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Anna Guillot – Into the Marvelous Substance
Sono l’identità, la dualità e il doppio i contenuti intrinseci nella dicitura Unici, titolo di una serie di tre opere di Anna Guillot includente Into the Marvelous Substance, attualmente esposta nel contesto di “Opera Unica 2006” – il progetto di interventi curato da Vitaldo Conte che vede coinvolti nove artisti e si articola in tre diversi momenti espositivi, due di gruppo e un assolo
Comunicato stampa
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Sono l’identità, la dualità e il doppio i contenuti intrinseci nella dicitura Uni―ci, titolo di una serie di tre opere di Anna Guillot includente Into the Marvelous Substance, attualmente esposta nel contesto di “Opera Unica 2006” – il progetto di interventi curato da Vitaldo Conte che vede coinvolti nove artisti e si articola in tre diversi momenti espositivi, due di gruppo e un assolo –.
Per Anna Guillot, tre opere, tre concetti, tre soggetti. Tutti, tre riconducibili a uno.
All’interno di Uni―ci, alter ego, doppio senso e punti di vista. Luce, fotografia, testo.
Scrive Marco Meneguzzo: «(…) Anna Guillot è passata da un sistema formale di scrittura binaria – la contrapposizione binaria costituisce in ogni scrittura e in ogni sistema comunicativo il livello più semplice di costruzione e di trasmissione di dati, ma anche di concetti – a qualcosa di più esplicito e personale, anche diaristico, in cui mette in scena se stessa, ma senza mai abdicare alla razionalità del linguaggio; l’opera assume anche la forma-libro (…). Temi così globali, esistenziali e astorici come quello del “doppio” vengono spesso lasciati ad altre discipline, ad altri linguaggi, ad altre ricerche (e basterebbe ricordare il sistema binario, cioè duale, dell’informatica o la duplicazione dei geni e la creazione di cloni per vedere quanto, altrove, il soggetto sia centrale…). All’arte si chiede – cosa mai successa nell’arco dell’ultimo secolo e mezzo – di essere in fondo consolatoria, cioè scarsamente problematica e di fatto tranquillizzante, e questo tema è tutt’altro: suscita questioni ultime e quindi non è consolatorio, ma problematico, e perciò non tranquillizzante. Su quest’ultimo aspetto vale la pena di insistere perché l’inquietudine che un tema simile si porta dietro è talmente connaturato al tema stesso che – anche in presenza di opere così chiare, metaforicamente e formalmente lontane da ogni facile ricorso all’oscurità – non si può non provare una sottile sensazione di “timore e tremore” di fronte ad esso. (…)»
Ed Eugenio Miccini: «(…) allora il suo amore sempre differito non si aggira su di sé, come Narciso – che è personaggio tragico – ma come coscienza del proprio essere e del proprio operare, che è, ancora cartesianamente, il fondamento di ogni processo di ricerca. Anna, dicevo, si ama in maniera imperfetta perché c’è in lei qualcosa di incompiuto, di incerto come avviene in chi si metta alla prova, che si esperisce con fiducia in sé e nella propria “ascesi”. Sirio Luginbϋhl lo definisce «un orgasmo tra Anna e Anna». Si dice che la madre di Narciso interrogasse l’indovino Tiresia, e ne ricevesse questo oscuro oracolo, che cioè sarebbe vissuto finché non si fosse conosciuto. Ovviamente Anna, che non ha subito la vendetta della Nemesi, proprio perché quell’orgasmo è imperfetto, ha una libido inespressa e qui consegnata alla durata del tempo di una lunga investigazione. Come chi si guardi agire, come chi parli di sé in terza persona. Diceva Paul Valery «avere coscienza di sé non è forse percepire che si potrebbe essere un altro? (…) la parte più vera e più identica di ogni individuo è il suo possibile». (cfr.: M. De Benedictis, in “Il doppio e la rappresentazione”, in Avanguardia, 17, 2001). Non a caso Guido Ceronetti, citando tra gli omonimi di Anna, ricorda un “Nomen-Omen”, che è un capriccio omofonico (ottenuto facendo un’aferesi del primo termine) che parrebbe istituire l’equazione Anna=Omen, cioè augurio e presagio. Dunque uno sguardo ottativo verso il futuro. Niente Narciso, dunque. Ma, per seguitare a giocare alla maniera di Lacan (quello che si doleva che Ferdinand de Saussure non avesse realizzato il previsto studio sugli anagrammi), il termine “omen” nel genitivo suona come “uomo”: ominis/hominis quindi più che un auspicio. (…)»
Anna Guillot è nata a Pisa, vive in Sicilia dal 1963.
Interessata ad ambiti di sperimentazione linguistica diversificati, ha attivato collaborazioni con gruppi (Nuova Scrittura, Poesia Visiva), riviste letterarie (Intergruppo-Singlossie, Anterem-Opera Prima) e d’arte (Carte d’Arte, Arte e Critica, Arte-Incontro).
Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive ed è presente in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.
Per Anna Guillot, tre opere, tre concetti, tre soggetti. Tutti, tre riconducibili a uno.
All’interno di Uni―ci, alter ego, doppio senso e punti di vista. Luce, fotografia, testo.
Scrive Marco Meneguzzo: «(…) Anna Guillot è passata da un sistema formale di scrittura binaria – la contrapposizione binaria costituisce in ogni scrittura e in ogni sistema comunicativo il livello più semplice di costruzione e di trasmissione di dati, ma anche di concetti – a qualcosa di più esplicito e personale, anche diaristico, in cui mette in scena se stessa, ma senza mai abdicare alla razionalità del linguaggio; l’opera assume anche la forma-libro (…). Temi così globali, esistenziali e astorici come quello del “doppio” vengono spesso lasciati ad altre discipline, ad altri linguaggi, ad altre ricerche (e basterebbe ricordare il sistema binario, cioè duale, dell’informatica o la duplicazione dei geni e la creazione di cloni per vedere quanto, altrove, il soggetto sia centrale…). All’arte si chiede – cosa mai successa nell’arco dell’ultimo secolo e mezzo – di essere in fondo consolatoria, cioè scarsamente problematica e di fatto tranquillizzante, e questo tema è tutt’altro: suscita questioni ultime e quindi non è consolatorio, ma problematico, e perciò non tranquillizzante. Su quest’ultimo aspetto vale la pena di insistere perché l’inquietudine che un tema simile si porta dietro è talmente connaturato al tema stesso che – anche in presenza di opere così chiare, metaforicamente e formalmente lontane da ogni facile ricorso all’oscurità – non si può non provare una sottile sensazione di “timore e tremore” di fronte ad esso. (…)»
Ed Eugenio Miccini: «(…) allora il suo amore sempre differito non si aggira su di sé, come Narciso – che è personaggio tragico – ma come coscienza del proprio essere e del proprio operare, che è, ancora cartesianamente, il fondamento di ogni processo di ricerca. Anna, dicevo, si ama in maniera imperfetta perché c’è in lei qualcosa di incompiuto, di incerto come avviene in chi si metta alla prova, che si esperisce con fiducia in sé e nella propria “ascesi”. Sirio Luginbϋhl lo definisce «un orgasmo tra Anna e Anna». Si dice che la madre di Narciso interrogasse l’indovino Tiresia, e ne ricevesse questo oscuro oracolo, che cioè sarebbe vissuto finché non si fosse conosciuto. Ovviamente Anna, che non ha subito la vendetta della Nemesi, proprio perché quell’orgasmo è imperfetto, ha una libido inespressa e qui consegnata alla durata del tempo di una lunga investigazione. Come chi si guardi agire, come chi parli di sé in terza persona. Diceva Paul Valery «avere coscienza di sé non è forse percepire che si potrebbe essere un altro? (…) la parte più vera e più identica di ogni individuo è il suo possibile». (cfr.: M. De Benedictis, in “Il doppio e la rappresentazione”, in Avanguardia, 17, 2001). Non a caso Guido Ceronetti, citando tra gli omonimi di Anna, ricorda un “Nomen-Omen”, che è un capriccio omofonico (ottenuto facendo un’aferesi del primo termine) che parrebbe istituire l’equazione Anna=Omen, cioè augurio e presagio. Dunque uno sguardo ottativo verso il futuro. Niente Narciso, dunque. Ma, per seguitare a giocare alla maniera di Lacan (quello che si doleva che Ferdinand de Saussure non avesse realizzato il previsto studio sugli anagrammi), il termine “omen” nel genitivo suona come “uomo”: ominis/hominis quindi più che un auspicio. (…)»
Anna Guillot è nata a Pisa, vive in Sicilia dal 1963.
Interessata ad ambiti di sperimentazione linguistica diversificati, ha attivato collaborazioni con gruppi (Nuova Scrittura, Poesia Visiva), riviste letterarie (Intergruppo-Singlossie, Anterem-Opera Prima) e d’arte (Carte d’Arte, Arte e Critica, Arte-Incontro).
Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive ed è presente in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.
12
aprile 2006
Anna Guillot – Into the Marvelous Substance
Dal 12 aprile al 06 maggio 2006
arte contemporanea
Location
DIETRO LE QUINTE ARTE CONTEMPORANEA
Catania, Via Giacinto Carcaci, 19, (Catania)
Catania, Via Giacinto Carcaci, 19, (Catania)
Orario di apertura
dal lun. al sab. 10-13 e 17-19
Vernissage
12 Aprile 2006, ore 19.30
Autore
Curatore
