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Armando Andrade Tudela – Cerco
Nello spazio espositivo i visitatori incontrano Cerco, una scultura modulare che taglia perpendicolarmente la prima sala della galleria. Tra scultura e design, divide lo spazio in due zone contrastanti: da un lato il film La Verdad ha Cambiado; dall’altro, una serie di opere bidimensionali.
Comunicato stampa
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Entrando nello spazio espositivo i visitatori incontrano Cerco, una scultura modulare che taglia perpendicolarmente la prima sala della galleria. Collocata tra scultura e design, funge da confine dividendo lo spazio in due zone contrastanti: da un lato il film La Verdad ha Cambiado; dall’altro, una serie di opere bidimensionali di piccolo e medio formato. Questi lavori a parete combinano quelli che l’artista definisce “diagrammi somatici” con una serie di stampe serigrafiche. I diagrammi, realizzati con gesso e matita su pannelli di legno, derivano dalla sovrapposizione di molteplici strati di informazioni—mappe architettoniche di corridoi, passaggi e siti archeologici; profili di flauti di Pan e femori; e una costellazione di segni, annotazioni e parole come sect, tunic, zone, gargoyle—. Per l’artista, questi diagrammi rivelano le narrazioni sottese della mostra, rendendo visibile l’elusivo lavoro che precede l’emergere delle forme materiali.
Accanto ai diagrammi si trovano stampe serigrafiche derivate da fotogrammi di La Verdad ha Cambiado. Attraverso diversi processi di stampa e sovrastampa, l’artista manipola queste immagini per generare nuove forme di montaggi visivi. Silenziose, opache e frammentarie, le stampe distillano le azioni del film in composizioni di nature morte.
Presentato per la prima volta attraverso una parete LED — la cui superficie luminosa allude alla natura pittorica dell’opera — La Verdad ha Cambiado occupa una posizione centrale in questa sala. Il film è composto da sette sequenze performative interpretate da quattro attori, che seguono uno script visivo ideato dall’artista. Questo script attinge da immagini d’archivio della Facoltà di Arte dell’Università Cattolica di Lima, Perù (dove l’artista ha studiato negli anni Novanta) intrecciandole con scene di corpi sottoposti a stati di crisi o stress estremi. Il risultato è un inquietante gioco di specchi, dove dinamiche di sottomissione, dominazione e riaffermazione si dispiegano attraverso le azioni dei performer. Il film ha permesso all’artista di tornare su complessi intrecci di pedagogia, ideologia e indottrinamento nella storia recente del Perù — una preoccupazione ricorrente nella sua pratica e tuttora drammaticamente rilevante nel presente politico del Paese.
Andrade Tudela considera questo film come l’asse narrativo e concettuale della mostra dal quale emergono le altre opere. Un esempio evidente è Canto Hundido, collocato nell’ultima sala della galleria. Qui l’artista rielabora il set creato per il film, trasformandolo in un modello scultoreo composto da tre piani intersecanti. La struttura funziona come un labirinto di ingressi e uscite, aperture e chiusure. Sotto il tavolo, un subwoofer emette una composizione musicale di Sirag Sesestyan, basata su una registrazione di Respuesta Funeraria, un canto tradizionale andino tratto da registrazioni sul campo realizzate durante gli anni del conflitto interno in Perù. Progettato come un drone a bassa frequenza, il brano configura la scultura come una camera di risonanza o un luogo di sepoltura. Quando il suono di Canto Hundido si sovrappone a quello del film, la galleria stessa diventa uno spazio che respira e riverbera. Citando la regista argentina Lucrecia Martel: «nell’oscurità è il suono che minaccia l’ordine».
Il lavoro di Armando Andrade Tudela oscilla tra scultura, video e installazione e affronta i processi storici, politici e culturali che plasmano la nostra nozione di identità. Tra le mostre recenti si annoverano: No Despide luz, Museo de Arte de Lima, Lima; Chosen Memories, MoMA, New York; Itinerarios XXVII, Centro Botín, Santander; e Burlador Burlado, Proyecto AMIL, Lima. Ha rappresentato il Perù alla Biennale di Gwangju nel 2024. Le sue opere fanno parte di alcune delle più importanti collezioni istituzionali internazionali, tra cui: Centre Pompidou, Parigi; MALI, Lima; Museum für Moderne Kunst, Francoforte; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid; MACBA, Barcellona; MoMA, New York; Tate, Londra; Castello di Rivoli, Torino; Guggenheim Museum, New York; e più recentemente MAMC+ di Saint-Étienne e Centro Botín, Santander.
Andrade Tudela vive e lavora a Lione, in Francia, dove insegna volume e installazione presso l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Lione.
L’artista desidera ringraziare Vincent Guiomar, Nick Oberthaler, Magalie Meunier, Studio Ganek, Bruno Silva, Franck Lestard, Morgane Roumegoux, Julie Kieffer, Amandine Mohamed-Delaporte, Sarah Breassier e il dipartimento di stampa dell’ENSBA Lyon, Sirag Sesetyan, Samuel Nguyen, Daniela Sonnabend, Konrad Kaniuk, Sofia Zamanskaya, Ines Fontaine, Julio Lugon, Hannes Bock, Alessandra Minini, Francesca Minini e tutto il team della galleria Francesca Minini, Yorick Simon, Guillaume Seyller e Isadora Andrade-Mujica. Il film La Verdad ha Cambiado è stato realizzato con il supporto delle Becas Botín, Santander, e della Fondation des Artistes, Parigi.
Accanto ai diagrammi si trovano stampe serigrafiche derivate da fotogrammi di La Verdad ha Cambiado. Attraverso diversi processi di stampa e sovrastampa, l’artista manipola queste immagini per generare nuove forme di montaggi visivi. Silenziose, opache e frammentarie, le stampe distillano le azioni del film in composizioni di nature morte.
Presentato per la prima volta attraverso una parete LED — la cui superficie luminosa allude alla natura pittorica dell’opera — La Verdad ha Cambiado occupa una posizione centrale in questa sala. Il film è composto da sette sequenze performative interpretate da quattro attori, che seguono uno script visivo ideato dall’artista. Questo script attinge da immagini d’archivio della Facoltà di Arte dell’Università Cattolica di Lima, Perù (dove l’artista ha studiato negli anni Novanta) intrecciandole con scene di corpi sottoposti a stati di crisi o stress estremi. Il risultato è un inquietante gioco di specchi, dove dinamiche di sottomissione, dominazione e riaffermazione si dispiegano attraverso le azioni dei performer. Il film ha permesso all’artista di tornare su complessi intrecci di pedagogia, ideologia e indottrinamento nella storia recente del Perù — una preoccupazione ricorrente nella sua pratica e tuttora drammaticamente rilevante nel presente politico del Paese.
Andrade Tudela considera questo film come l’asse narrativo e concettuale della mostra dal quale emergono le altre opere. Un esempio evidente è Canto Hundido, collocato nell’ultima sala della galleria. Qui l’artista rielabora il set creato per il film, trasformandolo in un modello scultoreo composto da tre piani intersecanti. La struttura funziona come un labirinto di ingressi e uscite, aperture e chiusure. Sotto il tavolo, un subwoofer emette una composizione musicale di Sirag Sesestyan, basata su una registrazione di Respuesta Funeraria, un canto tradizionale andino tratto da registrazioni sul campo realizzate durante gli anni del conflitto interno in Perù. Progettato come un drone a bassa frequenza, il brano configura la scultura come una camera di risonanza o un luogo di sepoltura. Quando il suono di Canto Hundido si sovrappone a quello del film, la galleria stessa diventa uno spazio che respira e riverbera. Citando la regista argentina Lucrecia Martel: «nell’oscurità è il suono che minaccia l’ordine».
Il lavoro di Armando Andrade Tudela oscilla tra scultura, video e installazione e affronta i processi storici, politici e culturali che plasmano la nostra nozione di identità. Tra le mostre recenti si annoverano: No Despide luz, Museo de Arte de Lima, Lima; Chosen Memories, MoMA, New York; Itinerarios XXVII, Centro Botín, Santander; e Burlador Burlado, Proyecto AMIL, Lima. Ha rappresentato il Perù alla Biennale di Gwangju nel 2024. Le sue opere fanno parte di alcune delle più importanti collezioni istituzionali internazionali, tra cui: Centre Pompidou, Parigi; MALI, Lima; Museum für Moderne Kunst, Francoforte; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid; MACBA, Barcellona; MoMA, New York; Tate, Londra; Castello di Rivoli, Torino; Guggenheim Museum, New York; e più recentemente MAMC+ di Saint-Étienne e Centro Botín, Santander.
Andrade Tudela vive e lavora a Lione, in Francia, dove insegna volume e installazione presso l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Lione.
L’artista desidera ringraziare Vincent Guiomar, Nick Oberthaler, Magalie Meunier, Studio Ganek, Bruno Silva, Franck Lestard, Morgane Roumegoux, Julie Kieffer, Amandine Mohamed-Delaporte, Sarah Breassier e il dipartimento di stampa dell’ENSBA Lyon, Sirag Sesetyan, Samuel Nguyen, Daniela Sonnabend, Konrad Kaniuk, Sofia Zamanskaya, Ines Fontaine, Julio Lugon, Hannes Bock, Alessandra Minini, Francesca Minini e tutto il team della galleria Francesca Minini, Yorick Simon, Guillaume Seyller e Isadora Andrade-Mujica. Il film La Verdad ha Cambiado è stato realizzato con il supporto delle Becas Botín, Santander, e della Fondation des Artistes, Parigi.
23
gennaio 2026
Armando Andrade Tudela – Cerco
Dal 23 gennaio al 07 marzo 2026
arte contemporanea
Location
GALLERIA FRANCESCA MININI
Milano, Via Massimiano, 25, (Milano)
Milano, Via Massimiano, 25, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a sabato 11-19
Vernissage
22 Gennaio 2026, 18.00 - 21.00
Sito web
Autore


