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Carla Accardi – Antonio Sanfilippo. Segni dell’anima
Inaugura giovedì 5 marzo, alle ore 18.00, presso la Galleria Lombardi & Partner di viale Monte Nero38 a Milano, la mostra Carla Accardi-Antonio Sanfilippo. Segni dell’anima, curata da Lorenzo Lombardi e Claudio Bertino, con saggi in catalogo di Guglielmo Gigliotti.
La mostra, aperta fino al 28 marzo, è la congiunzione di un progetto espositivo inaugurato nella sede madre della Galleria Lombardi nella scorsa stagione. Il progetto scisso in due capitoli, ora diventa uno, Carla Accardi e Antonio Sanfilippo uniti nel segno.
Comunicato stampa
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Inaugura giovedì 5 marzo, alle ore 18.00, presso la Galleria Lombardi & Partner di viale Monte Nero 38 a Milano, la mostra Carla Accardi-Antonio Sanfilippo. Segni dell’anima, curata da Lorenzo Lombardi e Claudio Bertino, con saggi in catalogo di Guglielmo Gigliotti.
La mostra, aperta fino al 28 marzo, è la congiunzione di un progetto espositivo inaugurato nella sede madre della Galleria Lombardi nella scorsa stagione. Il progetto scisso in due capitoli, ora diventa uno, Carla Accardi e Antonio Sanfilippo uniti nel segno.
L’avventura di entrambi nel “segno” è, infatti, uno degli episodi artistici più significativi dell’arte italiana della seconda metà del Novecento. Oggi, che non ci sono più, la loro opera è contemplata con la stessa venerazione dei contemporanei, ma con una consapevolezza ulteriore: i vertici raggiunti dalla coppia restano un caso unico e irripetuto.
Il giudizio attuale si arricchisce dunque di un senso della storia che conferisce all’opera complessiva di questa coppia d’arte e di vita (dal fidanzamento nel 1944 alla separazione nel 1964) un valore, per citare le parole dello stesso Sanfilippo, «sublime». Scriveva infatti l’artista a Carla, in una lettera dell’ottobre 1946: «Noi siamo diversi perché al di sopra di tutte le cose che si vivono materialmente collochiamo la nostra arte sublime». La mostra di Carla Accardi e Antonio Sanfilippo, riunite sotto il titolo Segni dell’anima, vuole proprio omaggiare quest’arte che rimane sublime oltre il tempo.
È interessante il fatto che tra i tanti riferimenti storico-artistici evocati in decenni di accorta esegesi per contestualizzare la potente poesia astratta delle invenzioni accardiane – da Balla a Klee, da Matisse a Mirò, da Capogrossi a Mathieu – in pochi abbiano nominato l’uomo con cui si unì in matrimonio dal 1949 al 1964, Antonio Sanfilippo. Forse per discrezione, forse perché l’evidenza a volte può indurre a non rilevare l’ovvio, ma quando si è parlato di Carla Accardi, raramente lo si è fatto in relazione al marito. Ecco che eventi espositivi come la mostra “Segni dell’anima” dedicata dalla Galleria Lombardi alla coppia di vita e d’arte dell’astrazione italiana della seconda metà del ‘900, ha il fine anche di evidenziare influenze e differenze di un’avventura nel segno mossa pure da rispecchiamenti.
In mostra circa 25 opere su tela e su carta di Accardi e Sanfilippo, realizzate tra gli anni ‘50 e gli anni duemila.
Nel 1947 furono promotori, assieme a Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Giulio Turcato, del Gruppo Forma, sodalizio artistico che promuoveva un linguaggio visivo geometrico e antinaturalistico.
Citando Guglielmo Gigliotti in catalogo, “Antonio Sanfilippo, non è solo uno dei maggiori pittori astratti della seconda metà del Novecento europeo, è anche uno dei più poetici. Il suo piccolo segno fluttuante, non risponde a suggestioni naturalistiche, è segno dell’anima. Nasce nella sua interiorità come impulso profondo e primordiale, come un alfabeto morse che sgorga dall’inconscio, e come ritmo interno della materia di cui è fatta la realtà. Tutto vibra, pulsa, in un ritmo che scandisce il tempo per definire uno spazio, quello della tela e della carta, uno spazio mentale e reale, materialmente finito e potenzialmente infinito”.
Così come per l’arte di Carla Accardi : «Quei grafemi, quella linea che torna su sé stessa in onde e volute, a tracciare arabeschi e labirinti, come a intercettare la struttura segreta delle cose, la trama invisibile della materia, la ragnatela dell’universo o le ramificazioni dell’inconscio, sono la confessione che solo la poesia può sconfiggere il dolore, e che la linea, se lasciata libera di danzare, sogna anche per noi. (…) In principio fu il segno, e quel principio non si esaurì mai. Le opere in mostra, tra dipinti e disegni, manifestano proprio ciò. Freschezza, immediatezza, gioco della sperimentazione, all’insegna di una sintesi di libertà e necessità. Segnare come respirare, come pensare, come vivere. "Nulla dies sine linea", nessun giorno senza una linea, era il motto di Apelle secondo Plinio il Vecchio. Forse la vita è una linea dalle illimitate possibilità di sviluppo, un racconto da tracciare tutti i giorni, come fece Apelle, e come farà Accardi».
La mostra è accompagnata da un catalogo, con un saggio critico di Guglielmo Gigliotti e testimonianze storiche sull’operato di Antonio Sanfilippo a firma di Carla Accardi, Lorenzo Canova, Ilaria Dambrosi, Giorgia Di Laura, Piero Dorazio e Maurizio Fagiolo dell’Arco.
La mostra, aperta fino al 28 marzo, è la congiunzione di un progetto espositivo inaugurato nella sede madre della Galleria Lombardi nella scorsa stagione. Il progetto scisso in due capitoli, ora diventa uno, Carla Accardi e Antonio Sanfilippo uniti nel segno.
L’avventura di entrambi nel “segno” è, infatti, uno degli episodi artistici più significativi dell’arte italiana della seconda metà del Novecento. Oggi, che non ci sono più, la loro opera è contemplata con la stessa venerazione dei contemporanei, ma con una consapevolezza ulteriore: i vertici raggiunti dalla coppia restano un caso unico e irripetuto.
Il giudizio attuale si arricchisce dunque di un senso della storia che conferisce all’opera complessiva di questa coppia d’arte e di vita (dal fidanzamento nel 1944 alla separazione nel 1964) un valore, per citare le parole dello stesso Sanfilippo, «sublime». Scriveva infatti l’artista a Carla, in una lettera dell’ottobre 1946: «Noi siamo diversi perché al di sopra di tutte le cose che si vivono materialmente collochiamo la nostra arte sublime». La mostra di Carla Accardi e Antonio Sanfilippo, riunite sotto il titolo Segni dell’anima, vuole proprio omaggiare quest’arte che rimane sublime oltre il tempo.
È interessante il fatto che tra i tanti riferimenti storico-artistici evocati in decenni di accorta esegesi per contestualizzare la potente poesia astratta delle invenzioni accardiane – da Balla a Klee, da Matisse a Mirò, da Capogrossi a Mathieu – in pochi abbiano nominato l’uomo con cui si unì in matrimonio dal 1949 al 1964, Antonio Sanfilippo. Forse per discrezione, forse perché l’evidenza a volte può indurre a non rilevare l’ovvio, ma quando si è parlato di Carla Accardi, raramente lo si è fatto in relazione al marito. Ecco che eventi espositivi come la mostra “Segni dell’anima” dedicata dalla Galleria Lombardi alla coppia di vita e d’arte dell’astrazione italiana della seconda metà del ‘900, ha il fine anche di evidenziare influenze e differenze di un’avventura nel segno mossa pure da rispecchiamenti.
In mostra circa 25 opere su tela e su carta di Accardi e Sanfilippo, realizzate tra gli anni ‘50 e gli anni duemila.
Nel 1947 furono promotori, assieme a Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Giulio Turcato, del Gruppo Forma, sodalizio artistico che promuoveva un linguaggio visivo geometrico e antinaturalistico.
Citando Guglielmo Gigliotti in catalogo, “Antonio Sanfilippo, non è solo uno dei maggiori pittori astratti della seconda metà del Novecento europeo, è anche uno dei più poetici. Il suo piccolo segno fluttuante, non risponde a suggestioni naturalistiche, è segno dell’anima. Nasce nella sua interiorità come impulso profondo e primordiale, come un alfabeto morse che sgorga dall’inconscio, e come ritmo interno della materia di cui è fatta la realtà. Tutto vibra, pulsa, in un ritmo che scandisce il tempo per definire uno spazio, quello della tela e della carta, uno spazio mentale e reale, materialmente finito e potenzialmente infinito”.
Così come per l’arte di Carla Accardi : «Quei grafemi, quella linea che torna su sé stessa in onde e volute, a tracciare arabeschi e labirinti, come a intercettare la struttura segreta delle cose, la trama invisibile della materia, la ragnatela dell’universo o le ramificazioni dell’inconscio, sono la confessione che solo la poesia può sconfiggere il dolore, e che la linea, se lasciata libera di danzare, sogna anche per noi. (…) In principio fu il segno, e quel principio non si esaurì mai. Le opere in mostra, tra dipinti e disegni, manifestano proprio ciò. Freschezza, immediatezza, gioco della sperimentazione, all’insegna di una sintesi di libertà e necessità. Segnare come respirare, come pensare, come vivere. "Nulla dies sine linea", nessun giorno senza una linea, era il motto di Apelle secondo Plinio il Vecchio. Forse la vita è una linea dalle illimitate possibilità di sviluppo, un racconto da tracciare tutti i giorni, come fece Apelle, e come farà Accardi».
La mostra è accompagnata da un catalogo, con un saggio critico di Guglielmo Gigliotti e testimonianze storiche sull’operato di Antonio Sanfilippo a firma di Carla Accardi, Lorenzo Canova, Ilaria Dambrosi, Giorgia Di Laura, Piero Dorazio e Maurizio Fagiolo dell’Arco.
05
marzo 2026
Carla Accardi – Antonio Sanfilippo. Segni dell’anima
Dal 05 al 28 marzo 2026
Location
GALLERIA LOMBARDI & PARTNER
Milano, Viale Monte Nero, 38
Milano, Viale Monte Nero, 38
Orario di apertura
dal lunedì al sabato, ore 10.30 – 13.00 – 15.30-19:00
Autore
Curatore
Autore testo critico






