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Bruno Ceccobelli – Brividi incisivi
una serie di incisioni (acquaforti, acquatinte, recentemente realizzate, inedite e mai esposte prima)
Comunicato stampa
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Brividi incisivi
di Stefano Tonti
«Tocca all’artista, al vero artista, dare dignità e bellezza a ciò che Dio ha scelto e sceglie continuamente, anche se il mondo non conosce, anche se il mondo calpesta, anche se il mondo butta lontano da sé. L’artista ce lo riporta vicino.»
(Don Giuseppe Billi)
Dopo la mostra del giugno scorso di Giacomo Albano è la volta di Bruno Ceccobelli per la presentazione di una "contrapposizione" stilistica di due forme di espressione nell'arte contemporanea, come valore di un'eredità di modelli del '900 ancora percorsi dagli artisti e quanto mai attuali: l’astrazione e la figurazione. E se nel primo il disegno e la pittura sembrano come mimetizzarsi in maniera sensibile e metafisica in un'elegante matericità priva, però, di allusioni simboliche, in Ceccobelli la pittura è invece espressione di un'arte dalle peculiari caratteristiche simbolico-spirituali ed alchemiche-esoteriche che rivelano un accurato interesse per la ricerca artistica nel mondo delle filosofie, dei misticismi e delle religioni.
Non si può comprendere appieno l’opera di Ceccobelli, se non ci si riferisce al clima ed all’esperienza iniziale della sua stagione d'artista quando, in una compagine d'artisti come Dessì, Gallo, Nunzio, Pizzi Cannella e Tirelli (che, come lui, provengono da esperienze di arte concettuale), si ritrova ad occupare gli spazi dell’ex pastificio Cerere, nel quartiere romano di San Lorenzo, con l'intento di rompere l'idea sistematica dell'isolazionismo dell'artista ispirata anche dalle contemporanee tendenze internazionali. Da questa condivisa condizione artistica e di vita ne esce non tanto un gruppo od un movimento, quanto un insieme di autori ognuno dei quali lavora in assoluta autonomia approdando all’uso dei linguaggi tradizionali della scultura e della pittura, da loro riconsiderati in maniera del tutto innovativa.
Così, nelle opera di Ceccobelli, si possono come ritrovare dei frammenti di un personalissimo reliquiario "etico-simbolico": accanto a simboli archetipi ed arcaici, numerazioni misteriose, figure ambigue e «profetiche», sono a volte inseriti «frammenti di quotidianità»: schegge di vetro, specchio o legno, metallo, stoffe e tessuti più o meno ricamati, fiori secchi, ecc…, materiali diversi tra loro che non devono essere considerati quali banali collages, tanto spesso usati nel più lontano o recente passato, ma vere e proprie "decorazioni", quasi ornati di ricamo che, invece, richiamano l’impostazione filosofica di quel reliquiario di cui si diceva che è la caratteristica dell'opera dell'artista. In Ceccobelli il segno alchemico, il simbolo della terrestrità, la figura femminile che incarna la forma psicoanalitica dell'«essere», l'alfabetario simbolico e spesso metaforico è alternato a vere e proprie figurazioni «realistiche», così come questi due momenti stilistici, a volte, nella continuità della poetica dell'autore, sono elementi anche esclusivamente autonomi dell'opera.
"Ceccobelli – dotato di grandi qualità inventive, manipolatore delle tecniche più disparate; ma anche attento al retaggio estetico del passato – ha sempre preferito seguire un suo sentiero molto solitario e scosceso dove non sono rinnegati gli echi d’una tradizione «pittorica» e figurativa, ma dove sono anche spesso adottate le più innovative tecniche compositive, che lo conducono a non tradire quella fiducia nell’uomo e nel suo cammino esistentivo, di cui troppo spesso la nostra civiltà (o inciviltà?) si dimentica (o si vergogna)." Gillo Dorfles
In Ceccobelli, spesso, non esiste un limite allo strumento dell'artista, per cui la pittura risente della mano dello "scultore", così come quando l'artista si cimenta nella scultura è riconoscibile la sua poesia e la comunicazione della sua intima rappresentazione religioso-filosofica del mondo. L’interesse dell’artista verso le religioni e la filosofia è certamente un elemento importante della sua ricerca artistica e questo interesse è anche veicolo della struttura dell'opera e della figura dell'artista. Scrive Ceccobelli al proposito:
«Il quadro è la Santa Comunione. / Il soggetto del quadro è il <>. / Nell’Arte moderna, il soggetto del «quadro Mondo è l’artista Giasone. / La Tela-Ostia consacrata dal Pittore Sacerdote, Salvatore individuale, ma Santo esempio di grande contagio, si trasmuta in Sindone. / La pittura moderna, nuovo Sacramento, formalizza il Bello come centro del sacro (o Crux, Spes unica): le linee come frecce della passione, i pigmenti come sudori e dolori sacrificali dell’artista, senso del significato divino del «nuovo» nella propria esistenza. / Arte vera Religione individuale? (1).
Nelle opere esposte in questa mostra, una serie di incisioni (acquaforti, acquatinte, recentemente realizzate, inedite e mai esposte prima) è possibile ritrovare con la poetica e la poesia caratteristiche dell'opera di Bruno Ceccobelli, anche quell'interesse sempre percorso e sotteso dell’intento di dare dignità e bellezza alle cose del mondo attraverso l'arte; e qui, come in un scrigno intimo e quasi "segreto" in cui l'utilizzo della tecnica pittorica è demandato all'antica e nobile tecnica dell'incisione, è come ritrovare l'occasione per un momento "illustrativo" del suo percorso d'artista, un “brivido” per sé e da trasmettere agli altri, veicolo sia all'approccio che alla conoscenza ulteriore della sua opera.
(1) Bruno Ceccobelli, Color bellezza, a cura di N. Micieli, Ed. Jaca Book, 2003, pag. 94. Gli scritti d'artista di Bruno Ceccobelli hanno avuto recentemente veste editoriale, oltre che in quella citata, anche nell'altra pubblicazione: Bruno Ceccobelli, Tempo senza tempo della pittura, De Luca Editori d'Arte, 2006.
Le calcografie di Bruno Ceccobelli sono state stampate a Fano da Valter Gambelli e Alessandro Rivelli
di Stefano Tonti
«Tocca all’artista, al vero artista, dare dignità e bellezza a ciò che Dio ha scelto e sceglie continuamente, anche se il mondo non conosce, anche se il mondo calpesta, anche se il mondo butta lontano da sé. L’artista ce lo riporta vicino.»
(Don Giuseppe Billi)
Dopo la mostra del giugno scorso di Giacomo Albano è la volta di Bruno Ceccobelli per la presentazione di una "contrapposizione" stilistica di due forme di espressione nell'arte contemporanea, come valore di un'eredità di modelli del '900 ancora percorsi dagli artisti e quanto mai attuali: l’astrazione e la figurazione. E se nel primo il disegno e la pittura sembrano come mimetizzarsi in maniera sensibile e metafisica in un'elegante matericità priva, però, di allusioni simboliche, in Ceccobelli la pittura è invece espressione di un'arte dalle peculiari caratteristiche simbolico-spirituali ed alchemiche-esoteriche che rivelano un accurato interesse per la ricerca artistica nel mondo delle filosofie, dei misticismi e delle religioni.
Non si può comprendere appieno l’opera di Ceccobelli, se non ci si riferisce al clima ed all’esperienza iniziale della sua stagione d'artista quando, in una compagine d'artisti come Dessì, Gallo, Nunzio, Pizzi Cannella e Tirelli (che, come lui, provengono da esperienze di arte concettuale), si ritrova ad occupare gli spazi dell’ex pastificio Cerere, nel quartiere romano di San Lorenzo, con l'intento di rompere l'idea sistematica dell'isolazionismo dell'artista ispirata anche dalle contemporanee tendenze internazionali. Da questa condivisa condizione artistica e di vita ne esce non tanto un gruppo od un movimento, quanto un insieme di autori ognuno dei quali lavora in assoluta autonomia approdando all’uso dei linguaggi tradizionali della scultura e della pittura, da loro riconsiderati in maniera del tutto innovativa.
Così, nelle opera di Ceccobelli, si possono come ritrovare dei frammenti di un personalissimo reliquiario "etico-simbolico": accanto a simboli archetipi ed arcaici, numerazioni misteriose, figure ambigue e «profetiche», sono a volte inseriti «frammenti di quotidianità»: schegge di vetro, specchio o legno, metallo, stoffe e tessuti più o meno ricamati, fiori secchi, ecc…, materiali diversi tra loro che non devono essere considerati quali banali collages, tanto spesso usati nel più lontano o recente passato, ma vere e proprie "decorazioni", quasi ornati di ricamo che, invece, richiamano l’impostazione filosofica di quel reliquiario di cui si diceva che è la caratteristica dell'opera dell'artista. In Ceccobelli il segno alchemico, il simbolo della terrestrità, la figura femminile che incarna la forma psicoanalitica dell'«essere», l'alfabetario simbolico e spesso metaforico è alternato a vere e proprie figurazioni «realistiche», così come questi due momenti stilistici, a volte, nella continuità della poetica dell'autore, sono elementi anche esclusivamente autonomi dell'opera.
"Ceccobelli – dotato di grandi qualità inventive, manipolatore delle tecniche più disparate; ma anche attento al retaggio estetico del passato – ha sempre preferito seguire un suo sentiero molto solitario e scosceso dove non sono rinnegati gli echi d’una tradizione «pittorica» e figurativa, ma dove sono anche spesso adottate le più innovative tecniche compositive, che lo conducono a non tradire quella fiducia nell’uomo e nel suo cammino esistentivo, di cui troppo spesso la nostra civiltà (o inciviltà?) si dimentica (o si vergogna)." Gillo Dorfles
In Ceccobelli, spesso, non esiste un limite allo strumento dell'artista, per cui la pittura risente della mano dello "scultore", così come quando l'artista si cimenta nella scultura è riconoscibile la sua poesia e la comunicazione della sua intima rappresentazione religioso-filosofica del mondo. L’interesse dell’artista verso le religioni e la filosofia è certamente un elemento importante della sua ricerca artistica e questo interesse è anche veicolo della struttura dell'opera e della figura dell'artista. Scrive Ceccobelli al proposito:
«Il quadro è la Santa Comunione. / Il soggetto del quadro è il <
Nelle opere esposte in questa mostra, una serie di incisioni (acquaforti, acquatinte, recentemente realizzate, inedite e mai esposte prima) è possibile ritrovare con la poetica e la poesia caratteristiche dell'opera di Bruno Ceccobelli, anche quell'interesse sempre percorso e sotteso dell’intento di dare dignità e bellezza alle cose del mondo attraverso l'arte; e qui, come in un scrigno intimo e quasi "segreto" in cui l'utilizzo della tecnica pittorica è demandato all'antica e nobile tecnica dell'incisione, è come ritrovare l'occasione per un momento "illustrativo" del suo percorso d'artista, un “brivido” per sé e da trasmettere agli altri, veicolo sia all'approccio che alla conoscenza ulteriore della sua opera.
(1) Bruno Ceccobelli, Color bellezza, a cura di N. Micieli, Ed. Jaca Book, 2003, pag. 94. Gli scritti d'artista di Bruno Ceccobelli hanno avuto recentemente veste editoriale, oltre che in quella citata, anche nell'altra pubblicazione: Bruno Ceccobelli, Tempo senza tempo della pittura, De Luca Editori d'Arte, 2006.
Le calcografie di Bruno Ceccobelli sono state stampate a Fano da Valter Gambelli e Alessandro Rivelli
30
settembre 2006
Bruno Ceccobelli – Brividi incisivi
Dal 30 settembre al 21 ottobre 2006
arte contemporanea
Location
GALLERIA ARTEMISIA
Falconara Marittima, Via Nino Bixio, 39, (Ancona)
Falconara Marittima, Via Nino Bixio, 39, (Ancona)
Orario di apertura
tutti i giorni dalle 10 alle 12,30 e dalle 17 alle 19,30
Vernissage
30 Settembre 2006, ore 17,30
Autore
Curatore


