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Bagliori di rosso ed altre storie
La mostra riunisce autori diversi per formazione, sensibilità e linguaggio — dalla fotografia figurativa a quella astratta, dal surreale al documentario e al reportage — invitati a misurarsi con un tema comune: il bianco e nero interrotto da una presenza minima ma decisiva del colore. Una intrusione
Comunicato stampa
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La mostra riunisce autori diversi per formazione, sensibilità e linguaggio — dalla fotografia figurativa a quella astratta, dal surreale al documentario e al reportage — invitati a misurarsi con un tema comune: il bianco e nero interrotto da una presenza minima ma decisiva del colore. Una intrusione cromatica all’interno del monocromo che incrina l’unità apparente dell’immagine e si trasforma in segno narrativo, simbolico e percettivo.
Fin dalle origini del medium, il bianco e nero ha rappresentato la condizione primaria dell’immagine fotografica, diventando nel tempo sinonimo di essenzialità, memoria e testimonianza. Il colore, affermatosi pienamente solo nella seconda metà del Novecento, è stato a lungo percepito come eccedenza rispetto alla presunta oggettività dello sguardo fotografico. Riproporlo oggi come dettaglio selettivo all’interno del monocromo significa riattivare quella tensione storica in una scelta consapevole: il colore non come decorazione, ma come evento.
In questa prospettiva, l’irruzione cromatica rende visibile il momento in cui l’immagine dichiara la propria natura interpretativa. Fotografare non equivale mai a registrare passivamente il reale: significa scegliere, isolare, sottrarre un frammento al flusso del mondo e trasformarlo in rappresentazione. Gli artisti in mostra tendono a una forma emblematica di espressione della realtà, capace di aderirvi e, allo stesso tempo, di rivelarne la distanza. L’inserzione del colore nel bianco e nero può essere letta come segno di questo salto tra mondo e immagine, tra realtà e visione.
Nel percorso espositivo, il monocromo enfatizza struttura, contrasto e memoria; il dettaglio cromatico introduce invece un’immediata soglia percettiva. Le neuroscienze della visione mostrano infatti come luminosità e cromia siano elaborate separatamente dal sistema visivo e come uno stimolo cromatico isolato emerga con rapidità dal campo dell’immagine, orientando l’attenzione. Il colore diventa così punto di condensazione del senso: una traccia semantica nell'insieme dell’immagine che attiva la coscienza dello sguardo.
All’interno di questo quadro teorico e curatoriale si colloca l’esperienza del collettivo Imagevintage.it, ideato nel 2010 da Lorenzo Avico come spazio dedicato alla fotografia e all’immagine. Nato come luogo virtuale di condivisione, il progetto riunisce autori dai percorsi e dalle cifre stilistiche differenti, accomunati da un approccio rigoroso e sensibile alle molteplici declinazioni del linguaggio fotografico.
Il progetto — che si presenta anche come "collezione" online in costante evoluzione — accoglie immagini capaci di raccontare storie, suscitare emozioni e stimolare riflessioni: dal reportage al paesaggio visionario, dall’intimismo più raccolto a esiti quasi pittorici, dal ritratto colto nell’istante ai mondi sommersi, fino alle sperimentazioni sul rapporto tra forma, luce e ombra e al dialogo tra uomo e natura. La varietà delle ricerche non si disperde in frammentazione, ma costruisce un insieme dinamico e articolato, in cui le differenze diventano risorsa critica.
Accanto alla dimensione digitale, Imagevintage.it è una comunità viva: un contesto di confronto continuo in cui mostre, progetti ed esperienze individuali e collettive alimentano nuove direzioni di ricerca. Gli autori — Lorenzo Avico, Maria Erovereti, Marilaide Ghigliano, Eleonora Olivetti, Roberto Goffi, Roberto Semenzato, Maria Paola Soffiantino, Marcella Tisi — compongono un panorama visivo plurale, capace di testimoniare la vitalità della fotografia contemporanea e di fare della condivisione un motore di crescita. In questo intreccio tra ricerca curatoriale e pratica collettiva, il pensiero di Susan Sontag ci offre forse una chiave di sintesi di questa breve presentazione: Sontag ricorda come fotografare significhi appropriarsi del mondo, collezionarne frammenti, trasformare l’esperienza in oggetto. Le fotografie non sono la realtà, ma porzioni isolate di essa: costruzioni che modellano memoria, percezione e coscienza. Ogni immagine è insieme testimonianza e artificio, traccia e interpretazione. La tensione tra bianco e nero e dettaglio cromatico, che attraversa questa mostra, rende allora esplicito proprio ciò che Sontag individua come nucleo problematico di questa arte: la fotografia non è mai innocente registrazione, ma gesto culturale che seleziona, incornicia e attribuisce senso.
La parola poetica di Tiziana Avico si insinuerà con discrezione in ogni opera in mostra rivelandone risonanze intime e ulteriori.
Riccardo Dellaferrera, Febbraio 2026
Fin dalle origini del medium, il bianco e nero ha rappresentato la condizione primaria dell’immagine fotografica, diventando nel tempo sinonimo di essenzialità, memoria e testimonianza. Il colore, affermatosi pienamente solo nella seconda metà del Novecento, è stato a lungo percepito come eccedenza rispetto alla presunta oggettività dello sguardo fotografico. Riproporlo oggi come dettaglio selettivo all’interno del monocromo significa riattivare quella tensione storica in una scelta consapevole: il colore non come decorazione, ma come evento.
In questa prospettiva, l’irruzione cromatica rende visibile il momento in cui l’immagine dichiara la propria natura interpretativa. Fotografare non equivale mai a registrare passivamente il reale: significa scegliere, isolare, sottrarre un frammento al flusso del mondo e trasformarlo in rappresentazione. Gli artisti in mostra tendono a una forma emblematica di espressione della realtà, capace di aderirvi e, allo stesso tempo, di rivelarne la distanza. L’inserzione del colore nel bianco e nero può essere letta come segno di questo salto tra mondo e immagine, tra realtà e visione.
Nel percorso espositivo, il monocromo enfatizza struttura, contrasto e memoria; il dettaglio cromatico introduce invece un’immediata soglia percettiva. Le neuroscienze della visione mostrano infatti come luminosità e cromia siano elaborate separatamente dal sistema visivo e come uno stimolo cromatico isolato emerga con rapidità dal campo dell’immagine, orientando l’attenzione. Il colore diventa così punto di condensazione del senso: una traccia semantica nell'insieme dell’immagine che attiva la coscienza dello sguardo.
All’interno di questo quadro teorico e curatoriale si colloca l’esperienza del collettivo Imagevintage.it, ideato nel 2010 da Lorenzo Avico come spazio dedicato alla fotografia e all’immagine. Nato come luogo virtuale di condivisione, il progetto riunisce autori dai percorsi e dalle cifre stilistiche differenti, accomunati da un approccio rigoroso e sensibile alle molteplici declinazioni del linguaggio fotografico.
Il progetto — che si presenta anche come "collezione" online in costante evoluzione — accoglie immagini capaci di raccontare storie, suscitare emozioni e stimolare riflessioni: dal reportage al paesaggio visionario, dall’intimismo più raccolto a esiti quasi pittorici, dal ritratto colto nell’istante ai mondi sommersi, fino alle sperimentazioni sul rapporto tra forma, luce e ombra e al dialogo tra uomo e natura. La varietà delle ricerche non si disperde in frammentazione, ma costruisce un insieme dinamico e articolato, in cui le differenze diventano risorsa critica.
Accanto alla dimensione digitale, Imagevintage.it è una comunità viva: un contesto di confronto continuo in cui mostre, progetti ed esperienze individuali e collettive alimentano nuove direzioni di ricerca. Gli autori — Lorenzo Avico, Maria Erovereti, Marilaide Ghigliano, Eleonora Olivetti, Roberto Goffi, Roberto Semenzato, Maria Paola Soffiantino, Marcella Tisi — compongono un panorama visivo plurale, capace di testimoniare la vitalità della fotografia contemporanea e di fare della condivisione un motore di crescita. In questo intreccio tra ricerca curatoriale e pratica collettiva, il pensiero di Susan Sontag ci offre forse una chiave di sintesi di questa breve presentazione: Sontag ricorda come fotografare significhi appropriarsi del mondo, collezionarne frammenti, trasformare l’esperienza in oggetto. Le fotografie non sono la realtà, ma porzioni isolate di essa: costruzioni che modellano memoria, percezione e coscienza. Ogni immagine è insieme testimonianza e artificio, traccia e interpretazione. La tensione tra bianco e nero e dettaglio cromatico, che attraversa questa mostra, rende allora esplicito proprio ciò che Sontag individua come nucleo problematico di questa arte: la fotografia non è mai innocente registrazione, ma gesto culturale che seleziona, incornicia e attribuisce senso.
La parola poetica di Tiziana Avico si insinuerà con discrezione in ogni opera in mostra rivelandone risonanze intime e ulteriori.
Riccardo Dellaferrera, Febbraio 2026
05
marzo 2026
Bagliori di rosso ed altre storie
Dal 05 marzo al 03 aprile 2026
fotografia
Location
Swann Art Gallery
Torino, Via Antonio Bertola, 29/A, (TO)
Torino, Via Antonio Bertola, 29/A, (TO)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 12.30 - 19.00
Vernissage
5 Marzo 2026, dalle 16.00 alle 19.30
Autore
Curatore
Progetto grafico


