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Anna Dorsa – Territori della memoria fluttuante
Strappando e sovrapponendo l’artista crea superfici e volumi leggeri diffusi nello spazio dove sviluppano una narrazione per parti, che lontana da pronunciamenti urlati perentoriamente, intende piuttosto proporci appunti per dimenticare.
Comunicato stampa
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La mostra, è il primo appuntamento del ciclo Riflessioni sul contemporaneo, in cui i critici Ivana D’Agostino e Loredana Rea presentano nell’arco di tempo compreso tra gennaio e giugno sei artisti – oltre alla Dorsa, Nicola Liberatore, – differenti per formazione, scelte e, soprattutto, modalità espressive.
Seguendo tre grandi direttrici della ricerca artistica, rappresentate emblematicamente dalle continue sperimentazioni intorno all’immagine, alla materia e al segno, l’intento critico è quello di riflettere sul presente, per cogliere le motivazioni vere delle pratiche espressive e le direzioni tangenti o divergenti dei criteri metodologici e progettuali e restituire, poi, uno spaccato, certamente incompleto, ma sicuramente vitale della contemporaneità.
Da quasi trent’anni naturalizzata brasiliana Anna Dorsa ritorna in Italia con la mostra Territori della memoria fluttuante presso lo Studio Arte Fuori Centro, dopo una lunga assenza che si data dall’89, quando espose all’Ambasciata brasiliana di piazza Navona.
Già allora la lunghissima installazione di tulle, territorio di affioramenti per una personale rivisitazione del Pontormo mostrava la particolare attitudine della sua pittura allo sconfinamento oltre i limiti tradizionali.
L’urgenza di rinnovare il linguaggio pittorico al di fuori di confini prestabiliti è per lei punto di riferimento anche di questo evento. Le personali riflessioni dell’artista sui recenti orrori delle guerre in Kossovo, Afghanistan, Iraq danno forma ad un’installazione di cartapesta di carta giapponese costituita da numerosi elementi a parete, a terra e appesi. Lo spazio espositivo risulta in questo modo organizzato attraverso forme mobili, fluttuanti per la leggerezza del materiale utilizzato, su cui è possibile operare la lettura, continuamente mutevole, di lacerti di narrazione ripresi dalle cronache di guerra diffuse dai media, mescolate ai volti della Deposizione del Pontormo, citazione colta della grande pittura, presente anche in questa mostra, come simbolo di equivalenza tra il dolore divino e quello dell’umanità lacerata. Così facendo la Dorsa coniuga il linguaggio alto della pittura con la riproduzione meccanica di immagini divulgate dai quotidiani.
Strappando e sovrapponendo l’artista crea superfici e volumi leggeri diffusi nello spazio dove sviluppano una narrazione per parti, che lontana da pronunciamenti urlati perentoriamente, intende piuttosto proporci appunti per dimenticare.
Seguendo tre grandi direttrici della ricerca artistica, rappresentate emblematicamente dalle continue sperimentazioni intorno all’immagine, alla materia e al segno, l’intento critico è quello di riflettere sul presente, per cogliere le motivazioni vere delle pratiche espressive e le direzioni tangenti o divergenti dei criteri metodologici e progettuali e restituire, poi, uno spaccato, certamente incompleto, ma sicuramente vitale della contemporaneità.
Da quasi trent’anni naturalizzata brasiliana Anna Dorsa ritorna in Italia con la mostra Territori della memoria fluttuante presso lo Studio Arte Fuori Centro, dopo una lunga assenza che si data dall’89, quando espose all’Ambasciata brasiliana di piazza Navona.
Già allora la lunghissima installazione di tulle, territorio di affioramenti per una personale rivisitazione del Pontormo mostrava la particolare attitudine della sua pittura allo sconfinamento oltre i limiti tradizionali.
L’urgenza di rinnovare il linguaggio pittorico al di fuori di confini prestabiliti è per lei punto di riferimento anche di questo evento. Le personali riflessioni dell’artista sui recenti orrori delle guerre in Kossovo, Afghanistan, Iraq danno forma ad un’installazione di cartapesta di carta giapponese costituita da numerosi elementi a parete, a terra e appesi. Lo spazio espositivo risulta in questo modo organizzato attraverso forme mobili, fluttuanti per la leggerezza del materiale utilizzato, su cui è possibile operare la lettura, continuamente mutevole, di lacerti di narrazione ripresi dalle cronache di guerra diffuse dai media, mescolate ai volti della Deposizione del Pontormo, citazione colta della grande pittura, presente anche in questa mostra, come simbolo di equivalenza tra il dolore divino e quello dell’umanità lacerata. Così facendo la Dorsa coniuga il linguaggio alto della pittura con la riproduzione meccanica di immagini divulgate dai quotidiani.
Strappando e sovrapponendo l’artista crea superfici e volumi leggeri diffusi nello spazio dove sviluppano una narrazione per parti, che lontana da pronunciamenti urlati perentoriamente, intende piuttosto proporci appunti per dimenticare.
11
gennaio 2005
Anna Dorsa – Territori della memoria fluttuante
Dall'undici al 28 gennaio 2005
arte contemporanea
Location
STUDIO ARTE FUORI CENTRO
Roma, Via Ercole Bombelli, 22, (Roma)
Roma, Via Ercole Bombelli, 22, (Roma)
Orario di apertura
dal martedì al venerdì dalle 17 alle 20
Vernissage
11 Gennaio 2005, ore 18
Autore
Curatore
