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Centoventiquattro giorni di cammino I Guangzhou Brera
Cinque giovani studenti e diplomati dell’Accademia di Brera e cinque giovani studenti e diplomati dell’Accademia di Guangzhou dialogano nel B-Based Space della Galleria Giovanni Bonelli, a Milano. Il dialogo è sull’arte, sono le opere a parlare.
Comunicato stampa
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ECCE HOMO- Centoventiquattro giorni di cammino Guangzhou Brera
Huang Zile, Gong Xuyao, Yang Xinyu, Lao Dalun, Chen Jiachen, Matteo Roversi Elisa Pini, Mattia Riccardo, Matteo Bianchi, Tommaso Frattini
A cura di Fabio Cavallucci in collaborazione con Piersandro Pallavicini Inaugurazione giovedì 05 marzo ore 19
05.03 - 11.04. 2026
Cinque giovani studenti e diplomati dell’Accademia di Brera e cinque giovani studenti e diplomati dell’Accademia di Guangzhou dialogano nel B-Based Space della Galleria Giovanni Bonelli, a Milano. Il dialogo è sull’arte, sono le opere a parlare. Il giovane artista par excellence del XX secolo, Jean-Michel Basquiat era solito dire I don't think about art when I'm working. I try to think about life. Questo dialogo, forse, diventa allora un dialogo sulla vita.
Ma riescono a capirsi? Le forme astratte, geometriche, simboliche e disincarnate dei cinque artisti cinesi sembrano parlare una lingua diversa da quelle realistiche, narrative e intimiste degli artisti italiani. Milano e Guangzhou distano tredicimila chilometri, quindici ore di volo, centoventiquattro giorni di cammino senza soste per dormire e mangiare1. Guangzhou conta quattordici milioni di abitanti, Milano appena la decima parte, un milione e quattrocentomila. Sembrano due mondi sideralmente diversi. Ma se facciamo bene i conti, quelle cifre diventano l’uno per cento della popolazione cinese e il due per cento di quella italiana. A Guangzhou, Zaha Hadid ha progettato l’Opera House, a Milano ha disegnato la Torre Generali. Nella metropoli cinese risplendono l’avvenieristico Guangdong Museum e la Guangzhou TV Tower, in quella italiana la futuribile piazza Gae Aulenti e la Torre Unicredit. E laggiù ci sono i templi rimasti intatti nei secoli, lo Yuexiu Park, il Fiume delle Perle, qui ci sono la grande, vecchia macchina del Duomo, Parco Sempione, i Navigli. Sembrano ancora due mondi tanto diversi?
Sulle pareti del B-Based space, Huang Zile, Gong Xuyao, Yang Xinyu, Lao Dalun e Chen Jiachen si mescolano con Matteo Roversi, Elisa Pini, Mattia Riccardo, Matteo Bianchi e Tommaso Frattini.2 Jean-Michel Basquiat era solito ripetere anche I am not a black artist, I am an artist: questi dieci giovani non sono artisti cinesi e artisti italiani, sono artisti e basta. Che chiacchierano senza freni anche in lingue diverse, usando la lingua universale dell’arte, l’unica che sa far arrivare a tutti le vite di ciascuno.
Piersandro Pallavicini
1fonte Google Maps
2gli artisti dell’Accademia di Guangzhou sono stati selezionati da Fabio Cavallucci è Liu Ke; si ringrazia Gherardo Quadrio Curzio per la collaborazione nella selezione degli artisti dell’Accademia di Brera
Huang Zile, Gong Xuyao, Yang Xinyu, Lao Dalun, Chen Jiachen, Matteo Roversi Elisa Pini, Mattia Riccardo, Matteo Bianchi, Tommaso Frattini
A cura di Fabio Cavallucci in collaborazione con Piersandro Pallavicini Inaugurazione giovedì 05 marzo ore 19
05.03 - 11.04. 2026
Cinque giovani studenti e diplomati dell’Accademia di Brera e cinque giovani studenti e diplomati dell’Accademia di Guangzhou dialogano nel B-Based Space della Galleria Giovanni Bonelli, a Milano. Il dialogo è sull’arte, sono le opere a parlare. Il giovane artista par excellence del XX secolo, Jean-Michel Basquiat era solito dire I don't think about art when I'm working. I try to think about life. Questo dialogo, forse, diventa allora un dialogo sulla vita.
Ma riescono a capirsi? Le forme astratte, geometriche, simboliche e disincarnate dei cinque artisti cinesi sembrano parlare una lingua diversa da quelle realistiche, narrative e intimiste degli artisti italiani. Milano e Guangzhou distano tredicimila chilometri, quindici ore di volo, centoventiquattro giorni di cammino senza soste per dormire e mangiare1. Guangzhou conta quattordici milioni di abitanti, Milano appena la decima parte, un milione e quattrocentomila. Sembrano due mondi sideralmente diversi. Ma se facciamo bene i conti, quelle cifre diventano l’uno per cento della popolazione cinese e il due per cento di quella italiana. A Guangzhou, Zaha Hadid ha progettato l’Opera House, a Milano ha disegnato la Torre Generali. Nella metropoli cinese risplendono l’avvenieristico Guangdong Museum e la Guangzhou TV Tower, in quella italiana la futuribile piazza Gae Aulenti e la Torre Unicredit. E laggiù ci sono i templi rimasti intatti nei secoli, lo Yuexiu Park, il Fiume delle Perle, qui ci sono la grande, vecchia macchina del Duomo, Parco Sempione, i Navigli. Sembrano ancora due mondi tanto diversi?
Sulle pareti del B-Based space, Huang Zile, Gong Xuyao, Yang Xinyu, Lao Dalun e Chen Jiachen si mescolano con Matteo Roversi, Elisa Pini, Mattia Riccardo, Matteo Bianchi e Tommaso Frattini.2 Jean-Michel Basquiat era solito ripetere anche I am not a black artist, I am an artist: questi dieci giovani non sono artisti cinesi e artisti italiani, sono artisti e basta. Che chiacchierano senza freni anche in lingue diverse, usando la lingua universale dell’arte, l’unica che sa far arrivare a tutti le vite di ciascuno.
Piersandro Pallavicini
1fonte Google Maps
2gli artisti dell’Accademia di Guangzhou sono stati selezionati da Fabio Cavallucci è Liu Ke; si ringrazia Gherardo Quadrio Curzio per la collaborazione nella selezione degli artisti dell’Accademia di Brera
05
marzo 2026
Centoventiquattro giorni di cammino I Guangzhou Brera
Dal 05 marzo all'undici aprile 2026
arte contemporanea
Location
GALLERIA GIOVANNI BONELLI
Milano, Via Luigi Porro Lambertenghi, 6, (Milano)
Milano, Via Luigi Porro Lambertenghi, 6, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 11-19
Vernissage
5 Marzo 2026, ore 19
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico


