una seconda contrapposizione riguarda la sua tavolozza. Un'austera bicromia rappresenta quasi nella totalità questo corpus di opere realizzate con l'utilizzo sofisticato del rullo, che vanno a creare campiture delicatissime, in cui la scrittura libera, che tanto ricorda le grafie orientali - e quindi, di rimando, l'espressionismo astratto americano -, rappresenta lo scarto dalla texture di base. Cui fanno da contraltare le policromie dei collages, o piccole, sporadiche chiazze di rosso intenso, che vanno a fissare lo sguardo del riguardante – diventando quel punctum affascinante tramandato da Roland Barthes -, come sigilli di ceralacca, celanti il segreto di una corrispondenza amorosa (tra artista e fruitore )Ma le antinomie non finiscono qui, perché le opere si svolgono su fronte e retro. Svelando il messaggio nella superficie non visibile, che aggiunge indizi importantissimi allo svolgimento della narrazione. Così date, cartoline, scontrini, serigrafie, firme, epigrafi, nomi, costruiscono un ritratto complesso, molto intimo, tuttavia universale, riconoscibile. Ci permettono di ricomporre l'identikit e la biografia dell'artista, che si svolge, senza fissa dimora, attraverso l'Italia e l'Europa. Con chiari riferimenti ai recenti trascorsi in Sardegna, in Francia, in Slovenia. Tra il caos di città come Milano e quella natura incontaminata, tanto amata, da costituire da punto di partenza e d'arrivo delle proprie istanze creative, che culminano nell'oggetto scultoreo in mostra. Un simulacro ligneo dalle fattezze umane, senza nessuna concessione alla fisiognomica, dal cui petto germoglia un pino. Un inno alla vita singolare, che pur ricorda le metamorfosi di Ovidio. Appare quasi come un monito, la necessità di diventare altro, di evolversi in una forma nuova, più potente, per ovviare alla fatiscenza di un mondo che sempre meno riconosce il valore indispensabile della preservazione del creato. Senza falsi sospiri da via Gluck, o un efferato sentimento ecologista, l'opera di Alfred De Locatelli lancia lo spunto per svariate riflessioni, ma con levità. In fondo si tratta di un problema di equilibri. Di vuoti, come di pieni. Di spazi candidi gravidi di potenza concettuale, come di atmosfere galleggianti di scritture metafisiche, -haikù cui resta solo il significante - in cui la realtà cade come riferimento. E' Perseo dai piedi alati, insomma, ad uccidere la Gorgone prima di essere tramutato in pietra. L'artista camminatore ne ripete il rituale tribale e compie il salto, the leap into the void. Sospeso, come a mezz'aria, lascia alla Storia, alla memoria, il compito di fungere da ancora tra due universi paralleli, tra la pesantezza del vuoto, e la leggerezza della materia. Ritrovando, così, una traccia conduttrice nell'allucinante delirio della pittura. Di cui Alfred, che si firma Visionario è complice e, nel contempo, artefice.
Santa Nastro
tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
pieno di canti soffocati. Agogno
la nebbia ed il silenzio in un gran porto(...)
(Dino Campana, Poesia Facile, Canti Orfici)
Alfred De Locatelli è un artista che ama raccontarsi. Le sue opere costituiscono un taccuino di viaggio, sul quale annota impressioni, dubbi, calcoli. Aggiungendovi qualche curiosità - una moneta, un'etichetta, una frase estemporanea-, egli ricostruisce le tappe di un pellegrinaggio chatwiniano. Tra realtà e fantasia. Sensazione e memoria. Con un percorso fatto di ossimori. Di forti linee di demarcazione. Che intervengono, prima di tutto, nella vita personale. Nei ricordi di un' infanzia trascorsa tra l'Italia e la Slovenia e, a rapportarsi con le problematiche di confine. Ma, soprattutto, nella bipartizione esistenziale tra cielo e terra, tra sfera divina e fenomenologia. Semplicemente, l'orizzonte, che divide la superficie pittorica in due aree ben distinte, quella dell'astrazione - che diventa paesaggio - e quella spirituale, profondamente bianca, che corrisponde alla figurazione, poiché nella maggior parte dei casi ospita gli elementi di realismo integranti l'opera, quegli inserti materici e poetici, ovvero, ripescati dal mondo e trasportati nella fiction dell'arte. Una seconda contrapposizione riguarda la sua tavolozza. Un'austera bicromia rappresenta quasi nella totalità questo corpus di opere realizzate con l'utilizzo sofisticato del rullo, che vanno a creare campiture delicatissime, in cui la scrittura libera, che tanto ricorda le grafie orientali - e quindi, di rimando, l'espressionismo astratto americano -, rappresenta lo scarto dalla texture di base. Cui fanno da contraltare le policromie dei collages, o piccole, sporadiche chiazze di rosso intenso, che vanno a fissare lo sguardo del riguardante – diventando quel punctum affascinante tramandato da Roland Barthes -, come sigilli di ceralacca, celanti il segreto di una corrispondenza amorosa (tra artista e fruitore )Ma le antinomie non finiscono qui, perché le opere si svolgono su fronte e retro. Svelando il messaggio nella superficie non visibile, che aggiunge indizi importantissimi allo svolgimento della narrazione. Così date, cartoline, scontrini, serigrafie, firme, epigrafi, nomi, costruiscono un ritratto complesso, molto intimo, tuttavia universale, riconoscibile. Ci permettono di ricomporre l'identikit e la biografia dell'artista, che si svolge, senza fissa dimora, attraverso l'Italia e l'Europa. Con chiari riferimenti ai recenti trascorsi in Sardegna, in Francia, in Slovenia. Tra il caos di città come Milano e quella natura incontaminata, tanto amata, da costituire da punto di partenza e d'arrivo delle proprie istanze creative, che culminano nell'oggetto scultoreo in mostra. Un simulacro ligneo dalle fattezze umane, senza nessuna concessione alla fisiognomica, dal cui petto germoglia un pino. Un inno alla vita singolare, che pur ricorda le metamorfosi di Ovidio. Appare quasi come un monito, la necessità di diventare altro, di evolversi in una forma nuova, più potente, per ovviare alla fatiscenza di un mondo che sempre meno riconosce il valore indispensabile della preservazione del creato. Senza falsi sospiri da via Gluck, o un efferato sentimento ecologista, l'opera di Alfred De Locatelli lancia lo spunto per svariate riflessioni, ma con levità. In fondo si tratta di un problema di equilibri. Di vuoti, come di pieni. Di spazi candidi gravidi di potenza concettuale, come di atmosfere galleggianti di scritture metafisiche, -haikù cui resta solo il significante - in cui la realtà cade come riferimento. E' Perseo dai piedi alati, insomma, ad uccidere la Gorgone prima di essere tramutato in pietra. L'artista camminatore ne ripete il rituale tribale e compie il salto, the leap into the void. Sospeso, come a mezz'aria, lascia alla Storia, alla memoria, il compito di fungere da ancora tra due universi paralleli, tra la pesantezza del vuoto, e la leggerezza della materia. Ritrovando, così, una traccia conduttrice nell'allucinante delirio della pittura. Di cui Alfred, che si firma Visionario è complice e, nel contempo, artefice.
Santa Nastro
15
dicembre 2005
Alfred De Locatelli
Dal 15 dicembre 2005 al 31 gennaio 2006
arte contemporanea
Location
POSLOVNI CENTER HIT – PAVILJON
Nova Gorica, Delpinova, 7a
Nova Gorica, Delpinova, 7a
Orario di apertura
ogni giorno dalle ore 10.00 alle ore 19.00
Vernissage
15 Dicembre 2005, ore 20
Autore

