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Candida Höfer fotografa l’opera di Carlo Scarpa
la Fondazione ha invitato la nota artista Candida Höfer ad esporre per la prima volta in Italia le sue fotografie sull’architettura di Carlo Scarpa
Comunicato stampa
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Nell’ambito delle tradizionali giornate dedicate all’opera di Carlo Scarpa e alla sua conservazione, che si svolgono in Fondazione Querini Stampalia ogni anno il 28 novembre, a ricordare anche la data della scomparsa del grande architetto, la Fondazione ha invitato la nota artista Candida Höfer ad esporre per la prima volta in Italia le sue fotografie sull’architettura di Carlo Scarpa.
La mostra della Höfer sembra essere perfettamente in sintonia con lo spirito che negli ultimi anni ha caratterizzato la linea progettuale della Fondazione, vale a dire coinvolgere gli artisti più significativi sulla scena nazionale ed internazionale invitandoli a pensare un nuovo lavoro frutto della relazione con gli spazi – la casa museo e l’area Scarpa. Tutto questo nella convinzione che gli artisti, con la loro sensibilità e la loro capacità di uno sguardo altro sulle cose, siano in grado di approdare ad una visione inedita della realtà già conosciuta.
L’area restaurata da Carlo Scarpa alla Fondazione Querini Stampalia è già di per sè un’opera d’arte di altissimo livello, densa di dettagli e di raffinatissimi materiali, con la quale un artista può confrontarsi offrendone prospettive diverse che altrimenti rischieremmo di perdere. Dopo Margherita Andreu, artista catalana che ha presentato il suo lavoro lo scorso anno con la mostra Entrambi luoghi, ora è la volta dello sguardo di Candida Höfer.
L‘artista tedesca fin dagli anni Settanta ha scelto come soggetto dei suoi lavori fotografici gli spazi e i luoghi, più concretamente spazi pubblici ed interni. Sono quasi sempre immagini di luoghi culturali e istituzionali: biblioteche, musei, università, ma anche anonime sale d’aspetto, banche, … luoghi impersonali e freddi di cui Candida Höfer rappresenta le architetture senza eliminarne la storia e conservandone l’aura del contesto temporale e culturale in cui sono nate.
E’ in questo modo e con questo sguardo che l’artista coglie gli spazi della Fondazione Querini, nel momento stesso in cui sono predisposti ad accogliere gente e un attimo prima di essere riempiti da un’abituale quotidianità e frequentazione.
“Architettura di assenze” è il titolo di una sua monografia e in molti hanno sottolineato questo aspetto di attesa e di vuoto che si avverte nei suoi scatti. Luoghi sempre deserti come palcoscenici in attesa degli attori, luminosi e tirati a lucido; le inquadrature sono sobrie, naturali e volutamente banali, capaci di mantenere sempre lo sguardo di chi entra per la prima volta in quello spazio.
Höfer tende a non alterare mai le luci proprie del luogo in cui si trova, siano esse naturali o artificiali. La sua fotografia e’ stata definita oggettiva e impersonale. Certo la scuola da cui arriva e’ quella importante di Bernd e Hilla Becher a Dusseldorf, che annovera tra i suoi allievi artisti del calibro di Thomas Ruff, Thomas Struth, Andreas Gursky, scuola il cui linguaggio e’ quasi sempre privo di sentimentalismi e lo scatto e’ al limite della rarefazione. Per gli artisti della scuola di Dusseldorf si tratta di approdare a immagini in bilico tra un vuoto evanescente e un pieno oggettivo, assolutamente frontali e naturali (Höfer, Ruff, Struth) o dense e sature di oggettività (Gursky). Siamo dentro una lezione che chiaramente ha intrapreso strade diverse per arrivare a restituire una visione della realtà a partire dalla realtà stessa e dai suoi stessi elementi oggettivi e culturali.
La mostra presentera’ anche le fotografie - mai esposte prima in Italia – che l’artista ha scattato al Cimitero Brion di Carlo Scarpa.
La mostra della Höfer sembra essere perfettamente in sintonia con lo spirito che negli ultimi anni ha caratterizzato la linea progettuale della Fondazione, vale a dire coinvolgere gli artisti più significativi sulla scena nazionale ed internazionale invitandoli a pensare un nuovo lavoro frutto della relazione con gli spazi – la casa museo e l’area Scarpa. Tutto questo nella convinzione che gli artisti, con la loro sensibilità e la loro capacità di uno sguardo altro sulle cose, siano in grado di approdare ad una visione inedita della realtà già conosciuta.
L’area restaurata da Carlo Scarpa alla Fondazione Querini Stampalia è già di per sè un’opera d’arte di altissimo livello, densa di dettagli e di raffinatissimi materiali, con la quale un artista può confrontarsi offrendone prospettive diverse che altrimenti rischieremmo di perdere. Dopo Margherita Andreu, artista catalana che ha presentato il suo lavoro lo scorso anno con la mostra Entrambi luoghi, ora è la volta dello sguardo di Candida Höfer.
L‘artista tedesca fin dagli anni Settanta ha scelto come soggetto dei suoi lavori fotografici gli spazi e i luoghi, più concretamente spazi pubblici ed interni. Sono quasi sempre immagini di luoghi culturali e istituzionali: biblioteche, musei, università, ma anche anonime sale d’aspetto, banche, … luoghi impersonali e freddi di cui Candida Höfer rappresenta le architetture senza eliminarne la storia e conservandone l’aura del contesto temporale e culturale in cui sono nate.
E’ in questo modo e con questo sguardo che l’artista coglie gli spazi della Fondazione Querini, nel momento stesso in cui sono predisposti ad accogliere gente e un attimo prima di essere riempiti da un’abituale quotidianità e frequentazione.
“Architettura di assenze” è il titolo di una sua monografia e in molti hanno sottolineato questo aspetto di attesa e di vuoto che si avverte nei suoi scatti. Luoghi sempre deserti come palcoscenici in attesa degli attori, luminosi e tirati a lucido; le inquadrature sono sobrie, naturali e volutamente banali, capaci di mantenere sempre lo sguardo di chi entra per la prima volta in quello spazio.
Höfer tende a non alterare mai le luci proprie del luogo in cui si trova, siano esse naturali o artificiali. La sua fotografia e’ stata definita oggettiva e impersonale. Certo la scuola da cui arriva e’ quella importante di Bernd e Hilla Becher a Dusseldorf, che annovera tra i suoi allievi artisti del calibro di Thomas Ruff, Thomas Struth, Andreas Gursky, scuola il cui linguaggio e’ quasi sempre privo di sentimentalismi e lo scatto e’ al limite della rarefazione. Per gli artisti della scuola di Dusseldorf si tratta di approdare a immagini in bilico tra un vuoto evanescente e un pieno oggettivo, assolutamente frontali e naturali (Höfer, Ruff, Struth) o dense e sature di oggettività (Gursky). Siamo dentro una lezione che chiaramente ha intrapreso strade diverse per arrivare a restituire una visione della realtà a partire dalla realtà stessa e dai suoi stessi elementi oggettivi e culturali.
La mostra presentera’ anche le fotografie - mai esposte prima in Italia – che l’artista ha scattato al Cimitero Brion di Carlo Scarpa.
28
novembre 2005
Candida Höfer fotografa l’opera di Carlo Scarpa
Dal 28 novembre 2005 all'otto gennaio 2006
fotografia
arte contemporanea
arte contemporanea
Location
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA
Venezia, Campo Santa Maria Formosa, 5252, (Venezia)
Venezia, Campo Santa Maria Formosa, 5252, (Venezia)
Biglietti
intero: 6 €; ridotto 4 €
Orario di apertura
10-18, venerdì e sabato fino alle 22. Chiuso il lunedì
Vernissage
28 Novembre 2005, ore 18
Autore
Curatore


