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Astraendo e figurando – Tetsuro Shimizu
Quasi un rimando agli antichi polittici: questa l’impressione che ho avuto osservando l’opera di Tetsuro Shimizu
Comunicato stampa
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Tetsuro Shimizu
Nato a Tokyo nel 1958. Dal 1987 vive e lavora a Milano.
Quasi un rimando agli antichi polittici: questa l’impressione che ho avuto osservando l’opera di Tetsuro Shimizu.
Un ruolo fondamentale assume, qui, la tela che non esaurisce la sua funzione come semplice supporto, ma va oltre, delineando quella dicotomia tra estrema geometrizzazione della forma (esterna), accentuata dai tagli inferti dallo stesso artista e dal libero gesto pittorico. Parrebbe scontato richiamare alla memoria alcune opere di artisti del cosiddetto “Gruppo Gutai”, ossia di coloro che negli anni sessanta del secolo scorso aprirono le porte al Giappone immettendolo nel vortice dell’avanguardia. Ma nell’opera di Shimizu il richiamo è assai lieve: “meditato” così definisce il suo lavoro, quindi assolutamente distante dalla pittura creata di getto. Meditazione che si rispecchia anche nell’esecuzione tecnica: costituita da varie stesure di colore, una dopo l’altra, secondo l’antica maniera. Ed ecco che si realizza un altro contrasto all’interno della sua opera: se da una parte è lo stesso artista a definirla rigorosamente pensata, dall’altra vuole creare ansia-tensione, sente il bisogno di allontanarsi da quella che lui chiama “omogeneità troppo minimale” e di creare una nuova forma e un nuovo movimento. Testimoni di questo intento le parole che l’artista giapponese sceglie come titoli per i suoi lavori - dilemma, trauma, labirinto -dall’accezione negativa, ma con significato positivo dal momento che creano nell’anima un conflitto tra forze: la forza del reale e quella dell’illusione. Dal loro scontro nasce la pittura di Tetsuro Shimizu: una pittura che gli permette di vedere il mondo, ma, soprattutto di conoscere se stesso. Interessante citare, a proposito, una metafora utilizzata dal pittore per esemplificare tale concetto. Egli parla, appunto, di continua lotta tra la tela, che rappresenta il corpo, e la pittura che “incarna” invece lo spirito. L’equilibrio e l’armonia verranno raggiunti solamente attraverso il loro connubio e il loro divenire tutt’uno. Lo spettatore, dal canto suo, dinanzi a questi lavori non potrà evitare di essere risucchiato nel vortice del colore e, una volta entrato, di volgere lo sguardo aldilà di quella finestra creata appositamente per aprire un nuovo squarcio alla visione della realtà, esplorata nella sua complessa presenza. È evidente la predilezione per i colori primari: il rosso, il giallo, il blu che si costruiscono, evidenziando, man mano, la loro matericità. Questo procedere è accentuato dal non utilizzo di sfondi, proprio perché Shimizu rende manifesto il contrasto attraverso la neutralità della tela grezza che, nel rito pittorico, sembra perdere la sua intrinseca specificità, diventando anima essa stessa. Tetsuro Shimizu ha preferito fondare la sua soggettività su questo stesso dinamismo accettandolo come destino inquietante dell’uomo e proponendolo come momento conoscitivo, esperienza e maturazione della coscienza; una maturazione che permette, a tutti noi fruitori, di entrare nel tempio esoterico della pittura.
Caterina Corni
Nato a Tokyo nel 1958. Dal 1987 vive e lavora a Milano.
Quasi un rimando agli antichi polittici: questa l’impressione che ho avuto osservando l’opera di Tetsuro Shimizu.
Un ruolo fondamentale assume, qui, la tela che non esaurisce la sua funzione come semplice supporto, ma va oltre, delineando quella dicotomia tra estrema geometrizzazione della forma (esterna), accentuata dai tagli inferti dallo stesso artista e dal libero gesto pittorico. Parrebbe scontato richiamare alla memoria alcune opere di artisti del cosiddetto “Gruppo Gutai”, ossia di coloro che negli anni sessanta del secolo scorso aprirono le porte al Giappone immettendolo nel vortice dell’avanguardia. Ma nell’opera di Shimizu il richiamo è assai lieve: “meditato” così definisce il suo lavoro, quindi assolutamente distante dalla pittura creata di getto. Meditazione che si rispecchia anche nell’esecuzione tecnica: costituita da varie stesure di colore, una dopo l’altra, secondo l’antica maniera. Ed ecco che si realizza un altro contrasto all’interno della sua opera: se da una parte è lo stesso artista a definirla rigorosamente pensata, dall’altra vuole creare ansia-tensione, sente il bisogno di allontanarsi da quella che lui chiama “omogeneità troppo minimale” e di creare una nuova forma e un nuovo movimento. Testimoni di questo intento le parole che l’artista giapponese sceglie come titoli per i suoi lavori - dilemma, trauma, labirinto -dall’accezione negativa, ma con significato positivo dal momento che creano nell’anima un conflitto tra forze: la forza del reale e quella dell’illusione. Dal loro scontro nasce la pittura di Tetsuro Shimizu: una pittura che gli permette di vedere il mondo, ma, soprattutto di conoscere se stesso. Interessante citare, a proposito, una metafora utilizzata dal pittore per esemplificare tale concetto. Egli parla, appunto, di continua lotta tra la tela, che rappresenta il corpo, e la pittura che “incarna” invece lo spirito. L’equilibrio e l’armonia verranno raggiunti solamente attraverso il loro connubio e il loro divenire tutt’uno. Lo spettatore, dal canto suo, dinanzi a questi lavori non potrà evitare di essere risucchiato nel vortice del colore e, una volta entrato, di volgere lo sguardo aldilà di quella finestra creata appositamente per aprire un nuovo squarcio alla visione della realtà, esplorata nella sua complessa presenza. È evidente la predilezione per i colori primari: il rosso, il giallo, il blu che si costruiscono, evidenziando, man mano, la loro matericità. Questo procedere è accentuato dal non utilizzo di sfondi, proprio perché Shimizu rende manifesto il contrasto attraverso la neutralità della tela grezza che, nel rito pittorico, sembra perdere la sua intrinseca specificità, diventando anima essa stessa. Tetsuro Shimizu ha preferito fondare la sua soggettività su questo stesso dinamismo accettandolo come destino inquietante dell’uomo e proponendolo come momento conoscitivo, esperienza e maturazione della coscienza; una maturazione che permette, a tutti noi fruitori, di entrare nel tempio esoterico della pittura.
Caterina Corni
24
settembre 2005
Astraendo e figurando – Tetsuro Shimizu
Dal 24 settembre al 21 ottobre 2005
arte contemporanea
Location
BAR TESTA
Albissola Marina, Piazza Del Popolo, 2, (Savona)
Albissola Marina, Piazza Del Popolo, 2, (Savona)
Orario di apertura
tutto il giorno – chiuso il mercoledì
Vernissage
24 Settembre 2005, ore 18
Autore
Curatore




