Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Binny Dobelli – I colori dell’amicizia
Mostra dedicata a Gina Lagorio
Comunicato stampa
Segnala l'evento
“E' con grande piacere - sostiene Monica Zioni, Assessore alla Cultura di Alassio -. che saluto la nuova mostra dell'artista ed amica Binny Dobelli, alla quale mi sento legata sia personalmente sia come assessore alla cultura di Alassio, la città che l'artista ha scelto come sua dimora e nella quale tanti bei quadri ha dipinto. Il piacere è però venato di nostalgia per la scomparsa di un'altra amica come la scrittrice savonese Gina Lagorio, alla quale Binny Dobelli dedica questa mostra. La nostalgia di mare può diventare nei colori e nelle luci del sentimento una metafora della perdita, che ci commuove e ci esorta al ricordo. Allora la tristezza può lasciare spazio a memorie felici, come sembrano suggerire le opere qui esposte. Esse narrano di una Alassio vista con gli occhi del sentimento: liquida e lucente, ritratta con lo stile inconfondibile di un'artista che ha sviluppato nella tecnica dell'acquerello una poetica capace di trasformare la quiete del paesaggio in profonde suggestioni di colori e di luci, complice il candore abbagliante della carta che la Dobelly libera tra gli interstizi del disegno. Così, con nostalgia e passionalità, l'artista alassina ritrae la nostra città, il nostro mare, la natura che la circonda. Il verde delle agavi e dei pini marittimi, il grigio delle rocce, l'azzurro del mare e dei cieli ci restituiscono i bagliori estivi; le luci di una Mediterraneo inquieto e conturbante, colmo di tutta la passionalità di un'artista che ha scelto Alassio, e il suo mare, come patria elettiva. Una scelta in sintonia con il prorpio sentire, che qui abbiamo il piacere di ritrovare in opere di rara bellezza”.
LA MOSTRA
Venerdì 14 aprile 2006 alle ore 21,15 si inaugurerà presso la Ex Chiesa Anglicana di Alassio (Via Adelasia 10) la mostra d’arte di Binny Dobelli, intitolata “I colori dell’amicizia”. La mostra resterà aperta fino a domenica 6 agosto 2006 con ingresso libero e seguendo gli orari dal giovedì alla domenica dalle 18.00 alle 20.00 e dalle 21.00 alle 23.00.
Il colore dell’amicizia, mette in mostra una Liguria trasfigurata da un repertorio sentimentale, un intreccio di inflessioni personali, ricordi, citazioni, e ancor più tributo all’amicizia, è il fondamento di Nostalgia di mare. L’amica Gina Lagorio ebbe con Binny Dobelli un sodalizio di idee, suggestioni in parole e immagini, tra quadri e racconti, tra la costa ed il Nord, la Gina tra Savona e Varigotti, la Binny in Alassio. La mostra si articola in due percorsi in qualche modo riassuntivi della ricerca espressiva dell’autrice; da un lato numerosi lavori ad olio, ossia quella che si potrebbe definire la produzione genovese, e per i riferimenti storici e per l’approccio stilistico, evidentemente originale pur in una interessante continuità con certa matrice divisionista.
Binny Dobelli interpreta in questa serie il paesaggio, geografico e interiore, con profluvio di colore, tracciando secondo il proprio linguaggio una nota verista in una pioggia di vibranti segni cromatici.
Si assiste a una Liguria intensa, di nubi e riverberi e scogli, cieli ricchi – la lezione di Turner, anche in questo caso risolta in forma autonoma – che vanno a confondersi con la terra, intensa e diversa, per cui attraente.
Quindi alcune nature morte di cui si sottolinea lo spessore l’essere tridimensionale: nature corpose e vive, private, nel caso degli acquerelli, del incorporeità del mezzo, anzi, irrobustite. Degli acquerelli, ancora, notevole l’operazione di riscrittura utilizzando carte ottocentesche, infine si segnalano due splendidi nudi, lineari e delicati.
Il bel catalogo voluto è corredato da un salotto di pagine, che in parte si ritroverà negli appuntamenti collaterali alla mostra, attraversato dagli interventi degli amici come una conversazione a più voci: Silvio Riolfo Marengo, Giuseppe Conte, Nico Orengo, Mario Fazio, Gina Lagorio, Aldo Picco, Piero Chiara, Mario Soldati, Mario De Micheli, Sylvana de Riva, Monica Zioni e la stessa Binny Dobelli.
L’ARTISTA
Binny DOBELLI nata ad Introbio (Lecco).
Ha studiato pittura a Milano e Como dove, da giovanissima, ha partecipato ad alcune mostre collettive. Ha esposto le sue opere nella prima personale a Biella nel 1965. Ligure per elezione, vive e lavora ad Alassio.
Ha illustrato numerosi libri tra cui Albenga Viva e l’Isola Gallinara storia leggenda poesia e manifesti per enti pubblici e privati.
Ha insegnato in Italia e all’estero. Critici qualificati si sono occupati della sua attività artistica: I. Balestrieri, P. P. Benedetto, G. Beniscelli, P. P. Cervone, M. De Micheli, C.A. Dorigo, M. Fazio, F. Mondello, M. Monteverdi, C. Munari, S. Paglieri, B. Pozzato, A. Picco, P. F. Quaglieni, L. Valerio, L. Venturi. Piero Chiara, Giuseppe Conte, Sylvana De Riva, Gina Lagorio, Silvio Riolfo Marengo, Nico Orengo e Mario Soldati hanno presentato suoi cataloghi.
Al suo attivo quarantotto mostre personali in Italia e all’estero.
Le sue opere sono inserite in numerose pubblicazioni nazionali ed internazionali.
Testi in catalogo
Testo di Gina Lagorio
C’era qualcosa di riconoscibile, nel segno della Dobelli, che andavo cercando senza ricordare: al di là di ciò che leggevo nei colori vivi ma non sgargianti, nel segno netto ma non piatto, nella struttura ariosa ma più onirica che femminilmente effusa, c’era la presenza di un retroterra pittorico che mi era facile definire ligure, ma che avrei voluto più giustamente collocare in termini e tempi precisi.
C’è una «linea ligure» nella pittura come c’è stata nella poesia? (Anche se la critica da tempo ormai rifiuta la formula, così come gli stessi poeti che l’hanno avuta in regalo e talvolta subita, resta che il pensiero di una ligusticità di suoni e di meraviglie naturali e di ruvidità etica e di vetroso linguaggio scatta, a solo sentire i nomi di Ceccardo, di Sbarbaro, di Boine...).
Boine, appunto, con i suoi ulivi e i muri a secco delle «fasce» assunte a cattedrali di una domestica «religio», gli anni magici de «La Riviera Ligure» con l’Italia, quella maiuscola della grande cultura, che entrava in provincia e ne era rappresentata, Oneglia come Firenze e come Roma, per virtù di un industriale poeta e filosofo, Mario Novaro. Ecco che cosa cercavo nella memoria! La floreale delizia dell’iconografia e della grafica della rivista onegliese, e soprattutto un nome, sì, il Nomellini, l’amico Plinio del Pascoli, che ne richiedeva le tavole e i disegni come compenso alle poesie inedite inoltrate a Oneglia.
Incisioni, acquarelli, acquetinte, olii della Dobelli sono tutti nell’aria di questo privilegiato angolo di mondo. E nell’aura -artistica e spirituale, quella che da una tecnica rappresentativa riesce a un’interpretazione della natura non soltanto realistica, ma simbolica,- di quell’«art noveau» particolare che fu il simbolismo di Plinio Nomellini, un maestro della pittura ligure a cavallo tra l’otto e il novecento.
Negli scoppi dei fiori, da giardino rustico, non coltivati nelle geometrie delle serre, mimose e euforbie e glicini e ireos, nello splendore della vegetazione affacciata su abissi marini, nelle radici aggrappate alle rocce, nella macchia mediterranea trascolorante in una ricca scansione di verdi, il paesaggio ligure, soprattutto vegetale, è il protagonista più felice della pittura di Binny Dobelli. Che ha, è chiaro, alle sue spalle, una lunga storia di prove e di ricerche, di dialoghi con maestri di oggi, ma saggiamente ha scelto la strada più sua, di fedeltà all’ambiente in cui vive, nel presente e nel passato. Perchè anche nelle marine o nei piccoli «racconti» dedicati ad angoli ignorati di Liguria, una torre solitaria, una vecchia casa, un cancello aperto su un parco misterioso che nasconde una casa, un castello, chissà, o forse il nulla, o i resti di quello che è stato e non è più se non nella memoria, la presenza del passato, come continuità con il presente e eco disponibile ai giorni che verranno, è ciò che si avverte subito, come la nota specifica dell’autrice.
Forse la ragione prima della sua singolarità. Una donna che dipinge fiori: ci può essere qualcosa di più noto, e persino ironizzabile? E invece no: in quegli scoppi di petali nel sole, in quell’aria che trema tra mare e cielo, in quei nudi di donna, sensuali eppure senza peso, di un’eleganza pura, c’è il segno di questo colloquio con l’oltre, con l’altrove, che è un’espressione perenne della poesia. La Dobelli vive ad Alassio, ma è nata nel Comasco, a Introbio. Mi dicono che da piccola abbia giocato nel giardino che fu di una poetessa grande e infelice: Antonia Pozzi. Forse per quelle vegetali e magiche vie, la voce di Antonia è arrivata a parlare alla bambina che avrebbe usato i colori per trovare uno sbocco alla sua gioia e alla sua malinconia.
Ora, raggiunta la maturità, calmate le ansie, la strada difficile dell’arte, dove ha impresso il suo segno di donna moderna che conosce le esperienze contemporanee, ma sa giovarsene senza subire le mode, deve essere continuata, severamente misurando e scartando: è la lezione dei liguri, in poesia come in pittura, che, già da lei ben recepita, deve essere proseguita e scavata con rigore e con quella lucidità che è degli artisti veri, per i quali la distinzione del sesso è non solo inutile, ma capziosa.
Testo dello scrittore Mario Soldati
La felicità creativa di Binny Dobelli si realizza in un'intensa e raffinata espressione cromatica, sapientemente supportata da un sicuro ed insieme delicato segno grafico. La pittrice riesce infatti ad esprimere la sottile magia incantatrice del colore a cui fa da contrappunto una grafia sempre limpida.
La Liguria, Alassio con il suo mare e la sua collina, Albenga con i suoi tesori d'arte, la Gallinara ed il verde entroterra sono al centro dell'opera dell'artista: un paesaggio ligure straordinariamente bello e pieno di inattese e nascoste meraviglie a cui fa da sfondo il mare che per me, come -credo- per la Dobelli, è l'inafferrabile e suggestiva metafora dell'avventura vitale e della libertà.
La gioia visiva che mi dà la sua arte suscita in me, quasi inconsciamente, sentimenti di nostalgia per la mia giovinezza quando andavo ad Alassio con il mio amico Carlo Levi e feci l'esperienza di volare a bordo di un idrovolante.
Quando il sole fa fiorire sulle spiagge sabbiose ombrelloni e cabine io penso subito, da vecchio torinese, ad Alassio ed alla gioiosa frenesia dell'estate.
Ma se penso ad Alassio mi è difficile non pensare a Binny Dobelli.
Testo del prof. Aldo Picco
L’artista vero si forma unicamente con le proprie forze. L’altrui opera può essere valida, ma solo come informazione e conforto, richiamo negli smarrimenti. Le leggi che presiedono all’attività estetica non sono dissimili da quelle del moto fisico che regolano i primi passi dei bambini. C’è esitazione e smarrimento che sono momenti necessari per la padronanza di quella divina sensibilità in cui è asserito il suo privilegio umano.
Lo stile di un artista è lo stile naturalmente suo, se fosse modellato su altri sarebbe la negazione dell’arte.
Con tali premesse vogliamo dire che Binny Dobelli insegna da anni una grande tensione di ricerca nell’ordine, che ogni pennellata di quest’artista sembra lo spirito della chiarezza.
La perseguita perfezione formale delle opere, la precisa e puntuale sapienza tecnica che le caratterizza, giustificano a priori il successo goduto dalla pittrice in tutte le esposizioni cui ha preso parte.
Ma la perfezione formale e la sapienza tecnica, che pur così laboriosamente e tardi di solito si attingono non sono che gli elementi più scoperti ed esteriori dell’artista. Ciò che ad una lettura più attenta si offre invece subito, è la delicata esaltazione dei valori cromatici, legata ad una realtà impressionistica che si riflette nelle notazioni minime come nei contenuti centrali; come sorprende l’armonia dell’insieme e l’equilibrio, nella ben calibrata stesura del colore: una pennellata elegante, sicura, espressiva amalgama la varietà dei toni in una modulazione liricamente concorde. Le composizioni floreali, riprese con coerente rispetto del reale, diventano valori essenziali di comunicazione emotiva. La “tavolozza” è ricca e variegata ma agisce di preferenza sui registri delicati, specie negli acquerelli. Ad essi sono consegnate alcune tra le più importanti prove che il procedimento della pittura ad acqua possa consentire; eppure ogni volta che ci imbattiamo in chi lo pratica, in chi quasi vi si dedica con religiosa passione, siamo regolarmente sorpresi dalla vitalità insita nel particolare mezzo espressivo. In effetti, dall’attualissimo guazzo informale alle più definitive e compiute figurazioni realistiche, non sappiamo quale materia meglio dell’acquerello regga al cimento logorante del gusto e, in definitiva, meglio si adatti a prestarsi quale veicolo di poesia, di luce, di colore.
La pittura di Binny Dobelli, segue una linea legata alla grande tradizione figurativa, è un mondo di gradevoli visioni e di sereno lirismo quale una intatta sensibilità sa cogliere nella natura e nel paesaggio: gli angoli più rustici e familiari della Liguria con i suoi caratteristici mercatini locali, Alassio con il suo cielo, il suo mare e la sua bella collina, Albenga con le sue antichità, la Gallinara che, come dice l’artista, “è forse uno degli ultimi posti liguri rimasti incontaminati. Lì gli olivastri non sono mai stati tagliati ed i rami sono più intrecciati che altrove ed acquistano un fascino del tutto particolare”.
Binny Dobelli ci dà, da anni, una bella pittura di senso e di luce, costruita sulla aderenza più spontanea e sulla suggestione delle cose. Nulla in verità sa essere più immediato e persuasivo di questa maniera d’intendere e di raccontare senza aforismi, sulla resa di precisi dati naturali.
In lei manca il preconcetto dell’involuto ma pure la facilità è bandita grazie alla spontaneità, alla tesa commozione del riprendere un “vero” che ci tocca come un fremente riconoscimento. È in questo genere di pittura che l’osservatore, implicato nella diretta possibilità di verificare acquisisce sicurezza delle proprie emozioni e, sul piano critico, può disporre di un proprio sereno giudizio.
Testo dello scrittore e critico letterario Nico Orengo
É un «pianissimo» continuo ad animare la pittura di Binny Dobelli, un lento andare in una avventura di colori a tracciare una geografia di Riviera, fatta di mare e costa e pendici, blù e azzurri che rincorrono verdi che rincorrono grigi, a loro volta trafitti da una luce che ne scompiglia i toni e rimescola confini.
Natura e borgo sembrano essere il palcoscenico dove posare lo sguardo e rapire l’istante di un incanto, che sia il pino d’Aleppo che s’incurva sul mare a mimarne la curva dell’onda, che sia l’esplosione di una ginestra o quella di un glicine, che sia una processione o l’affollamento di un mercato. Binny Dobelli insegue, nell’acquarello, nel pastello, nell’olio la «immortalità», il «pianissimo», di un istante, quello che dà la cifra, il segno di un luogo, di un gesto.
Fra i pittori della sua Liguria, Merello e Saccorotti, mi appaiono come numi tutelari, certe onde ombrose o un certo fogliame come piume di cardellino o spipureta, ricordano i due maestri, come citazione e omaggio affettuoso.
Paesaggi di quiete e movimento che vanno a integrarsi con un presepio che sposa fiabesco e impressionistico. C’è uno spaesamento nella visione della Dobelli, come di chi avendo afferrato il senso del mare dovesse continuare a fare i propri conti con la terra e due volte, quella ligure d’adozione e quella biellese d’origine. Così, e più s’avverte nei suoi lavori invernali o di quotidianità laboriosa o religiosa, quella luce di pietà, di sradicamento dell’essere, di lontananza esistenziale e metafisica, resa sulla tela e sulla carta, da una patina di ocra e ruggine, severità di grigio e squarci lattiginosi. É qui che al piacere gioioso della pura pittura la Dobelli sperimenta una tessitura più dolorosa, il tentativo di sutura fra memoria e presente, ma anche la necessità, mi pare, di uscire da un giardino che ha già, pittoricamente, incantato.
Testo in catalogo del poeta Giuseppe Conte
Mentre guardo i quadri di Binny Dobelli e mi lascio avvolgere dalle loro irradiazioni di luce e dalle loro straordinarie immagini che non so come mi appaiono dense e dolci, domestiche e allucinatorie, non posso non ripensare a una scrittrice amata e rimpianta come Gina Lagorio. Le sue parole sono state capaci di cogliere in maniera franca e complice tutta la portata di verità del lavoro a cui mi sto accostando. Gina Lagorio individua una struttura "ariosa ma più onirica che femminilmente effusa" nei quadri della Dobelli. Non si poteva dir meglio. Ci sono paesaggi, nature morte, figure umane, scorci architettonici: ma la cifra è quella, una volontà di partire dalla realtà per andarne oltre, per circonfonderla di luce, per mostrarne l' essenza e dirne il quoziente di sogno. Non c'è effusione, c'è precisione, in cui il mondo vegetale non si discosta da quello minerale, in cui la luce di mari e di cieli viene sezionata come per indagarne l'origine. Non c'è simbolismo astratto. Ma niente nella Dobelli si sottrae alla potenza simbolica che l'anima, se ne sappiamo liberare il concetto da vecchie incrostazioni, possiede. C'è una Liguria che qui mostra tutta la sua forza solare, arcaica, ma che non si sottrae a vibranti riflessi nordici. Non è forse il segreto meglio nascosto della Liguria di essere terra di frontiera tra il Mediterraneo con le sue passioni e il Nord con la sua ragione? Non avrei mai immaginato l'Isola Gallinara, che ho visto sempre come una gobba verde sul filo dell'orizzonte, in tutta la magnificenza di agavi e cactus con cui la dipinge Binny Dobelli. Forse il giovane Montale degli Ossi di seppia vedeva una natura insieme così splendida e così mineralizzata. E le torri di Albenga, come sembrano sospese fuori dalla geografia e fuori dal tempo, protagoniste anch'esse di una fiaba di luce. Non mancano figure umane, intenerite e misteriose, nel lavoro di Binny Dobelli: ma sono alla fine i fiori ad avervi la massima parte. Rose bianche, iris, calle, mimose: e mandorli, quegli enigmatici mandorli che sono l'essenza stessa fragile e sapiente della primavera.
Una donna che dipinge fiori, scrive a proposito di Binny Dobelli Gina Lagorio. Lei che dei fiori e degli orti e della botanica ligure ne sapeva tanto, anche come massima, amorosa allieva di Sbarbaro. Una donna che dipinge fiori è la cosa più semplice, parrebbe la più ovvia al mondo: non fosse che l'universo dei fiori è anche un universo di simboli, dove ogni immagine rinvia al brivido dell'altrove, del segreto stesso del cosmo. E Binny Dobelli sembra saperlo.
LA MOSTRA
Venerdì 14 aprile 2006 alle ore 21,15 si inaugurerà presso la Ex Chiesa Anglicana di Alassio (Via Adelasia 10) la mostra d’arte di Binny Dobelli, intitolata “I colori dell’amicizia”. La mostra resterà aperta fino a domenica 6 agosto 2006 con ingresso libero e seguendo gli orari dal giovedì alla domenica dalle 18.00 alle 20.00 e dalle 21.00 alle 23.00.
Il colore dell’amicizia, mette in mostra una Liguria trasfigurata da un repertorio sentimentale, un intreccio di inflessioni personali, ricordi, citazioni, e ancor più tributo all’amicizia, è il fondamento di Nostalgia di mare. L’amica Gina Lagorio ebbe con Binny Dobelli un sodalizio di idee, suggestioni in parole e immagini, tra quadri e racconti, tra la costa ed il Nord, la Gina tra Savona e Varigotti, la Binny in Alassio. La mostra si articola in due percorsi in qualche modo riassuntivi della ricerca espressiva dell’autrice; da un lato numerosi lavori ad olio, ossia quella che si potrebbe definire la produzione genovese, e per i riferimenti storici e per l’approccio stilistico, evidentemente originale pur in una interessante continuità con certa matrice divisionista.
Binny Dobelli interpreta in questa serie il paesaggio, geografico e interiore, con profluvio di colore, tracciando secondo il proprio linguaggio una nota verista in una pioggia di vibranti segni cromatici.
Si assiste a una Liguria intensa, di nubi e riverberi e scogli, cieli ricchi – la lezione di Turner, anche in questo caso risolta in forma autonoma – che vanno a confondersi con la terra, intensa e diversa, per cui attraente.
Quindi alcune nature morte di cui si sottolinea lo spessore l’essere tridimensionale: nature corpose e vive, private, nel caso degli acquerelli, del incorporeità del mezzo, anzi, irrobustite. Degli acquerelli, ancora, notevole l’operazione di riscrittura utilizzando carte ottocentesche, infine si segnalano due splendidi nudi, lineari e delicati.
Il bel catalogo voluto è corredato da un salotto di pagine, che in parte si ritroverà negli appuntamenti collaterali alla mostra, attraversato dagli interventi degli amici come una conversazione a più voci: Silvio Riolfo Marengo, Giuseppe Conte, Nico Orengo, Mario Fazio, Gina Lagorio, Aldo Picco, Piero Chiara, Mario Soldati, Mario De Micheli, Sylvana de Riva, Monica Zioni e la stessa Binny Dobelli.
L’ARTISTA
Binny DOBELLI nata ad Introbio (Lecco).
Ha studiato pittura a Milano e Como dove, da giovanissima, ha partecipato ad alcune mostre collettive. Ha esposto le sue opere nella prima personale a Biella nel 1965. Ligure per elezione, vive e lavora ad Alassio.
Ha illustrato numerosi libri tra cui Albenga Viva e l’Isola Gallinara storia leggenda poesia e manifesti per enti pubblici e privati.
Ha insegnato in Italia e all’estero. Critici qualificati si sono occupati della sua attività artistica: I. Balestrieri, P. P. Benedetto, G. Beniscelli, P. P. Cervone, M. De Micheli, C.A. Dorigo, M. Fazio, F. Mondello, M. Monteverdi, C. Munari, S. Paglieri, B. Pozzato, A. Picco, P. F. Quaglieni, L. Valerio, L. Venturi. Piero Chiara, Giuseppe Conte, Sylvana De Riva, Gina Lagorio, Silvio Riolfo Marengo, Nico Orengo e Mario Soldati hanno presentato suoi cataloghi.
Al suo attivo quarantotto mostre personali in Italia e all’estero.
Le sue opere sono inserite in numerose pubblicazioni nazionali ed internazionali.
Testi in catalogo
Testo di Gina Lagorio
C’era qualcosa di riconoscibile, nel segno della Dobelli, che andavo cercando senza ricordare: al di là di ciò che leggevo nei colori vivi ma non sgargianti, nel segno netto ma non piatto, nella struttura ariosa ma più onirica che femminilmente effusa, c’era la presenza di un retroterra pittorico che mi era facile definire ligure, ma che avrei voluto più giustamente collocare in termini e tempi precisi.
C’è una «linea ligure» nella pittura come c’è stata nella poesia? (Anche se la critica da tempo ormai rifiuta la formula, così come gli stessi poeti che l’hanno avuta in regalo e talvolta subita, resta che il pensiero di una ligusticità di suoni e di meraviglie naturali e di ruvidità etica e di vetroso linguaggio scatta, a solo sentire i nomi di Ceccardo, di Sbarbaro, di Boine...).
Boine, appunto, con i suoi ulivi e i muri a secco delle «fasce» assunte a cattedrali di una domestica «religio», gli anni magici de «La Riviera Ligure» con l’Italia, quella maiuscola della grande cultura, che entrava in provincia e ne era rappresentata, Oneglia come Firenze e come Roma, per virtù di un industriale poeta e filosofo, Mario Novaro. Ecco che cosa cercavo nella memoria! La floreale delizia dell’iconografia e della grafica della rivista onegliese, e soprattutto un nome, sì, il Nomellini, l’amico Plinio del Pascoli, che ne richiedeva le tavole e i disegni come compenso alle poesie inedite inoltrate a Oneglia.
Incisioni, acquarelli, acquetinte, olii della Dobelli sono tutti nell’aria di questo privilegiato angolo di mondo. E nell’aura -artistica e spirituale, quella che da una tecnica rappresentativa riesce a un’interpretazione della natura non soltanto realistica, ma simbolica,- di quell’«art noveau» particolare che fu il simbolismo di Plinio Nomellini, un maestro della pittura ligure a cavallo tra l’otto e il novecento.
Negli scoppi dei fiori, da giardino rustico, non coltivati nelle geometrie delle serre, mimose e euforbie e glicini e ireos, nello splendore della vegetazione affacciata su abissi marini, nelle radici aggrappate alle rocce, nella macchia mediterranea trascolorante in una ricca scansione di verdi, il paesaggio ligure, soprattutto vegetale, è il protagonista più felice della pittura di Binny Dobelli. Che ha, è chiaro, alle sue spalle, una lunga storia di prove e di ricerche, di dialoghi con maestri di oggi, ma saggiamente ha scelto la strada più sua, di fedeltà all’ambiente in cui vive, nel presente e nel passato. Perchè anche nelle marine o nei piccoli «racconti» dedicati ad angoli ignorati di Liguria, una torre solitaria, una vecchia casa, un cancello aperto su un parco misterioso che nasconde una casa, un castello, chissà, o forse il nulla, o i resti di quello che è stato e non è più se non nella memoria, la presenza del passato, come continuità con il presente e eco disponibile ai giorni che verranno, è ciò che si avverte subito, come la nota specifica dell’autrice.
Forse la ragione prima della sua singolarità. Una donna che dipinge fiori: ci può essere qualcosa di più noto, e persino ironizzabile? E invece no: in quegli scoppi di petali nel sole, in quell’aria che trema tra mare e cielo, in quei nudi di donna, sensuali eppure senza peso, di un’eleganza pura, c’è il segno di questo colloquio con l’oltre, con l’altrove, che è un’espressione perenne della poesia. La Dobelli vive ad Alassio, ma è nata nel Comasco, a Introbio. Mi dicono che da piccola abbia giocato nel giardino che fu di una poetessa grande e infelice: Antonia Pozzi. Forse per quelle vegetali e magiche vie, la voce di Antonia è arrivata a parlare alla bambina che avrebbe usato i colori per trovare uno sbocco alla sua gioia e alla sua malinconia.
Ora, raggiunta la maturità, calmate le ansie, la strada difficile dell’arte, dove ha impresso il suo segno di donna moderna che conosce le esperienze contemporanee, ma sa giovarsene senza subire le mode, deve essere continuata, severamente misurando e scartando: è la lezione dei liguri, in poesia come in pittura, che, già da lei ben recepita, deve essere proseguita e scavata con rigore e con quella lucidità che è degli artisti veri, per i quali la distinzione del sesso è non solo inutile, ma capziosa.
Testo dello scrittore Mario Soldati
La felicità creativa di Binny Dobelli si realizza in un'intensa e raffinata espressione cromatica, sapientemente supportata da un sicuro ed insieme delicato segno grafico. La pittrice riesce infatti ad esprimere la sottile magia incantatrice del colore a cui fa da contrappunto una grafia sempre limpida.
La Liguria, Alassio con il suo mare e la sua collina, Albenga con i suoi tesori d'arte, la Gallinara ed il verde entroterra sono al centro dell'opera dell'artista: un paesaggio ligure straordinariamente bello e pieno di inattese e nascoste meraviglie a cui fa da sfondo il mare che per me, come -credo- per la Dobelli, è l'inafferrabile e suggestiva metafora dell'avventura vitale e della libertà.
La gioia visiva che mi dà la sua arte suscita in me, quasi inconsciamente, sentimenti di nostalgia per la mia giovinezza quando andavo ad Alassio con il mio amico Carlo Levi e feci l'esperienza di volare a bordo di un idrovolante.
Quando il sole fa fiorire sulle spiagge sabbiose ombrelloni e cabine io penso subito, da vecchio torinese, ad Alassio ed alla gioiosa frenesia dell'estate.
Ma se penso ad Alassio mi è difficile non pensare a Binny Dobelli.
Testo del prof. Aldo Picco
L’artista vero si forma unicamente con le proprie forze. L’altrui opera può essere valida, ma solo come informazione e conforto, richiamo negli smarrimenti. Le leggi che presiedono all’attività estetica non sono dissimili da quelle del moto fisico che regolano i primi passi dei bambini. C’è esitazione e smarrimento che sono momenti necessari per la padronanza di quella divina sensibilità in cui è asserito il suo privilegio umano.
Lo stile di un artista è lo stile naturalmente suo, se fosse modellato su altri sarebbe la negazione dell’arte.
Con tali premesse vogliamo dire che Binny Dobelli insegna da anni una grande tensione di ricerca nell’ordine, che ogni pennellata di quest’artista sembra lo spirito della chiarezza.
La perseguita perfezione formale delle opere, la precisa e puntuale sapienza tecnica che le caratterizza, giustificano a priori il successo goduto dalla pittrice in tutte le esposizioni cui ha preso parte.
Ma la perfezione formale e la sapienza tecnica, che pur così laboriosamente e tardi di solito si attingono non sono che gli elementi più scoperti ed esteriori dell’artista. Ciò che ad una lettura più attenta si offre invece subito, è la delicata esaltazione dei valori cromatici, legata ad una realtà impressionistica che si riflette nelle notazioni minime come nei contenuti centrali; come sorprende l’armonia dell’insieme e l’equilibrio, nella ben calibrata stesura del colore: una pennellata elegante, sicura, espressiva amalgama la varietà dei toni in una modulazione liricamente concorde. Le composizioni floreali, riprese con coerente rispetto del reale, diventano valori essenziali di comunicazione emotiva. La “tavolozza” è ricca e variegata ma agisce di preferenza sui registri delicati, specie negli acquerelli. Ad essi sono consegnate alcune tra le più importanti prove che il procedimento della pittura ad acqua possa consentire; eppure ogni volta che ci imbattiamo in chi lo pratica, in chi quasi vi si dedica con religiosa passione, siamo regolarmente sorpresi dalla vitalità insita nel particolare mezzo espressivo. In effetti, dall’attualissimo guazzo informale alle più definitive e compiute figurazioni realistiche, non sappiamo quale materia meglio dell’acquerello regga al cimento logorante del gusto e, in definitiva, meglio si adatti a prestarsi quale veicolo di poesia, di luce, di colore.
La pittura di Binny Dobelli, segue una linea legata alla grande tradizione figurativa, è un mondo di gradevoli visioni e di sereno lirismo quale una intatta sensibilità sa cogliere nella natura e nel paesaggio: gli angoli più rustici e familiari della Liguria con i suoi caratteristici mercatini locali, Alassio con il suo cielo, il suo mare e la sua bella collina, Albenga con le sue antichità, la Gallinara che, come dice l’artista, “è forse uno degli ultimi posti liguri rimasti incontaminati. Lì gli olivastri non sono mai stati tagliati ed i rami sono più intrecciati che altrove ed acquistano un fascino del tutto particolare”.
Binny Dobelli ci dà, da anni, una bella pittura di senso e di luce, costruita sulla aderenza più spontanea e sulla suggestione delle cose. Nulla in verità sa essere più immediato e persuasivo di questa maniera d’intendere e di raccontare senza aforismi, sulla resa di precisi dati naturali.
In lei manca il preconcetto dell’involuto ma pure la facilità è bandita grazie alla spontaneità, alla tesa commozione del riprendere un “vero” che ci tocca come un fremente riconoscimento. È in questo genere di pittura che l’osservatore, implicato nella diretta possibilità di verificare acquisisce sicurezza delle proprie emozioni e, sul piano critico, può disporre di un proprio sereno giudizio.
Testo dello scrittore e critico letterario Nico Orengo
É un «pianissimo» continuo ad animare la pittura di Binny Dobelli, un lento andare in una avventura di colori a tracciare una geografia di Riviera, fatta di mare e costa e pendici, blù e azzurri che rincorrono verdi che rincorrono grigi, a loro volta trafitti da una luce che ne scompiglia i toni e rimescola confini.
Natura e borgo sembrano essere il palcoscenico dove posare lo sguardo e rapire l’istante di un incanto, che sia il pino d’Aleppo che s’incurva sul mare a mimarne la curva dell’onda, che sia l’esplosione di una ginestra o quella di un glicine, che sia una processione o l’affollamento di un mercato. Binny Dobelli insegue, nell’acquarello, nel pastello, nell’olio la «immortalità», il «pianissimo», di un istante, quello che dà la cifra, il segno di un luogo, di un gesto.
Fra i pittori della sua Liguria, Merello e Saccorotti, mi appaiono come numi tutelari, certe onde ombrose o un certo fogliame come piume di cardellino o spipureta, ricordano i due maestri, come citazione e omaggio affettuoso.
Paesaggi di quiete e movimento che vanno a integrarsi con un presepio che sposa fiabesco e impressionistico. C’è uno spaesamento nella visione della Dobelli, come di chi avendo afferrato il senso del mare dovesse continuare a fare i propri conti con la terra e due volte, quella ligure d’adozione e quella biellese d’origine. Così, e più s’avverte nei suoi lavori invernali o di quotidianità laboriosa o religiosa, quella luce di pietà, di sradicamento dell’essere, di lontananza esistenziale e metafisica, resa sulla tela e sulla carta, da una patina di ocra e ruggine, severità di grigio e squarci lattiginosi. É qui che al piacere gioioso della pura pittura la Dobelli sperimenta una tessitura più dolorosa, il tentativo di sutura fra memoria e presente, ma anche la necessità, mi pare, di uscire da un giardino che ha già, pittoricamente, incantato.
Testo in catalogo del poeta Giuseppe Conte
Mentre guardo i quadri di Binny Dobelli e mi lascio avvolgere dalle loro irradiazioni di luce e dalle loro straordinarie immagini che non so come mi appaiono dense e dolci, domestiche e allucinatorie, non posso non ripensare a una scrittrice amata e rimpianta come Gina Lagorio. Le sue parole sono state capaci di cogliere in maniera franca e complice tutta la portata di verità del lavoro a cui mi sto accostando. Gina Lagorio individua una struttura "ariosa ma più onirica che femminilmente effusa" nei quadri della Dobelli. Non si poteva dir meglio. Ci sono paesaggi, nature morte, figure umane, scorci architettonici: ma la cifra è quella, una volontà di partire dalla realtà per andarne oltre, per circonfonderla di luce, per mostrarne l' essenza e dirne il quoziente di sogno. Non c'è effusione, c'è precisione, in cui il mondo vegetale non si discosta da quello minerale, in cui la luce di mari e di cieli viene sezionata come per indagarne l'origine. Non c'è simbolismo astratto. Ma niente nella Dobelli si sottrae alla potenza simbolica che l'anima, se ne sappiamo liberare il concetto da vecchie incrostazioni, possiede. C'è una Liguria che qui mostra tutta la sua forza solare, arcaica, ma che non si sottrae a vibranti riflessi nordici. Non è forse il segreto meglio nascosto della Liguria di essere terra di frontiera tra il Mediterraneo con le sue passioni e il Nord con la sua ragione? Non avrei mai immaginato l'Isola Gallinara, che ho visto sempre come una gobba verde sul filo dell'orizzonte, in tutta la magnificenza di agavi e cactus con cui la dipinge Binny Dobelli. Forse il giovane Montale degli Ossi di seppia vedeva una natura insieme così splendida e così mineralizzata. E le torri di Albenga, come sembrano sospese fuori dalla geografia e fuori dal tempo, protagoniste anch'esse di una fiaba di luce. Non mancano figure umane, intenerite e misteriose, nel lavoro di Binny Dobelli: ma sono alla fine i fiori ad avervi la massima parte. Rose bianche, iris, calle, mimose: e mandorli, quegli enigmatici mandorli che sono l'essenza stessa fragile e sapiente della primavera.
Una donna che dipinge fiori, scrive a proposito di Binny Dobelli Gina Lagorio. Lei che dei fiori e degli orti e della botanica ligure ne sapeva tanto, anche come massima, amorosa allieva di Sbarbaro. Una donna che dipinge fiori è la cosa più semplice, parrebbe la più ovvia al mondo: non fosse che l'universo dei fiori è anche un universo di simboli, dove ogni immagine rinvia al brivido dell'altrove, del segreto stesso del cosmo. E Binny Dobelli sembra saperlo.
14
luglio 2006
Binny Dobelli – I colori dell’amicizia
Dal 14 luglio al 06 agosto 2006
arte contemporanea
Location
EX CHIESA ANGLICANA
Alassio, Via Adelasia, 10, (Savona)
Alassio, Via Adelasia, 10, (Savona)
Orario di apertura
giovedì, venerdì, sabato, domenica 18.00 - 20.00 e 21.00 - 23.00
Vernissage
14 Luglio 2006, ore 21
Autore

